In una dichiarazione congiunta riportata dal Centro d'infromazione palestinese
Le componenti della Resistenza palestinese commemorano il millesimo giorno di genocidio a Gaza
Dichiarano che i sionisti non hanno raggiunto i loro obiettivi militari e respingono fermamente qualsiasi forma di tutela straniera sugli affari palestinesi.
In una dichiarazione congiunta rilasciata il 2 luglio le compomnenti della Resistenza palestinese hanno ricordato il millesimo giorno della guerra genocida nella Striscia di Gaza dichiarando che Israele non è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi militari e respingendo fermamente qualsiasi forma di tutela straniera sugli affari palestinesi.
I sionisti non hanno ragiunto i loro obiettivi di guerra annunciati all'inizio dell'attaco a Gaza, affermano, in particolare per quanto riguarda i presunti piani di sfollamento e sradicamento della popolazione palestinese e registrano che l'immensa portata delle distruzione e il crescente disastro umanitario causato dagli occupanti non sono riusciti a spezzare la volontà del popolo palestinese.
"Lo scontro con il sistema sionista-americano e coloniale occidentale, forte di ogni tipo di arma, non ha sconfitto lo spirito del popolo palestinese", si legge nella dichiarazione, che aggiunge: "La fiamma della resistenza accesa da Gaza non può più essere spenta".
Le organizzazioni hanno affermato che l'Operazione Al-Aqsa Flood del 7 ottobre 2023 è stata "un capitolo cruciale in una lotta e resistenza in corso che risale al 1948". Hanno sostenuto che l'operazione è stata una risposta naturale agli incessanti crimini israeliani a Gaza, nella Cisgiordania e a Gerusalemme occupati, nonché al blocco dei territori e all'espansione degli insediamenti. Mettendo in guardia contro qualsiasi narrazione che dipinga l'operazione di ottobre 2023 come il punto di partenza della guerra, hanno ricordato che "i crimini del nemico non si sono mai fermati, nemmeno per un solo giorno"; hanno ribadito che la resistenza è rimasta attiva e ardente su tutti i fronti, rinnovando il diritto di resistere in tutte le sue forme, in particolare in Cisgiordania, Gerusalemme e nei territori occupati nel 1948, per contrastare l'occupazione e i piani espansionistici.
Sul fronte politico interno hanno dichiarato la loro ferma opposizione a qualsiasi tutela straniera sul popolo palestinese, sottolineando che l'amministrazione della Striscia di Gaza è una questione puramente interna palestinese e hanno chiesto l'avvio di un dialogo nazionale globale che apra la strada a un'autentica partnership politica per affrontare le principali questioni nazionali e ricostruire le istituzioni nazionali, inclusa l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), per garantire che sia veramente rappresentativa di tutti i palestinesi.
La dichiarazione si concludeva con un omaggio orgoglioso ai "martiri, in particolare ai leader e ai combattenti di Gaza, della Cisgiordania, dei territori occupati e di tutti i fronti di supporto, il cui sangue si è mescolato al sangue del popolo palestinese".
In un comunicato stampa diffuso sempre il 2 luglio, il Centro palestinese per i diritti umani (PCHR) dichiarava che le forze armate dell'occupazione nazisionista continuano a commettere atti di genocidio nella Striscia di Gaza, con una continua escalation di massacri e distruzione sistematica, di inerzia internazionale nell'adottare misure efficaci per porre fine ai crimini o assicurare i responsabili alla giustizia. Un attacco che si sta allargando fino a includere campi profughi temporanei, assembramenti pubblici e quartieri residenziali, creando una realtà in cui nessun rifugio è sicuro nella Striscia di Gaza e trasformando l'ambiente di vita in uno spazio ostile per la popolazione, perlopiù ridotto a solo il 30% del territorio della Striscia di Gaza, delimitato dalla cosiddetta "Linea Gialla" che l'esercito sionista aocupante continua a spostare verso il mare per spingere la popolazione palestinese a lasciare “volontariamente” il territorio mentre mantiene se non il blocco, forti restrizioni all'ingresso e alla circolazione della popolazione e delle merci, contribuendo ad aggravare la catastrofe umanitaria e a portarla a livelli senza precedenti.
Il bilancio del genocidio nazisionista a Gaza, stilato al 18 luglio, registra 1.144 martiri e 3.703 feriti dalla proclamazione del piano di pace di Trump e della tregua che doveva scattare l'11 ottobre scorso violata dagli occupanti ben 3.795 volte, e un totale di 73.269 morti e 173.811 feriti dall'ottobre 2023.
22 luglio 2026