Giunta Biffoni-ter
A Prato "una nuova stagione" in continuità col passato
Dall'“arnese” corrotto Bugetti al vecchio “arnese” renziano Biffoni
Per le masse popolari non cambierà niente. Resa dei conti in Avs sulla pelle degli elettori

Dal corrispondente della Cellula “G. Stalin” di Prato
Altro che "una nuova stagione": la giunta comunale Biffoni-ter varata il 18 giugno dal neopodestà di Prato Matteo Biffoni, che per la terza volta nel corso degli ultimi 12 anni è stato rieletto sindaco alle comunali del 24 e 25 maggio 2026, è in perfetta continuità con il sistema di potere e di governo del PD, al servizio del capitalismo e della classe dominante borghese e fondato sulla corruzione, il malaffare, il clientelismo e la massoneria.
Il terzo mandato di Biffoni arriva dopo 10 mesi di commissariamento del Comune e a soli due anni dall'elezione della prima sindaca nella storia della città, Ilaria Bugetti (PD), l'“arnese” politico a disposizione dell'imprenditore tessile e maestro della Gran Loggia d’Italia “Loggia Sagittario”, Riccardo Matteini Bresci, finita indagata per corruzione dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze e costretta a dimettersi dopo un solo anno di mandato per evitare l'arresto.
Per tutta la campagna elettorale Biffoni si è sottratto a qualsiasi confronto pubblico e si è sempre rifiutato di rendere conto agli elettori della fallimentare gestione della giunta Bugetti da lui fervidamente sostenuta e osannata al momento dell'insediamento e poi altrettanto fervidamente ripudiata al primo tintinnio delle manette.

“Una nuova stagione” con vecchi “arnesi”
Biffoni ha puntato tutto sullo slogan "una nuova stagione" per turlupinare e ingannare ancora una volta gli elettori facendo credere che con la sua elezione tutto sarebbe cambiato. Invece, a giudicare dai vecchi “arnesi” politici che compongono la sua “nuova” giunta e dalla conseguente spartizione delle poltrone, la “nuova stagione” biffoniana non promette nulla di buono per le masse popolari pratesi.
“I voti dei cittadini saranno l'unico elemento su cui non possiamo discutere per la composizione della nuova giunta” aveva promesso. Invece il Biffoni-ter ricalca alla perfezione il famigerato manuale Cencelli applicato non per rispettare la volontà espressa nelle urne, ma per regolare gli equilibri nella stessa maggioranza e fare soprattutto i conti con la faida di potere interna fra le varie correnti del PD pratese che fanno riferimento agli schleiniani, capeggiati dal deputato Marco Furfaro e suddivisi al loro interno in almeno 4 o 5 sottocorrenti, e i riformisti-renziani capeggiati da Biffoni.
La riprova sta nel fatto che la maggior parte dei 9 assessori più il vicesindaco non si sono nemmeno candidati alle amministrative di maggio e il resto sono quasi tutti vecchi “arnesi” che hanno fatto parte delle precedenti giunte Biffoni e Bugetti.
Ad esempio, il più votato del PD, Marco Sapia (844 preferenze), è rimasto fuori dalla giunta ed è stato accontentato con la carica di capogruppo. Fuori dalla stanza dei bottoni anche il secondo eletto PD, Fulvio Barni (782 preferenze) e il terzo, Lorenzo Tinagli (650 preferenze) che però è stato nominato da Biffoni consigliere delegato con deleghe alla “Equità intergenerazionale e valutazione d'impatto generazionale delle politiche pubbliche-Youth test”. Fuori anche la quarta eletta PD, Matilde Rosati (626 preferenze).
Per trovare l’unico assessore PD legittimato dal voto degli elettori bisogna arrivare al quinto più votato della lista: Gabriele Alberti.
Aveva promesso di cambiare tutto, ma in realtà non cambia niente perché il Biffoni-ter è la rappresentazione plastica della famosa scena del ballo de Il Gattopardo che, sia nel romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che nel capolavoro cinematografico di Luchino Visconti del 1963, rappresenta il culmine simbolico e politico dell'opera proprio attraverso il trionfo dei vecchi esponenti di primo piano della borghesia locale e arrampicatrice che tornano sempre a galla.

