Gli alloggi universitari non coprono la domanda prevista a Napoli
Appena 225 posti letto effettivi a fronte dei 35.000 fuori sede. 26 studentati ancora in costruzione. Brindano i proprietari

Redazione di Napoli
Lo scorso 24 luglio è stato pubblicato da ADISURC, l’Azienda regionale per il diritto allo studio in Campania, il nuovo bando di concorso per gli alloggi e i dormitori per gli studenti fuori sede presso i diversi atenei regionali compresi, tra questi, quelli del capoluogo campano. Sebbene l’Azienda preveda e comprenda 14 strutture in totale, di cui 6 che andrebbero a coprire la città di Napoli e le aree limitrofe, la realtà ci dice che la stragrande maggioranza di questi dormitori e alloggi esistono solo sulla carta.
Il bando include gli studentati “Pietrarsa”, “Bagnoli”, “Parthenope” di Napoli e “Flavio” di Pozzuoli, alloggi che in questo momento non sono disponibili perché inagibili, come nel caso del “Flavio” di Pozzuoli a causa del bradisismo e di “Parthenope” nei pressi della stazione centrale di Napoli, che è stato chiuso e riaperto più volte a causa dei quantitativi irregolari e insalubri di idrocarburi presenti nell’area, entrambe quindi strutture che, seppur “disponibili” sulla carta nei fatti sono soggette a chiusure a “singhiozzo” che, unite alla mancanza di adozione di misure antisismiche per il primo caso e di bonifiche vere e proprie nel secondo, nei fatti rendono impossibile l’utilizzo di tali strutture, togliendo, dunque, 479 posti letto disponibili alla platea di fuorisede che ne potrebbe usufruire.
Medesimo discorso vale per gli studentati di Pietrarsa e di Bagnoli, gli unici due pienamente pubblici, a fronte dei 26 in costruzione, inclusi nei progetti previsti dai fondi del PNRR, i quali, sebbene siano dichiarati sulla carta “completi” a luglio 2026, nei fatti non sono stati ancora inclusi e la stessa ADISURC deve ancora esprimersi in merito, togliendo di fatto altri 262 posti letto.
Restano, quindi, solo due studentati pienamente funzionanti, l’“Orientale” e il “CampusX”, di cui solo il primo è una struttura pubblica con 142 posti letto, seppure con problemi strutturali evidenti tra cui acqua insalubre e malfunzionamento di ascensori, climatizzatori e altri servizi essenziali, mentre il CampusX nei pressi della stazione centrale è una struttura privata che offre solo il 30% dei 500 posti letto totali a prezzi calmierati per gli studenti borsisti ADISURC, ovverosia 83 posti, mentre i restanti posti letto avrebbero tariffe mensili di 600 euro per le camere doppie e di 850 euro per le camere singole.
Degli 802 posti letto che sarebbero disponibili a Napoli e che sono stati sbandierati dal presidente di ADISURC, Emilio Di Marzio (PD), in un’intervista ad Ateneapoli dello scorso 7 maggio, solo 225, a fronte di questa indagine, risultano effettivamente disponibili per i borsisti e rientrano appieno negli “ammortizzatori sociali” garantiti dall’azienda campana per il diritto allo studio, che comunque non copre la “domanda”, essendo i fuori sede a Napoli sulle 35.000 unità circa, coprendo poco più del 3% di questa platea (sic!).
Omette Di Marzio, inoltre, un aspetto fondamentale, ovverosia la predominanza quasi assoluta dei privati nella costruzione dei nuovi alloggi previsti, 91% in mano a imprenditori del settore immobiliare, portando ad una situazione di prevedibile speculazione da parte dei pescecani capitalisti, come già avviene per quanto riguarda la “riqualificazione” di Bagnoli con la colmata per l’America’s Cup.
Un “rischio” reso evidente dai “vincoli” ai quali i suddetti privati sono sottoposti, di soli 12 anni di piena garanzia dei servizi del 30% degli alloggi privati (come già avviene per CampusX) per l’utenza studentesca, con tutele decrescenti: per i primi tre anni, i borsisti potranno soggiornare pagando tariffe coperte appieno dalla borsa di studio di ADISURC, per i successivi otto anni invece gli alloggi coperti dal diritto allo studio saranno disponibili ad un prezzo pari al 25% di sconto per i borsisti. Va inoltre precisato che la borsa di studio ADISURC copre solo 10 mesi l’anno, lasciando quindi gli studenti beneficiari, nei 2 mesi “scoperti”, costretti a trasferirsi in alloggi gestiti da privati o esposti al rischio sfratto. Non vengono, inoltre, date garanzie su quanto avverrà per le 24 strutture private costruite o riqualificate con i fondi del PNRR una volta scaduti i 12 anni di “concessione” da parte dei privati, lasciando quindi presagire che tali strutture potrebbero facilmente essere adibite al settore alberghiero e turistico una volta tornate pienamente in mano ai concessionari.
La questione degli alloggi universitari che esplose all’indomani della clamorosa chiusura della mensa pubblica a via Mezzocannone nella seconda metà degli anni Novanta, si è trasformata in una problematica mai risolta dalle giunte regionali di “centro-sinistra” e ora sul groppone dell’esecutivo guidato da Roberto Fico. L’utilizzo dei fondi pubblici del PNRR per la costruzione di strutture, perlopiù private, che solo per una breve finestra temporale e solo in piccolissima percentuale saranno adibite effettivamente per il diritto allo studio dimostra ancora una volta chi viene davvero favorito dalla giunta regionale del riformista pentastellato Fico, ovverosia i pescecani capitalisti e i grandi speculatori immobiliari, già ingrassati dalle politiche di turistificazione e gentrificazione che stanno svuotando il centro storico di Napoli dei suoi abitanti per fare posto a strutture alberghiere o di ristoro.
Noi marxisti-leninisti ci opponiamo fermamente al progetto di ADISURC, incapace di garantire il diritto allo studio degli studenti fuori sede e che peraltro già nelle sue attuali capacità non è in grado, né nei fatti né sulla carta, di coprire la totalità dei ragazzi provenienti da fuori Napoli, chiedendo la riqualificazione piena e completa degli studentati pubblici già esistenti e la costruzione di nuovi edifici pubblici, pienamente agibili e interamente adibiti allo scopo di ospitare gli studenti che ne hanno necessità.
 

9 settembre 2026