Alleanza militare sunnita tra Arabia Saudita, Pakistan, Turchia e Egitto
Nasce il Patto di Maometto su iniziativa e guida dell'Arabia Saudita
Cambia volto il Medio Oriente
I ministri degli Esteri di Egitto, Pakistan, Turchia e Arabia Saudita riuniti lo scorso 21 giugno al Cairo chiedevano una "rapida e positiva conclusione" dei negoziati tra Usa e Iran appena iniziati in Svizzera al fine di raggiungere una soluzione che sia "duratura, verificabile e reciprocamente accettabile" in particolare riguardo alla sicurezza e alla stabilità nella regione. Sono i quattro paesi che, assieme al Qatar, avevano lavorato da mediatori per il negoziato ma non solo.Sono anche i membri dello Step, l'acronimo delle sigle dei quattro paesi, Arabia Saudita, Turchia, Egitto e Pakistan che dovrebbero dare vita al progetto di una alleanza militare fra paesi sunniti ma non solo, su iniziativa e guida di Riad. Che l'ha battezzato “Patto di Maometto” in aperta concorrenza col progetto Usa e al momento solo un disegno in costruzione che ha comunque alla base diversi trattati bilaterali e che mette assieme i petrodollari sauditi con la forza mlitare degli altri paesi, nucleare nel caso del Pakistan, a livello tecnologico aggiornatissimo sui droni della Turchia.
Per il futuro del medioriente Trump propone l'allargamento dei suoi Accordi di Abramo agli altri paesi, financo all'Iran, basati sulla normalizzazione dei rapporti con l'entià sionista. Al progetto del 2020 nato in chiave anti-iraniana hanno finora aderito solo Emirati Arabi Uniti e Bahrein, seguiti da Sudan e Marocco.
I raid sionisti del 9 settembre scorso nel neutrale Qatar per assassinare dirigenti di Hamas impegnati nelle trattative sul cessate il fuoco con gli Usa erano falliti, ma l'attacco nell'emirato che pur ospitando la maggiore base Usa nella regione era diventato bersaglio di quello che doveva essere un alleato e invece si comporta da “Stato canaglia” rientra fra i segnali determinanti per spingere le altre monarchie del Golfo a costruire una alternativa alla “protezione” della Casa Bianca, una copertura che non rientra nelle priorità strategiche dell'imperialismo americano mirate all'Asia.
Una settimana dopo Doha, Pakistan e Arabia Saudita firmavano un patto strategico di difesa, in cui le due parti affermavano che un attacco a un Paese sarà considerato "un'aggressione contro entrambi", sul modello dell'articolo 5 della Nato.
L'Arabia saudita, già entrata in rotta di collisione con gli Emirati, i nuovi alleati di ferro dei sionisti e di Trump, schierati con le opposte fazioni nella guerra nel Sud Sudan e nella parte dello Yemen non sotto il governo degli Houti, spingeva per un nuovo progetto politico e militare di sicurezza regionale. Che poteva includere l'Egitto, dato che al Cairo proprio dopo l'attacco sionista a Doha si tornava a parlare del progetto del presidente al Sisi che nel 2015 chiese alla Lega araba di “formare una forza in stile Nato” per proteggere i paesi arabi dall'Iran. Le situazioni cambiano e possono stare assieme anche Arabia Saudita e Turchia che una volta si facevano la guerra in Siria finanziando gruppi pur alleati contro la dittatura di Assad; una Turchia che il dittatore Erdogan schiera come contrapposta all'egemonia locale sionista, recentemente ribadita: “non chiuderemo un occhio di fronte ad alcun attacco contro i nostri fratelli. La sicurezza della Turchia inizia a Beirut, ad Aleppo, a Damasco. Non tollereremo alcun torto compiuto nei Paesi dei nostri fratelli”.
Non c'è il Qatar che ha da tempo una stretta alleanza militare e economica con la Turchia ma anche un rapporto di dialogo con l'Iran per la gestione condivisa dei giacimenti di gas nel Golfo e non solo ma è il primo dei candidati a entrare. Già il progetto ha messo insieme Egitto e Turchia, nemici fino a pochi anni fa quando il golpe del generale al Sisi nel 2013 cacciò il presidente eletto Morsi, morto in galera, del partito della Fratellanza musulmana, invisa Riad. Turchia e Pakistan condividono buoni rapporti, ultimamente fraterni di Islamabad, con l'Iran; lo stesso vale per Arabia Saudita e Egitto ma con gli Usa, meno e certamente in caduta libera i rapporti coi sionisti. Se si farà e come si muoverà, il Patto di Maometto segnerà come cambia volto il Medio Oriente.
24 giugno 2026