La giunta “buffoni” (Bugetti-Biffoni) e il mercimonio delle poltrone
Del resto basta scorrere i nomi dei “nuovi” assessori e confrontare l'età media della terza giunta Biffoni con quelle precedenti per rendersi conto che il governo della “nuova stagione” biffoniana è in pratica rappresentata dagli stessi personaggi di due, sette e dodici anni fa, con qualche capello bianco in più.
Nella giunta del 2014, il primo mandato di Biffoni, l'età media degli assessori era di circa 43 anni. Biffoni ne aveva 40. Era “una squadra giovane” che prometteva “un ricambio generazionale per fare largo ai giovani”. Oggi Biffoni ne ha 52, e l'età media della terza giunta è cresciuta di pari passo e si aggira intorno ai 55 anni.
Una giunta che non lascia spazio ai giovani e nemmeno alle donne. Infatti, se da un lato, è vero che circa la metà dei 32 consiglieri eletti sono donne, dall'altro lato, è altrettanto vero che nella spartizione dei 19 incarichi di governo (sindaco, vicesindaco, assessori, presidente del Consiglio comunale, capigruppo, presidenti di commissione), solo 5 sono occupati da donne.
Sulla poltrona di vicesindaco, Biffoni ha piazzato Diego Blasi , con delega alla Mobilità sostenibile e alle Politiche per l'immigrazione.
Blasi, attuale portavoce delle segreteria regionale del PD e punto di riferimento dell'area Schlein, osservanza Marco Furfaro, in città, non ha mai ottenuto la fiducia degli elettori pratesi. Nel 2014 si candidò con SEL prendendo le preferenze più alte della lista, oltre 300, ma la soglia di sbarramento del 3% non fu raggiunta e SEL rimase fuori dai giochi. Nel 2019 ci riprovò come indipendente nelle liste PD e anche in quel caso le 339 preferenze ottenute non furono sufficienti per la sua elezione.
La sua carriera politica Blasi l'ha costruita tutta dentro le strutture e gli apparati di partito: portavoce del PD toscano, coordinatore della segreteria del consigliere regionale Jacopo Melio, capo di gabinetto della vicepresidente della regione Toscana Mia Diop nonché boss di primo piano della corrente di maggioranza PD che fa capo al deputato Marco Furfaro, al segretario regionale, deputato PD e ex sindaco di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi, e a quella nazionale di Elly Schlein.
Pur non avendo mai ottenuto una legittimazione elettorale, Blasi due anni fa era però riuscito a ottenere la poltrona di assessore al Centro storico, Servizi ai cittadini, Università e Ricerca nella giunta Bugetti poi decapitata dalle inchieste giudiziarie.
Allora viene da chiedersi: com'è possibile che un pluritrombato come Blasi venga nominato vicesindaco della terza città più popolosa dell'Italia centrale (dopo Roma e Firenze), con oltre 193.000 residenti e gli vengano affidate due deleghe pesantissime come la Mobilità sostenibile e le Politiche per l'Immigrazione? Perché un sindaco rieletto per la terza volta col 55% dei voti validi, in buona parte ottenuti grazie alla sua lista civica, gli affida la seconda carica della città?
La risposta è molto semplice: perché Biffoni, ingannando per l'ennesima volta i suoi stessi elettori, ha dovuto pagare il conto al deputato Marco Furfaro il quale, in piena bufera politica scoppiata all'interno del PD dopo lo scandalo Bugetti, l'azzeramento della segreteria di Marco Biagioni, l'affidamento della direzione del partito al coordinatore reggente Christian Di Sanzo e in attesa di un congresso che forse si celebrerà in autunno, lanciò per primo la candidatura di Biffoni per il terzo mandato. E il saldo è arrivato puntuale con la nomina di Blasi, espressione della corrente schleiniana, alla carica di vicesindaco.

