Trump prende a pretesto l'incriminazione di Castro per giustificare un'aggressione militare contro Cuba
Il nipote di Castro incontra a L'Avana il direttore della CIA e l'imprenditoria repubblicana statunitense
Incalzano le pressioni del leader dell'internazionale nera Donald Trump nei confronti dell'isola di Cuba, parte integrante del suo disegno imperialista in centro America dopo il Venezuela. Di fronte a L’Avana al buio, piegata da blackout, carenza di carburante e scarsità di beni essenziali causati in larga parte dal “bloqueo” imposto dagli USA che si è fatto più stringente, pesa da qualche settimana la presenza dell'immensa sagoma della USS Nimitz, una portaerei a propulsione nucleare lunga oltre 300 metri, assieme al suo gruppo d’attacco.
Secondo il Comando militare USA di zona l’arrivo della Nimitz rientra “nel normale” dispiegamento dell’operazione Southern Seas 2026, missione pensata per rafforzare interoperabilità, partenariati marittimi e sicurezza regionale nei Caraibi, in America Centrale e del Sud, e sarebbe quindi scollegata dall'accerchiamento a Cuba.
Eppure questo ulteriore schieramento di armamenti proprio mentre Washington incrimina Raúl Castro e intensifica la pressione economica e politica sull’isola, smaschera di per sè l'ennesima fandonia trumpiana, mostrando invece a Cuba ed al mondo intero l'incalzare di ciò che è già più di una minaccia imperialista, di deterrenza e di pressione nei confronti della preda di turno.
L’incriminazione di Raúl Castro
Non è un caso nemmeno l'altro tassello di questo piano aggressivo arrivato il 20 maggio scorso quando il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso nota la desecretazione di fascicolo d'accusa contro Raúl Modesto Castro Ruz, 94 anni, fratello di Fidel Castro, e di altri cinque presunti corresponsabili dell’abbattimento di due velivoli civili disarmati di “Brothers to the Rescue” avvenuto il 24 febbraio 1996. I capi d’accusa comprendono la cospirazione per uccidere cittadini statunitensi, la distruzione di aeromobili e quattro capi di omicidio. Secondo l’accusa USA, gli aerei furono colpiti senza preavviso mentre volavano fuori dal territorio cubano, in acque internazionali, causando la morte di 4 civili. In quel tempo Castro era il ministro della Difesa.
Non possiamo però sorvolare sulla natura di “Brothers to the Rescue”, organizzazione nata a Miami, che aveva una duplice immagine pubblica: da un lato era attiva nelle sedicenti “missioni umanitarie” di ricerca dei migranti cubani nello Stretto della Florida che fuggivano dall'isola, ma dall’altro - elemento più importante e centrale – l'organizzazione era di stampo governativo a stelle e strisce, e possedeva dichiaratamente una forte connotazione politica anti-castrista culminata anche in sorvoli e lanci di volantini su L’Avana precedenti ai fatti oggi contestati che rappresentavano provocazioni politiche e, soprattutto, violazioni della sovranità nazionale cubana e del suo spazio aereo.
Insomma, resta il fatto che con questa accusa, per la prima volta in quasi 70 anni un vertice della dirigenza rivoluzionaria cubana viene formalmente incriminato negli Stati Uniti per la morte di cittadini americani, e chiaramente è impossibile scindere questa vicenda dal contesto odierno.
Proprio ora infatti, spinti dal soffio imperialista di Trump, quella vicenda viene trasformata da Washington in un dossier giudiziario attivo usandolo chiaramente come leva di pressione e di potenziale giustificazione di un eventuale intervento armato, in una fase in cui l’isola è già sotto un enorme stress economico, energetico e politico.
Trump minaccia l'attacco armato
Il dittatore fascista Trump continua a blaterare sull’idea di voler “aiutare il popolo cubano” che sta in realtà affamando, affermando contemporaneamente ed in piena contraddizione ai fatti che “non ci sarà un’escalation”. Contemporaneamente però l’Associated Press, rilancia nuove dichiarazioni dello stesso Trump ai media nelle quali egli auspica di essere proprio lui “quello che interverrà” su Cuba.
