Guerra di Meloni ai minori. Più galera per i giovanissimi.
Dai 14 anni imputabili. Il regime capitalista neofascista non dà fiducia alle ragazze e ai ragazzi.
 
Non fu un caso se il primo provvedimento del governo Meloni approvato a pochi giorni del suo insediamento fu il decreto-legge n. 162, cosiddetto “Anti Rave”. La repressione giovanile è sempre stata un caposaldo nella politica interna della nuova Mussolini in gonnella e del suo esecutivo, e dopo aver massacrato la giustizia penale minorile con il decreto “Caivano” e sovraffollato gli istituti penali per minorenni (la media giornaliera secondo l'associazione Antigone è di 572 presenze, pari al +35% rispetto al pre-decreto), introdotto ammonizioni, fermi preventivi e daspo anche per i giovanissimi, oggi lancia l'assalto al codice penale nella parte relativa alla imputabilità dei minori, modificando da destra il codice Rocco, ministro della Giustizia fascista di Mussolini.
Già, perché questa proposta riporta direttamente a fine Ottocento, quando il primo codice penale dell’unità di Italia prevedeva che i minori fossero sempre imputabili dai 14 anni, a meno che non fossero in stato di infermità di mente.

Peggiorato da destra il codice fascista Rocco
Fu il ministro fascista Rocco che forgiò il Codice Penale Italiano nel 1930 - tuttora in vigore col 60% dei suoi articoli rimasti immutati - ad elevare l'imputabilità a 14 anni partendo da un presupposto di incapacità del minore che pm e giudice dovevano scardinare. Oggi la colonna portante del testo è proprio l’inversione dell’onere della prova per i giovani che dovessero finire a processo: sarà infatti rimossa la presunzione di incapacità di intendere e di volere, come stabilito attualmente nel processo penale minorile.
Insomma, il governo anche su questo tema, si spinge ancora più a destra di Mussolini che, seppur sia il loro maestro fascista, è evidentemente considerato da Meloni troppo morbido e buonista con le giovani generazioni, per le quali questo governo ha in serbo solo manganello, bavaglio e repressione. “Chi sbaglia paga, non conta l'età”, ha rivendicato infatti la Mussolini in gonnella, tronfia di boria, alla presentazione del decreto.
Il primo a intestarsi il provvedimento è stato il segretario leghista Matteo Salvini che ha dichiarato: “parlo da padre, non si può far passare il concetto che si sia impuniti anche se si va in giro col coltello, se si minaccia, se si rapina, se si aggredisce, perché non si hanno ancora 18 anni. Devi essere consapevole di quello che fai e di quello che non fai”. E a difendere il testo dalle prime polemiche è accorsa anche Forza Italia, che attraverso Deborah Bergamini, rinforza: “Mi sembra un passaggio razionale, che tiene conto di come è cambiata la società italiana e cerca di arginare un fenomeno sempre più incontrollato”.
Ma nessun esponente del governo neofascista la dice tutta, e cioè che certi provvedimenti alla fine colpiscono solo i figli dei poveri, del proletariato e del sottoproletariato, perché la giustizia borghese, il potere borghese e la corruzione, strumento ordinario di gestione nel capitalismo, è di classe, e capace di coprire spesso – per non dire sempre - i figli della borghesia e dei politicanti che la servono, quando sono loro a calpestarla.

Meloni s’inventa un nuovo “nemico sociale”
Fra l'altro questo provvedimento, repressivo, populista in pieno stile meloniano, che distoglie l'attenzione dalle piaghe economiche e sociali che pervadono il nostro Paese, arriva in un contesto diametralmente opposto rispetto al quadro disegnato dall'esecutivo.
Infatti, secondo i dati elaborati da Save the Children nel rapporto “Disarmati” sulla criminalità giovanile del marzo scorso, in Italia i minori sottoposti a provvedimenti giudiziali sono circa 363 ogni centomila abitanti. La media europea è di 648, quasi il doppio. In compenso, aumentano i titoli di giornale sulla stampa di regime che riguardano articoli a tema “baby-gang” o “maranza” che tra il 2019 e il 2022 sono praticamente triplicati, passando da 700 a più di 1.900. Ecco così servito un allarme sociale, un nemico pubblico da debellare al pari degli immigrati, che in realtà non è incisivo né particolarmente diffuso, ma che diventa strumentale a quel processo di riduzione delle residue libertà democratico-borghesi in atto fin dal primo giorno di governo Meloni.