Spartizione del potere e favori personali
Del vergognoso mercimonio di poltrone, spartizione del potere e favori personali fra le correnti del PD fa parte anche la schleiniana Cristina Sanzò che questa volta si è accaparrata le deleghe alla Transizione ecologica e i Servizi demografici. Si tratta di un altro vecchio “arnese” bugettiano PD, sulla breccia dell'amministrazione pratese da oltre 26 anni. Dal 1999 al 2004 è stata consigliera circoscrizionale e presidente della Commissione Scuola e Cultura nella Circoscrizione Prato Ovest. Dal 2004 al 2009 è stata consigliera provinciale e presidente della commissione provinciale delle Pari Opportunità. Dal 2009 al 2019 è eletta in consiglio comunale per due legislature consecutive e ha presieduto importanti commissioni consiliari. Nel 2019, durante il secondo mandato Biffoni è stata nominata assessora alla Città Curata e nel 2024 con Bugetti ha ricoperto il prestigioso incarico di assessora al Bilancio e alla Mobilità.
In cambio Biffoni lascia come contropartita il suo seggio in Consiglio regionale a favore della schleiniana Marta Logli, prima dei non eletti in Toscana nel collegio pratese alle elezioni del 12 e 13 ottobre 2025.
In giunta torna anche la biffoniana storica Benedetta Squittieri , ex segretaria provinciale del PD di Prato e ex responsabile nazionale, già assessore dal 2014 ad oggi. Per dieci anni con le due giunte Biffoni e poi riconfermata da Bugetti allo Sviluppo economico e Commercio. In totale undici anni di assessorato consecutivi, sotto tre sindaci diversi. Alla sua fedelissima Biffoni ha riservato la delega alla Innovazione, Sviluppo economico, Turismo e Politiche europee.
Squittieri comincia la sua carriera politica e amministrativa a 19 anni nella Sinistra giovanile ricoprendo inizialmente la carica di segretario provinciale di Prato e successivamente quella di responsabile nazionale. Dal 2008 al 2009 è stata segretaria del PD pratese e dal 2005 al 2009 consigliere di amministrazione Consiag Spa. Dal 2014 al 2019, con il primo mandato Biffoni, è stata nominata assessore con delega a Personale, all’Organizzazione, ai Servizi demografici, Sistemi informativi, Innovazione tecnologica e agenda digitale e comunicazione. Nel 2018 è stata nominata responsabile del Dipartimento Innovazione del PD Nazionale. Nel 2024, durante il mandato Bugetti, è stata assessora all’Innovazione, Economia circolare, Sviluppo Economico e Commercio.
Della squadra Biffoni-ter fa parte un'altra fedelissima del sindaco: Ilaria Santi . Eletta per la prima volta consigliera nel 2009 come indipendente nelle liste PD, presidente del Consiglio comunale con il primo Biffoni nel 2014, poi assessora all'Istruzione nel secondo Biffoni, quindi consigliera speciale con Bugetti nel 2024, è riconfermata sulla poltrona di assessore con le stesse deleghe: Pubblica istruzione, Pari opportunità, Memoria e Cooperazione Internazionale, a cui si aggiunge per la prima volta in 12 anni “un grande cambiamento”, la delega alla Cultura.
Gabriele Alberti , altro biffoniano di ferro, già presidente del Consiglio comunale nel Biffoni-bis, ritorna in giunta con le deleghe al Bilancio, Patrimonio, Politiche dell'abitare, Patrimonio, Bilancio e programmazione finanziaria e Protezione civile. Al suo posto entra in consiglio comunale Edoardo Carli, primo dei non eletti PD.
È dipendente dell’Arciconfraternita della Misericordia di Prato, esponente di spicco dell'ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti) di Prato, della quale ricopre la carica di presidente e nel 2025 è stato nominato presidente della Cooperativa CUI (Cooperativa Unitaria Invalidi) di Prato. Nella consiliatura 2009-2014 ha ricoperto il ruolo di capogruppo PD alla Circoscrizione Sud del comune di Prato. Durante il primo mandato Biffoni è stato consigliere comunale e presidente della commissione Politiche sociali. Durante il secondo mandato Biffoni ha ricoperto il ruolo di presidente del Consiglio comunale di Prato. Nel 2024 consigliere comunale con Bugetti.

