La "rivoluzione dei fenicotteri" scuote l'Albania
La Generazione zeta, oltre a voler buttare fuori i sionisti dall’Albania, chiede democrazia e le dimissioni del governo
La stampa italiana, ormai quasi totalmente asservita ai sionisti la chiama con espressione poetica “rivoluzione dei fenicotteri” e non fa cenno alle motivazioni antisioniste che stanno alla base degli imponenti movimenti di piazza che scuotono quel territorio, ma la motivazione principale di quanto sta accadendo in Albania è proprio una ribellione giovanile di massa contro i tentativi sionisti di mettere mano sul territorio albanese e contro il governo albanese.
Tutto è iniziato lo scorso maggio quando un gruppo di residenti inferociti si sono radunati davanti alle reti di un cantiere nel cuore della riserva naturale del delta del fiume Vjosa, dove da circa quindici giorni le ruspe avevano iniziato a sradicare gli alberi ed erano state montate recinzioni con filo spinato. L’area, situata nel sud dell’Albania nei pressi della cittadina di Valona, è tra gli ultimi rifugi della foca monaca ed è abitata da numerosissimi fenicotteri, una riserva naturale di altissimo valore per l’Albania ed una delle zone più incontaminate d’Europa.
Negli ultimi anni il governo guidato da Edi Rama, in carica dal 2013, ha ridotto l’area protetta di circa 5.000 ettari e ridimensionato il livello di tutela dell’area a un punto tale da avviare concessioni edilizie, ammorbidendo al contempo i vincoli sulle aree protette e semplificando le procedure di appalto per i progetti su suolo pubblico. Nel frattempo il Consiglio nazionale albanese per il territorio e le acque ha dato il via libera a un gigantesco progetto da quattro miliardi di euro per mettere in piedi un resort di lusso fatto di hotel, appartamenti, ville e un porticciolo turistico, un piano che non si ferma all’area del delta del fiume Vjosa ma riguarda anche l’antistante isola di Sazan, l’unica isola dell’Albania che è totalmente disabitata e che è riserva naturale che ospita specie animali e vegetali a rischio.
Il progetto edilizio – che si cela sotto le mentite spoglie di una società registrata nei Paesi Bassi che si chiama Zvernec South Adriatic Development, a sua volta collegata ad alcuni miliardari del Qatar e in contatto con soggetti albanesi – è in realtà finanziato da Jared Kushner, immobiliarista sionista nonché genero di Donald Trump, del quale è anche uomo di fiducia.
Come ha ricostruito il sito Balkan Insight, che si avvale anche in Albania del lavoro di importantissimi giornalisti d’inchiesta, una parte dei terreni coinvolti nel progetto è riconducibile all'imprenditore di cittadinanza albanese e americana Artur Shehu, coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari riguardanti le sue proprietà immobiliari, il cui nome compare anche in un’indagine relativa alla Sacra Corona Unita, la mafia pugliese. Tra le altre figure coinvolte nel progetto di costruzione figura anche Alaudin Malaj, un ex giudice che si è dimesso per evitare indagini sull'origine dei suoi beni e che in passato aveva emesso sentenze favorevoli alla famiglia Shehu. Tra gli altri soggetti coinvolti ci sono il figlio di Shefqet Kastrati, oligarca del Gruppo Kastrati, mentre un’altra società coinvolta risulta appartenere ai due fratelli qatarioti Ramez e Mohamad Al-Khayyat. Ma a dirigere tutta l’operazione c’è Jared Kushner che agisce tramite la sua società Affinity Partners, la quale detiene ingenti quote in importanti realtà aziendali israeliane, come il gruppo Phoenix, coinvolte a loro volta nell’economia dell’occupazione in Cisgiordania e nelle alture del Golan. Il timore delle masse albanesi che protestano è che dietro l’iniziativa di Kushner ci sia Israele, lo stesso timore che le popolazioni pugliesi ebbero nel 2024 quando fecero fallire il progetto dell’imprenditrice israeliana Orit Lev Marom – dietro cui c’era in realtà il regime sionista israeliano – che voleva fondare in provincia di Lecce la ‘Israeli Colony in Salento’, una comunità agricola e turistica autosufficiente rivolta esclusivamente a investitori israeliani, nella realtà una sorta di kibbutz sionista in territorio italiano e una quinta colonna israeliana in posizione strategica.