D'altra parte le misure sempre più severe adottate dalla Casa Bianca contro Cuba giustificate impunemente dalla necessità indefinita di tutelare gli interessi degli Stati Uniti e del “popolo cubano”, ed una crisi che ha portato prima alla dichiarazione di emergenza nazionale del 29 gennaio 2026, poi alle successive sanzioni del primo maggio nei confronti dei funzionari ritenuti “responsabili di repressione e minacce alla sicurezza americana”, mostrano che l'escalation di strangolamento finalizzata al cambio di governo che Trump nega, è in realtà in pieno corso. Un corso ogg impreziosito anche dall'ncriminazione di Castro e dall'arrivo della Nimitz,
La risposta cubana all'incriminazione di Castro
Dopo la notizia dell'incriminazione di Castro, la reazione del governo cubano non si è fatta attendere. Miguel Díaz-Canel, Presidente di Cuba, ha bollato l'accusa come “un’azione politica senza alcun fondamento giuridico”, sostenendo che essa serve soltanto a costruire il pretesto per una futura aggressione militare.
Nei giorni precedenti Diaz-Canel aveva già avvertito sui media che un eventuale attacco americano provocherebbe un “bagno di sangue” con conseguenze incalcolabili per la pace di tutta la regione. Decine di migliaia di cubani e cubane sono scesi in piazza a L'Avana davanti all'ambasciata USA per protestare contro il provvedimento.
La CIA incontra il nipote di Castro
Oltre alle pressioni, continuano anche i contatti fra i governanti riformisti di Cuba ed i suoi generali, con i pezzi grossi dell'esercito USA. A conferma di questa trattativa che va avanti da tempo e che si configura come una vera e propria resa all'imperilaismo USA, ci sono due recenti fatti di grande portata, volutamente fatti uscire alla luce del sole dagli americani.
La prima è una foto postata sui social di tutto il mondo nella quale si vede il generale americano del Commando Sud, Francis Donovan, che posa accanto a Roberto Legrá Sotolongo, comandante in capo dell’esercito rivoluzionario cubano e altri due militari castristi. L’incontro, secondo il comando USA, sarebbe avvenuto per un “breve scambio di opinioni su questioni di sicurezza operativa”, ma è chiaro che il messaggio di Washington è che ormai Cuba è in pugno, per lo meno nella sua leadership.
Qualche giorno prima un’altra immagine storica: l’atterraggio a l’Avana del capo della Cia John Ratcliffe per un incontro con il capo dell’intelligence locale, Raúl Guillermo Castro, nipote dell’anziano leader. In seguito si saprà che Ratcliff ha fatto pressioni per ottenere riforme immediate e un passo indietro dei vertici cubani per scongiurare un intervento militare già pronto.
Ma secondo l'agenzia Afp, Raúl Guillermo Castro ha incontrato anche l’imprenditore statunitense e candidato repubblicano al Congresso Vic Mellor. Lo stesso Mellor ha dichiarato di aver discusso per diverse ore con Rodríguez Castro delle prospettive economiche dell’isola e delle opportunità di cooperazione con imprese statunitensi. Rodríguez Castro non ha mai negato l'incontro e fra l'altro, secondo una parte della stampa cubana, gestirebbe da tempo gli affari della famiglia Castro tra voli a Panama su jet privati ma protetti dall'aviazione cubana, legati ad affari, acquisizioni e investimenti personali e della famiglia.
Pieno sostegno antimperialista a Cuba
Insomma, se da un lato Trump sta alzando la pressione sul piano militare ed unitamente su quello giudiziario, economico ed anche “simbolico” per delegittimare il governo cubano come attore politico, isolandolo dal suo popolo e strangolarlo sul piano strategico, dall'altra i vertici del Partito Comunista revisionista di Cuba sono tuttora ed in misura maggiore anche rispetto al recente passato, disposti a trattare con l'imperialismo USA per arrendersi nella maniera più indolore per loro stessi. Non di certo per il popolo cubano, stretto tra il tallone statunitense ed il fallimento evidente del sedicente “socialismo” cubano.
Tuttavia noi non possiamo fare altro che sostenere pienamente e senza tentennamenti il popolo cubano, al quale va tutta la nostra solidarietà antimperialista, indipendentemente dalla cricca revisionista, opportunista e riformista che governa attualmente L'Avana. Il motivo essenziale lo ha espresso in una intervista a Repubblica
, Silvio Rodríguez, 79 anni, uno dei leader della musica cubana, che poche settimane fa di fronte alla crescente minaccia americana contro l’isola ha chiesto un kalashnikov per combattere, se necessario.
“Non l’ho chiesto simbolicamente – ha affermato - l’ho chiesto davvero. Non mi riesco ad abituare all’idea che ci siano persone dall’esterno che invadano il mio Paese per far cadere il governo. Se il governo è problematico, siamo noi cubani che dobbiamo esigere il cambiamento. Non un Paese esterno. Con quale diritto? Io difendo la mia patria, la storia di Cuba mi ha insegnato a difendere la sovranità. Io mi sento parte di questa storia”.
24 giugno 2026