“Civici” biffoniani e volti nuovi
Enrico Romei , e Giacomo Sbolgi candidati con la lista civica "Biffoni Sindaco", tra i protagonisti dell'exploit elettorale con ben 7 consiglieri eletti e il 17% dei voti validi, vengono premiati con la poltrona di assessore allo Sport con deleghe a Partecipazione, Comunicazione pubblica e Università (Romei). E con la nomina di presidente del Consiglio comunale (Sbolgi), un ruolo di rappresentanza sicuramente importante, anche se non di governo.
Completano la squadra i cosiddetti tre “volti nuovi” del Biffoni-ter, ossia: il tecnico, il carabiniere e l'ambientalista. Tutti e tre ufficialmente senza tessere di partito in tasca, ma sicuramente con grandi sponsor politici alle spalle.
Il primo è Paolo Morello Marchese , medico di lungo corso, ex direttore generale dell'Asl Toscana Centro dal 2016 al 2023, attuale direttore del Meyer al quale Biffoni ha affidato le deleghe alla Sanità, Politiche sociali, Povertà, Assistenza, Welfare e Servizi alla Persona. La sua nomina è stata sponsorizzata da Cristina Manetti, assessora PD alla Cultura in regione e molto vicina al presidente Eugenio Giani. L'esordio di Morello Marchese in giunta è previsto il primo settembre prossimo, alla scadenza del mandato al Meyer.
Sul curriculum di Paolo Morello Marchese grava fra l'altro una condanna a un anno e mezzo, con pena sospesa, per abuso di ufficio in relazione a una vicenda del 2011, quando era direttore generale della Aou senese per aver nominato direttore amministrativo dell'Aou senese Giacomo Centini, prima che il suo nome fosse inserito formalmente nella lista dei candidabili a quell'incarico. Inoltre va ricordato che Morello Marchese è anche il direttore generale del Meyer che ha nominato il sionista Marco Carrai alla presidenza della Fondazione Meyer.
Morello Marchese è anche tra i massimi fautori delle privatizzazioni nella sanità in Toscana, dell'accorpamento delle ASL e degli ospedali costruiti in project financing .
Il secondo è Enrico Vellucci , nominato assessore alla Polizia locale, Sicurezza urbana e Legalità. Si tratta di un colonnello dei carabinieri congedato nel 2025 dopo quarant'anni di servizio alla dirigenza del Nucleo Investigativo di Prato. Vellucci non è però un “tecnico” di primo pelo. È già stato assessore nel suo comune d'origine, Santi Cosma e Damiano in provincia di Latina, dal 1993 al 2006, con deleghe alla Pubblica istruzione e alla Polizia municipale.
Un colonnello dei carabinieri alla sicurezza di Prato non si era mai visto. Evidentemente Biffoni vuole imprimere un nuovo giro di vite securitario, repressivo e poliziesco alla sua “nuova stagione” con un messaggio chiaro: “La percezione del timore in città è cresciuta, dobbiamo dare riscontro a questo” con gli occhi puntati anche contro le lotte e i presidi operai organizzati davanti ai cancelli delle fabbriche dal Sudd Cobas contro lo sfruttamento. Del resto fu proprio Biffoni che il 3 settembre 2021 ordinò lo sgombero a suon di manganellate, arresti e denunce del presidio organizzato proprio dal Sudd Cobas e dai lavoratori Texprint in Piazza Del Comune a Prato.
La terza è Maria Rita Cecchini , architetta ed ex presidente di Legambiente Prato, che si è vista recapitare su un vassoio d'argento l'ambitissima poltrona di assessore all'Urbanistica, Pianificazione territoriale, Economia circolare e Centro storico che spettava di “diritto” ad AVS forte del 4% dei voti validi ottenuto alle elezioni.