Anche nella parte greca di Cipro, con la piena connivenza di quel governo e dell’Unione Europea di cui Cipro fa parte, coloni israeliani da alcuni anni, soprattutto dopo il 7 ottobre 2023, hanno acquistato vaste aree di terreno, le hanno recintate e hanno creato veri e propri insediamenti esclusivi che di fatto si sono trasformati in fortilizi completamente controllati dagli israeliani, suscitando non poche tensioni con la popolazione locale.
Così lo scorso 30 maggio in Albania circa duemila persone si sono radunate davanti alle recinzioni dell’area protetta di Zvërnec per protestare contro il progetto del resort di lusso, quando: gli agenti di sicurezza privata schierati a difesa del cantiere hanno risposto in modo violento, caricando i manifestanti e trascinandoli via mentre la polizia albanese rimaneva a guardare. Da tale episodio è nata la protesta, che vede massicciamente presente la generazione zeta composta da giovani tra i quindici e i trenta anni, che è subito dilagata nei giorni successivi in molte città dell’Albania, e decine di migliaia di persone sono scese in strada anche nella capitale Tirana tenendo in mano fenicotteri gonfiabili, simbolo della protesta poiché l’area naturale è abitata da tantissimi di questi esemplari, e bandiere della Palestina per evidenziare i legami delle aziende coinvolte nel progetto con Israele e per evidenziare il totale e assoluto rifiuto di qualsiasi ingerenza sionista, sfilando fin sotto la residenza del premier socialdemocratico Rama gridando slogan come “giù le mani dall’Albania”
e “fuori i sionisti dall’Albania”.
Le proteste sono addirittura aumentate e si sono estese a tutte le principali città dell’Albania, da Valona ad Argirocastro, da Scutari ad Argirocastro, da Durazzo a Coriza, in quelle che sono imponenti manifestazioni in difesa del territorio albanese contro ingerenze esterne e proteste per chiedere le dimissioni del governo di Edi Rama accusato di essere nemico della democrazia e servile nei confronti degli investitori stranieri e di Israele. Di questo avviso è anche Aleksandr Trajce, direttore dell’organizzazione Protezione e Conservazione dell'Ambiente Naturale in Albania, che ha denunciato la totale assenza di trasparenza dei progetti, approvati senza alcun tipo di consultazione pubblica e con espropri dei terreni improvvisi, come del resto era successo a Shëngjin, dove il governo Rama in quattro e quattr’otto diede il permesso all’Italia di realizzare il centro per migranti in un territorio dominato da una rigogliosa vegetazione. Aleksandr Trajce mette in evidenza il rischio che nella realizzazione del progetto immobiliare del delta del fiume Vjosa e dell’isola di Sazan vada distrutta un’area protetta come ce ne sono poche in Europa. A seguito delle proteste l'organo speciale anticorruzione albanese ha annunciato l'avvio di un'indagine sulle nuove leggi adottate negli ultimi anni in materia di aree protette, ed Edi Rama è messo politicamente in gravi difficoltà dalle proteste. Persino la Commissione Europea di recente ha lanciato un monito allo stesso Rama, che si prepara da tempo a entrare nell’Unione Europea, perché vengano rispettate le direttive europee sulla tutela della biodiversità e le regole sulla trasparenza negli investimenti.
Anche all’estero gli albanesi sono scesi in piazza per sostenere l’indipendenza dell’Albania dalle grinfie dell’imperialismo e del sionismo in particolare: lo hanno già fatto a Firenze, Bologna, Milano, Roma, Genova, Padova, Bruxelles, Berlino, Londra e New York, ed erano in gran parte giovani albanesi tra i venti e i quarant’anni che hanno ricevuto il supporto di giovani attivisti locali perché mai come oggi sono importanti la salvaguardia dell’ambiente naturale, l’autodeterminazione dei popoli e la loro salvaguardia dal capitale internazionale.
22 luglio 2026