Milano, sentenza assurda
Tutti assolti per "Torre Milano", abusivi ma in "buona fede"
Il sindaco Sala bacchetta i pubblici ministeri

Redazione di Milano
Milano rimane senza parole! Martedì 16 giugno il Tribunale ha assolto tutti gli otto imputati del processo sulla “Torre Milano”, il grattacielo di 24 piani e 85 metri costruito in via Stresa, con la formula "il fatto non costituisce reato". La giudice Paola Braggion ha stabilito che, pur essendo l'edificio abusivo - edificato con un titolo illegittimo (una SCIA invece del piano attuativo necessario), come "nuova costruzione" e non come "ristrutturazione" - per tutti difetta l'elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo.

La torre è abusiva ma non è reato
La sentenza è paradossale: “Torre Milano” è abusiva, costruita al posto di due piccole palazzine di 2-3 piani che ospitavano la casa editrice Universo, completamente abbattute. I costruttori Carlo e Stefano Rusconi, il progettista Gianmaria Beretta, i dirigenti comunali Giovanni Oggioni e Franco Zinna e i loro sottoposti sono stati assolti perché, secondo la giudice, "non sapevano delle leggi" e in buona fede hanno seguito le norme del Comune di Milano.
Il presidente del Tribunale, Fabio Roja, ha spiegato che gli imputati hanno agito secondo "la prassi consolidata del Comune di Milano" - una prassi che, scrive Roja, "è più forte della legge". Solo negli ultimi anni, secondo la sentenza, la giurisprudenza ha chiarito che tale prassi è illegittima.
La sentenza richiama implicitamente l'articolo 5 del codice penale, "La legge non ammette ignoranza", derivazione diretta del fascista Codice Rocco del 1930 poi riformato da una sentenza della Corte costituzionale del 1988 che esclude la punibilità quando il comportamento è "assolutamente inevitabile e incolpevole". Un pubblico ministero (pm) aveva ricordato il caso dell'alpino tornato dopo anni in Italia dalla “campagna di Russia” (ossia l'intervento dell'imperialismo fascista italiano nella hitleriana guerra di aggressione all'URSS), che poteva non aver letto la Gazzetta ufficiale: per lui scattava l'“ignoranza inevitabile” per aver commesso dei reati (come ad esempio contrabbando o reati doganali, reati valutari o violazioni di sopraggiunte nuove leggi speciali) senza averli riconosciuti come tali.
I dirigenti comunali e i costruttori milanesi sono considerati come quegli alpini, ma, commenta un pm, questi sono funzionari di lungo corso e operatori di grande esperienza, non alpini ignoranti.
Una voce critica fa osservare che questa assoluzione è stata resa possibile dall'espulsione dal processo delle chat sequestrate dalla Procura in un'indagine parallela, che avrebbero dimostrato che l'“elemento soggettivo” c'era eccome. In una di queste chat, l'architetto Marco Engel diceva: "È una roba che grida vendetta!" a proposito dei grattacieli di parco Lambro.
Un altro messaggio recita: "Che cazzo, com'è possibile che abbiamo distorto la norma in maniera tale che un intervento di questa dimensione possa essere un intervento di ristrutturazione con SCIA? La cosa è successa solo a Milano. È solo Milano che si sente forte abbastanza per dire: chi se ne fotte".

