La politica dei negoziati sotto le bombe degli arroganti Usa non funziona nel Golfo
Trump riprende a bombardare l'Iran che risponde colpendo le basi Usa nella regione
Mojtaba Khamenei: “la firma del presidente degli Stati Uniti non ha né valore né credibilità"
 
“Per quanto mi riguarda la tregua è finita”, commentava Trump l'8 luglio appena arrivato ad Ankara per il vertice Nato, in merito al memorandum di Islamabad, il protocollo concordato con Teheran che aveva sospeso momentaneamente l'aggressione degli Usa e dei sionisti all'Iran lanciata il 28 febbraio e firmato in favore di telecamere il 17 giugno scorso durante la cena con Macron a Versailles che la prevedeva per 60 giorni. A distanza di neanche un mese lo scontro sul primo punto principale, la gestione della navigazione nello stretto di Hormuz, era lontana da una soluzione soprattutto per la pretesa degli Usa di dettarne le condizioni; in ogni caso la modalità degli aggressori Usa e sionisti di negoziare mettendo la controparte sotto la pressione delle bombe e di continuare a colpire anche a protocolli firmati in palese violazione, vedi quelli per Gaza e per il Libano, non ha funzionato nel Golfo. E agli sporadici scambi di colpi inziati subito dopo la firma del memorandum seguivano più intensi raid Usa, a ritmo giornaliero a partire dal 10 luglio dopo che il criminale Trump espletava le formalità della notifica al Congresso Usa della ripresa degli attacchi militari e il ripristino del blocco navale nei confronti dell'Iran.
Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baghaei, ricordava che l'accordo "si basava sull'attuazione reciproca degli impegni", e nessun Paese "può essere tenuto a rispettare unilateralmente i propri obblighi mentre l'altra parte non fa altrettanto. Di conseguenza l'attuazione del memorandum è stata di fatto sospesa" anche dall'Iran. Riferendosi alla sezione dell'accordo sullo stretto di Hormuz, sottolineava che “il testo prevedeva chiaramente che l'Iran, in consultazione con l'Oman e attraverso il dialogo con gli Stati della regione, fosse responsabile dell'elaborazione dei futuri meccanismi di gestione della strategica via d'acqua". La Guida Suprema della Repubblica Islamica, Mojtaba Khamenei, in un intervento del 17 luglio sottolineava che gli attacchi Usa che hanno portato l'Iran a sospendere l'intesa mostrano che la prepotenza, le ambizioni egemoniche e la ferocia sono elementi inseparabili della politica estera americana e che le ripetute violazioni statunitensi del memorandum d'intesa hanno dimostrato ancora una volta che “la firma del presidente degli Stati Uniti non ha né valore né credibilità".
Una conferma di questo giudizio non tardava ad arrivare dallo stesso criminale Trump che il 13 luglio annunciava che gli Usa potevano assumere e mantenere il controllo dello Stretto di Hormuz e che dovevano essere risarciti per questa protezione della vitale via navigabile con il pagamento di una tariffa del 20% del valore del carico trasportato alle navi in transito nello stretto e così “ci faremo un sacco di soldi”, chiosava. Ossia l'opposto di quanto sbandierato finora dall'amministrazione Usa a partire dal vice presidente Jd Vance e dal segretario di Stato Marco Rubio sulla “libertà di navigazione” e la contrarietà a qualsiasi tariffa o pedaggio in acque internazionali. E infatti neanche 24 ore dopo annunciava l'ennesima ridicola marcia indietro inventandosi “colloqui molto proficui con i leader mediorientali” sulla base die quali “ho deciso di sostituire la tassa di rimborso del 20% degli Stati Uniti con accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo effettueranno negli Stati Uniti".
A dire il vero esiste comunque una situazione come quella dello Stretto di Malacca, tra la penisola malese e l'isola indonesiana di Sumatra, dove il transito di circa il 25% del commercio mondiale è formalmente gratuito ma dove viene applicato un sistema in cui una fondazione privata raccoglie contributi volontari dalle navi mercantili in transito per far fronte ai costi della sicurezza e della manutenzione. Un esempio di cui discutono nei negoziati per Hormuz i due paesi rivieraschi Iran e Oman. Gli aggressori dell'Iran, Usa e sionisti hanno altri obiettivi di dominio da perseguire nella regione del Golfo Persico da imporre a forza di bombe su bersagli militari o civili, dall'Iran al Libano a Gaza.
Il 17 luglio l'ambasciatore iraniano all'Onu esortava il Consiglio di Sicurezza ad agire immediatamente per fermare la continua aggressione militare e i crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti contro l'Iran, avvertendo che i ripetuti attacchi contro infrastrutture civili e aree popolate rappresentano una grave minaccia per la pace e la sicurezza internazionali. In una lettera indirizzata al Segretario Generale Guterres e al Presidente del Consiglio Zenon Ngay Mukongo, descriveva dettagliatamente una serie di attacchi militari statunitensi perpetrati in Iran tra l'8 e il 16 luglio, denunciando Washington per aver deliberatamente preso di mira infrastrutture civili, strutture mediche, porti, reti di trasporto e aree residenziali, in violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale umanitario.
Atti di aggressione e attacchi deliberati contro infrastrutture civili che la Repubblica Islamica dell'Iran condannava con la massima fermezza e che costituiscono flagranti violazioni della Carta delle Nazioni Unite, dei principi di sovranità e integrità territoriale, del divieto di minaccia o uso della forza e gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. E che sono crimini di guerra commessi dall'aggressore Usa. Nel richiedere la condanna Onu, l'ambasciatore iraniano ribadiva al contempo la determinazione del suo paese a esercitare il proprio diritto legittimo di difendere la propria sovranità. L'imbelle Onu stava a guardare.
Il 20 luglio il criminale Trump dichiarava che gli Usa “controllano lo stretto di Hormuz, l'Iran non controlla nulla. Abbiamo quasi distrutto militarmente l'Iran. Non hanno più niente". Sarà ma intanto le forze iraniane avevano appena colpito basi americane in Giordania, Kuwait, Iraq, Bahrein e Siria. Tanto che nello stesso momento il comando cenrtale americano, il Centcom, comuncava di aver avviato il nono attacco consecutivo all'Iran e secondo i siti di tracciamento dei voli ne starebbe preparando altri con lo spostamento di caccia dalla base britannica di Lakenheath; da quella tedesca di Spangdahlem e da Aviano.e di aerei cisterna da Sigonella; l'ennesimo contributo dei governi imperialisti di Francia, Germania e Italia all'aggressione all'Iran.

22 luglio 2026