Marciume nelle “forze dell’ordine”
Arrestati a Napoli tre poliziotti per estorsione
Avevano accesso illimitato alle banche dati informatiche dello Stato
Redazione di Napoli
Non si fermano le inchieste sul marcio sistema presente nelle istituzioni locali in camicia nera. In particolar modo, a Napoli la corruzione all’interno delle “forze dell’ordine” è esplosa tanto che la Procura ha arrestato e condotto presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere tre agenti di polizia in servizio presso la questura di Via Medina. Le accuse sono di estorsione, rivelazione di segreto d’ufficio e accesso non autorizzato ai sistemi informatici. In sostanza i tre da tempo spiavano alcuni soggetti incappati nel codice penale, ne studiavano i movimenti grazie anche all’accesso abusivo alle banche dati dal ministero dell’Interno.
Scoperti dalla magistratura partenopea il 1° settembre 2025 quando i tre indagati, tramite accesso non autorizzato ai sistemi informatici, avevano individuato in località Gianturco un uomo sotto inchiesta per riciclaggio, sottraendogli dietro minaccia una somma di circa 90mila euro i quali, però, non sarebbero mai stati dichiarati né consegnati ad alcun deposito della polizia. I tre agenti, convinti di agire indisturbati erano in realtà sorvegliati e dalle intercettazioni allegate agli atti si può comprendere come questo possa essere tutt’altro che un episodio isolato, come testimonia il “timore” espresso da soggetti indagati per simili accuse di incontrare agenti delle “forze dell’ordine” che possano privarli di denaro illecito, consapevoli del fatto che, in quanto indagati, non potrebbero sporgere denuncia per il denaro sporco. Dinanzi al Gip gli agenti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Questa ennesima inchiesta, unita a simili degli scorsi mesi, come le inchieste riguardanti torture, lesioni e verbali falsificati da parte degli agenti di custodia del carcere minorile di Casal del Marmo dello scorso aprile o ancora la vicenda del poliziotto-killer di Rogoredo coinvolto nel giro d’affari dello spaccio locale, per non citare il maxi-processo nell’aula bunker del carcere di Santa Maria Capua Vetere a carico di centinaia di poliziotti penitenziari rei di aver pestato centinaia di detenuti, è la dimostrazione evidente della corruzione endemica delle “forze dell’ordine” borghesi, in cui individualismo e carrierismo prevalgono e sono la “bussola” che guida tutti questi crimini commessi “in divisa”, dall’estorsione alla tortura fino all’omicidio premeditato.
9 settembre 2026