Resa dei conti in AVS
L'esclusione di AVS dalla giunta è stata provocata dalla furibonda guerra per bande scoppiata dentro l'Alleanza fra il coordinatore provinciale Alessio Laschi e il consigliere eletto Lorenzo Chiani in lotta fra loro a suon di lettere anonime, carte bollate e attacchi personali per accaparrarsi le pesantissime deleghe che determineranno le politiche di sviluppo edilizio, rigenerazione urbana, riqualificazione del centro storico, nuove costruzioni, zone edificabili e spazi verdi nei prossimi 5 anni.
“Nel testo della mail anonima a me indirizzata - ha fatto sapere Chiani - si parla delle mie esperienze lavorative e della vicinanza al mondo delle cooperative e si allude al mio ruolo di consigliere della precedente consiliatura, dei voti manifestati in consiglio comunale, in violazione di un supposto dovere di astensione. Tutte cose non vere ma riportate per offendermi. Non è indicato un solo atto che richiedeva la mia astensione”.
Gli stracci più sporchi sono volati altissimi durante la riunione di segreteria del 3 giugno scorso quando Laschi ha deciso di rendere pubblico il testo della mail. Non sappiamo cosa è successo durante la riunione, ma di sicuro c'è che AVS si è tirata la zappa sui piedi facendo un grandissimo favore a Biffoni il quale ha subito colto la palla al balzo per farli fuori dalla giunta. Altro che “per una Prato più verde, più giusta e più di sinistra” come prometteva AVS in campagna elettorale!
La faida fra Laschi e Chiani invece ricalca molto da vicino quella interna a FdI che si è consumata nei mesi scorsi fra Claudio Belgiorno e Tommaso Cocci alle prese con l'inchiesta giudiziaria sui rimborsi illeciti elargiti dal comune di Prato e lo scandaloso ricatto a luci rosse in occasione delle elezioni del 12 e 13 ottobre 2025. Essa svela in modo perentorio l'inganno politico elettorale orchestrato dai dirigenti di AVS che a parole si autoproclamano paladini della “sinistra”, del “bene comune”, “della cura del territorio” e fingono “amore per questa città” ma nei fatti sono uguali se non peggio di tutti gli altri partiti borghesi interessati unicamente al potere, alla carriera personale e al proprio tornaconto politico, economico ed elettorale e non gli interessa un bel niente dei bisogni e dei problemi delle masse popolari e delle sorti della “sinistra”. Addirittura AVS si è divisa perfino sulla nomina “riparatrice” di Rita Cecchini: per Laschi l'assessora: "Non è espressione della nostra forza politica", mentre secondo Paolo Della Giovampaola, punto di riferimento di AVS-Europa Verde Prato: "Rappresenta per noi una garanzia concreta".
Insomma chi ha votato AVS illudendosi di “spostare a sinistra il PD” si è invece ritrovato fagocitato dal PD. Il risultato è che il 4% dei voti validi ottenuto da AVS ha prodotto un solo consigliere su 32, zero assessori su 9, nessun incarico politico o amministrativo fra sindaco, vicesindaco, presidente del consiglio comunale o di commissione.
Grazie a tutto ciò, Biffoni, che non a caso si tenuto ben strette le strategiche deleghe alle Grandi opere e Società partecipate, non vede l'ora di “partire da una tavola imbandita importante di proposte, progetti” per la nuova stagione che verrà.
Ma quante altre umiliazioni sono disposti a sopportare gli elettori che in buona fede ancora votano per questi falsi comunisti prima di rendersi conto che l'unico voto utile per “spostare a sinistra” non il PD, ormai irrecuperabile, ma l'intero asse politico e amministrativo è l'astensionismo? Solo delegittimando col voto astensionista le istituzioni parlamentari borghesi e dando avvio alla costituzione delle Assemblee popolari e dei Comitati popolari, ossia le istituzioni rappresentative delle masse popolari, fuori e in contrapposizione ai palazzi del potere borghese si può progredire nella lotta di classe e verso la conquista del potere politico da parte del proletariato e del socialismo, l'unico sistema in grado di cambiare davvero le amministrazioni locali e tutta l'Italia.

22 luglio 2026