Contratto degli statali del comparto Funzioni Centrali
Cgil, Cisl e Uil firmano un accordo che non recupera l'inflazione
L'Usb lo boccia

Da parecchi mesi si susseguono gli incontri tra i sindacati e l'Aran, l'Agenzia che rappresenta lo Stato nei tavoli di contrattazione nei vari comparti del Pubblico impiego. L'8 giugno è stata firmata l'intesa del contratto delle Funzioni Centrali per il triennio 2025-2027, che interessa oltre 200mila lavoratrici e lavoratori occupati nei Ministeri, Agenzie Fiscali, Enti Pubblici non economici e altri organismi di rilevanza nazionale. Si tratta di un accordo molto importante, perché solitamente quello delle Funzioni Centrali dà il via anche ai contratti di tutti gli altri comparti.
Il governo di Mussolini in gonnella si è tanto vantato di questo accordo. Molta soddisfazione per questo risultato è stata espressa dal presidente dell’Aran, Antonio Naddeo e dal ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, che ha dichiarato: “È un contratto importante. Per la prima volta nella storia della contrattazione collettiva pubblica, un contratto del comparto funzioni centrali viene firmato dentro il triennio di competenza. È un segnale concreto che la pubblica amministrazione può funzionare in modo moderno ed efficiente, rispettando le regole e i tempi che essa stessa si è data”.
L'intesa è stata firmata da Cgil, Cisl, Uil e alcune sigle sindacali di settore, come Confsal e Confintesa. Critica invece l'Usb, il sindacato di base più rappresentativo in questo comparto della PA, che non ha firmato. Come il governo, anche i sindacati confederali lodano a gran voce il raggiungimento dell'accordo, anche se Cgil e Cisl usano toni diversi, sopratutto in riferimento alla continuità o meno rispetto al precedente, firmato nel 2025 e valido per il triennio 2022-2024.
“Finalmente si torna a tutelare i salari di lavoratrici e lavoratori con un aumento delle retribuzioni superiore all’inflazione oggi prevista per il triennio di riferimento e, per la prima volta, con l’introduzione di un meccanismo di verifica successivo a salvaguardia del potere di acquisto”, rivendica il segretario generale Fp Cgil Federico Bozzanca. “La sottoscrizione dell’intesa non sarebbe stata possibile senza la sottoscrizione del contratto precedente, fortemente voluta dalla Cisl Fp -afferma il segretario generale Roberto Chierchia-. Senza la lungimiranza e la responsabilità di chi ha creduto nella continuità contrattuale, oggi il personale si troverebbe in ritardo di due rinnovi”.
In realtà non è vera ne l'una ne l'altra cosa. La Cgil, per giustificare la firma che negò nella precedente scadenza contrattuale, vuole dare a intendere che stavolta è stato ottenuto il recupero della perdita del potere d'acquisto dovuto all'inflazione, ma in realtà non è affatto così, come vedremo più avanti. Mentre la Cisl rivendica il merito della continuità contrattuale perché ha firmato tutto quello che ha proposto il governo Meloni, facendo sì che il caro vita continuasse a erodere i già magri stipendi delle lavoratrici e dei lavoratori.
Ma vediamo quali sono le novità più rilevanti contenute nell'accordo. Per quanto riguarda gli aumenti, arriveranno in tre scatti progressivi, con decorrenza dal 1° gennaio di ciascun anno del triennio. A regime, dal 1° gennaio 2027, gli aumenti mensili lordi su 13 mensilità sono pari a 221 euro mensili per l’area elevate professionalità; 161 euro per l’area funzionari; 133 per l’area assistenti; 126 per l’area operatori. In pratica la maggior parte dei dipendenti si ritroverà in busta paga, ma solo dal 2027, circa 150 euro mensili lordi in più, che non compensano nemmeno l'inflazione programmata. È vero che si introduce la verifica, fra un anno, dell’andamento delle retribuzioni e quello dell'inflazione per individuare eventualmente ulteriori risorse al fine di tutelare i salari, ma non c'è niente di automatico e comunque dopo che l'inflazione avrà già colpito i salari.
Sulla parte normativa, come denuncia Usb, si registra un pesante peggioramento delle progressioni di livello, “che perdono qualsiasi carattere di oggettività e l’introduzione del patentino delle competenze del quale non si coglie la necessità, ma se ne prefigurano i danni in prospettiva a lavoratrici e lavoratori, nonché l’alimentazione di un mercato della formazione al quale molti sindacati firmatari non sono estranei”. C'è poi un capitolo, molto vago a dir la verità, dedicato all'introduzione dell’intelligenza artificiale nella PA. Le amministrazioni sono obbligate a informare i lavoratori sull’adozione di sistemi algoritmici; è esclusa ogni decisione automatica, ogni atto assistito da intelligenza artificiale è soggetto a revisione umana e il lavoratore ha diritto di conoscere i criteri applicati e di chiedere il riesame.
Una delle poche cose positive riguarda la parificazione delle ferie dei neo assunti a quelle dei colleghi più “anziani”. Un piccolo passo vanti che, bisogna dirlo, non va certo a favore di chi ha sempre firmato tutto come la Cisl, perché contro la il regime differenziato delle ferie si sono battute sopratutto Usb e Cgil.
Condividiamo il giudizio negativo di Usb su questo accordo e sulle clausole che escludono i sindacati non firmatari del contratto nazionale dalla contrattazione integrativa e, soprattutto, dalle RSU, in violazione del D.Lgs.165/2001 che ne attribuisce la titolarità esclusiva alle rappresentanze sindacali elette da lavoratrici e lavoratori. Come denuncia il sindacato di base : “Si continua a perseguire la strada di un modello di relazioni sindacali antidemocratico, improntato da un lato alla difesa del monopolio delle OOSS, dall’altro alla penalizzazione del dissenso o, peggio ancora, al premio per la firma, ammettendo alla contrattazione e alla partecipazione sindacale di secondo livello solo chi si adegua”.

17 giugno 2026