Pesanti critiche da parte degli operatori del settore
Contrarietà rispetto al decreto sono arrivate non solo dalle opposizioni parlamentari di cartone, ma anche da penalisti, magistrati, operatori ed associazioni che lavorano con i minori, e da sindacati di polizia penitenziaria, tutti concordi sul fatto che le strutture minorili sono entrate in profonda crisi, non svolgono alcun ruolo riabilitativo e sono interessate da pesante sovraffollamento, aggravato dalla disorganizzazione e dalla penuria di operatori.
Nelle scorse settimane Antigone, Libera e Defence for Children hanno promosso gli “Stati generali sulla giustizia minorile”, partecipati in modo straordinario da oltre 700 esperti che hanno dichiarato di volersi opporre in tutti i modi “al declino umano e sociale voluto dal governo che ha ad arte creato un nuovo nemico: i nostri ragazzi e le nostre ragazze”.
Concordiamo certamente con coloro che contestano il decreto indicando nella soluzione del “disagio giovanile” la necessità di aumentare le comunità di recupero dei giovani problematici e le loro dotazioni in termini di educatori, psicologi e psichiatri, ma a nostro avviso la questione non si esaurisce qui.
Analogamente concordiamo sulla “necessità di un grande piano nazionale contro la dispersione scolastica finalizzato a rafforzare il ruolo delle scuole”, anche se la scuola italiana è borghese fino al midollo e sempre più strumentale al regime neofascista e capitalista imperante. Tuttavia pensiamo che serva soprattutto dare fiducia ai giovani ed ai giovanissimi, invertendo totalmente il paradigma borghese del controllo totale delle nuove generazioni da parte di chi amministra il potere, detta il “pensiero pubblico”, e plasma la loro educazione funzionale al sistema.

Ai giovani servono fiducia, lavoro e diritti
Per questo motivo chiediamo di riconoscere la maggiore età, il diritto di voto e di eleggibilità, anche per la Camera e il Senato, a 16 anni, e a 14 alle elezioni comunali, la costruzione, garantendone il finanziamento pubblico, di luoghi di ritrovo e di attività culturale, ricreativa e sportiva, di spazi verdi, autogestiti dai giovani dove essi possano esprimersi liberamente. Ai ragazzi e alle ragazze va riconosciuto un lavoro stabile, a salario intero, a tempo pieno e sindacalmente tutelato al termine degli studi obbligatori o professionali o, per i più grandi, liceali ed universitari.
La sfiducia verso i giovani di Mussolini in gonnella Meloni, che li vuole remissivi, strumentali e sotto il pieno controllo dei gerarchi neofascisti e del capitale borghese, è in completa antitesi con i marxisti-leninisti e con il marxismo-leninismo pensiero di Mao, che più di ogni altro nostro maestro in passato ha analizzato la loro situazione concreta ed indirizzato la linea proletaria rivoluzionaria nella direzione della loro piena emancipazione.

Conquistare i giovani alla lotta contro il capitalismo e per il socialismo
I giovani infatti sono stati una colonna portante del pensiero e dell’opera di Mao, perché essi non erano considerati semplicemente il futuro della nuova Cina socialista, ma la forza motrice primaria, l'avanguardia instancabile capace di purificare la società ed il marciume borghese che ancora era insito nel Paese, e mantenere vivo il fuoco della rivoluzione.
Nel celebre discorso pronunciato a Mosca nel 1957, rivolto agli studenti cinesi, Mao sintetizzò la sua immensa fiducia nei giovani e nei giovanissimi con una delle sue più celebri frasi: “Il mondo è vostro, come pure nostro, ma in ultima analisi è vostro. Voi giovani, pieni di vigore e di vitalità, siete nel fior dell'età, come il sole alle otto o alle nove del mattino. La nostra speranza è riposta in voi ”.
A differenza del pensiero confuciano tradizionale che imponeva la sottomissione dei giovani all'autorità degli anziani, Mao ribaltò completamente questa gerarchia, proprio perché vedeva le nuove generazioni come una punto di partenza privo delle incrostazioni ideologiche del passato borghese e feudale, e per questo intrinsecamente rivoluzionaria.
E ciò in una certa misura vale anche oggi, seppur i nostri ragazzi e le nostre ragazze siano costantemente bombardati dai disvalori sociali borghesi a scuola, spesso anche in famiglia, ed in tutti gli apparati in mano alla borghesia. Certo è che anche oggi come allora i giovani possiedono l'audacia di criticare, di ribellarsi e di distruggere ciò che non va, incarnando il principio del "caos sotto il cielo" necessario per il continuo rinnovamento della società. Poi un ruolo determinante è assegnato al partito del proletariato che saprà, quando ce ne saranno le condizioni, mettere ordine in questo caos ed indirizzarli verso la conquista della sola società capace di valorizzarli e di renderli protagonisti attivi della sua costruzione, come accadde peraltro e non a caso nella Cina di Mao, ed in particolare nel periodo della grande Rivoluzione Culturale.
Noi siamo pronti, la nostra mano è pronta a stringere la loro; ma oggi la priorità che i giovani devono comprendere al pari delle altre forze antifasciste è l'urgenza di unirsi per buttare giù immediatamente il governo neofascista Meloni, e con esso spazzare via provvedimenti antipopolari ed antidemocratici come questo, assieme a tutti gli altri.

9 settembre 2026