Sala attacca i pm: “Violenza verbale”
Intanto, il potere politico borghese meneghino esulta. Il sindaco PD Giuseppe Sala si dice soddisfatto e attacca frontalmente i magistrati. "Mi ha amareggiato molto la violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse. Un continuo uso di aggettivi, una continua necessità di corroborare le loro tesi con parole tese a screditare la nostra azione".
Sala tira in ballo direttamente il procuratore Marcello Viola: "Mi chiedo che giudizio dà dell'operato del suo team... Una parte della Procura ha dato un'impostazione politica al suo lavoro". Il sindaco si dice amareggiato anche per "aver visto colpite persone che sono a me vicine e di cui sono certissimo dell'onestà", facendo il nome dell'ex assessore Tancredi, che ha visto "rovinata la sua carriera e il suo equilibrio".
A cavalcare la pronuncia è il “centro-destra” del regime neofascista, che chiede di "sbloccare Milano". Il ciellino Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati (NM) e potenziale candidato sindaco, commenta: "Ora che il tribunale ha certificato che sono state seguite le regole, è fondamentale restituire la certezza del futuro alle oltre duemila famiglie sospese" (ossia gli acquirenti impossibilitati a usufruire delle case acquistate per il blocco giudiziario dei cantieri). La NM Mariastella Gelmini aggiunge: "Sbloccare la città e dare una risposta concreta alle cosiddette famiglie 'sospese' è oggi una priorità non più rinviabile". In realtà, tra le “cosiddette famiglie sospese” non vi sono soltanto nuclei in cerca della prima casa, ma altrettanti investitori e grossi speculatori immobiliari interessati alle future rendite degli affitti.
La Procura di Milano ha commentato: "le sentenze si rispettano anche quando non si condividono". L'impugnazione in appello sarà decisa solo dopo aver letto le motivazioni, che arriveranno entro 90 giorni.
Alcuni osservatori fanno però notare, in punto di diritto, che non "solo negli ultimi anni", ma da sempre Cassazione, Consiglio di Stato e Corte costituzionale hanno difeso le norme urbanistiche fondamentali - a cui anche il Comune di Milano si è finalmente adeguato dal novembre 2025.
Qualche pm ricorda che, anche se la giustizia penale potrebbe assolvere, ciò non avrà conseguenze sulla giustizia amministrativa: i grattacieli abusivi restano e resteranno abusivi. “Torre Milano” diventa così oggi il nuovo simbolo della città di Sala, dell'aberrante “Modello Milano”.
Ora si attende il riverbero di questa sentenza sugli altri processi sull'urbanistica: anche altri giudici riconosceranno la "esimente dell'alpino" a funzionari di lungo corso e a operatori di grande esperienza? La "buona fede" va e viene, nelle pronunce dei giudici.
Per Milano, città che si sente "forte abbastanza" per dire "chi se ne fotte", questa sentenza è una lezione dolorosa - o forse, come dicono i politici borghesi, una ragione per tornare a costruire senza limiti.

Respingere il “Modello Milano”
Al di là degli esiti giudiziari, l'intera vicenda dell'urbanistica milanese conferma una realtà che da anni viene denunciata dal PMLI e dalle forze anticapitaliste: il governo della città non risponde innanzitutto ai bisogni delle masse popolari, ma agli interessi del capitale immobiliare e della rendita fondiaria. A Milano domina la borghesia del mattone, che trae enormi profitti dalla trasformazione del territorio e dalla continua valorizzazione capitalistica del territorio e del patrimonio immobiliare di interi quartieri.
In questo quadro, dirigenti comunali, commissioni tecniche e organismi amministrativi non appaiono come soggetti neutrali, ma come parti integranti di un meccanismo che favorisce l'accumulazione privata. Le parole d'ordine della cosiddetta "rigenerazione urbana", della "semplificazione amministrativa" e dell'“innovazione” hanno spesso finito per mascherare una sostanza ben diversa: la progressiva subordinazione dell'interesse pubblico alle esigenze dei grandi speculatori immobiliari.
La giunta Sala - “sinistra” borghese - ha rappresentato una delle espressioni più compiute di questo modello. Dietro la retorica dell'efficienza e della modernizzazione, il cosiddetto "Modello Milano" ha prodotto da un lato enormi opportunità di profitto per investitori, fondi e costruttori, dall'altro l'espulsione di fasce crescenti di popolazione dai quartieri popolari, l'aumento dei costi abitativi e la trasformazione della città in uno spazio sempre più orientato alla rendita e alla speculazione.
Per questo motivo, secondo il PMLI, sarebbe un errore interpretare vicende come quella della “Torre Milano”, o l'inchiesta sull'urbanistica, esclusivamente come episodi di responsabilità individuale. Esse rappresentano piuttosto una dinamica strutturale, nella quale il potere economico esercita un'influenza determinante sulle scelte amministrative e politiche.
Non bisogna, quindi, nutrire alcuna illusione elettorale: nel 2027 i milanesi saranno nuovamente chiamati alle urne, ma non c’è nulla da sperare dai partiti borghesi né di destra né di “sinistra”, tutti al servizio dei palazzinari e dei padroni. Come indica il PMLI, l’unica posizione coerente è l’astensionismo tattico marxista-leninista: rifiutare di legittimare con il voto la farsa delle istituzioni rappresentative borghesi e concentrare le proprie energie nella lotta di massa, nell’autorganizzazione delle Assemblee popolari e dei Comitati popolari, nel rafforzamento del fronte anticapitalista e dei suoi strumenti politici.
Milano deve appartenere ai suoi abitanti, non ai palazzinari. È tempo di organizzarsi, di resistere e di lottare per una città che non sia il parco giochi dei capitalisti, ma lo spazio comune delle masse popolari, costruendo nella pratica quotidiana le basi di un’altra Milano, il che si avvererà compiutamente nel socialismo col potere politico del proletariato.

24 giugno 2026