Nuovo passo del regime capitalista neofascista
Via libera alla polizia per il riconoscimento facciale con l'IA senza l'autorizzazione dell’autorità giudiziaria pm
Associazione a delinquere per gli scontri di piazza
 
Il Consiglio dei Ministri lo scorso 4 agosto ha approvato, in esame definitivo, il testo di un decreto legislativo che, in attuazione della delega contenuta nell’articolo 24 della legge n. 132/2025, adegua la normativa italiana al regolamento dell’Unione Europea n. 2024/1689 che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale.
Il decreto legislativo, che per l’entrata in vigore dovrà essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, introduce la prima disciplina organica dell’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale nelle attività di polizia, compreso ovviamente il riconoscimento facciale e personale attraverso l’intelligenza artificiale stessa, stabilendo la possibilità anche di un sistematico controllo preventivo dei frequentatori di luoghi pubblici vigilati da telecamere collegate con le forze di polizia, confrontando le immagini di coloro che frequentano tali luoghi con le foto presenti sia nelle banche dati delle forze di polizia (dove sono presenti tutti coloro che sono stati fotosegnalati direttamente da queste ultime) sia nelle carte di identità elettroniche (dove sono presenti tutti i residenti in Italia) sia, per gli stranieri che siano transitati in Italia, nei passaporti, con foto acquisita tramite scanner nei posti di frontiera. Non sfugga inoltre il fatto che la nuova carta di identità elettronica, contrariamente a quella cartacea che era emessa dai Comuni, viene emessa dal Ministero dell’Interno e al momento del rilascio vengono acquisite le impronte digitali. È prevista la collaborazione con tutte le polizie nazionali dell’Unione Europea. L’identificazione biometrica differita non necessita di un’autorizzazione del Pubblico Ministero mentre quella in tempo reale - ammessa in casi eccezionali e per periodi limitati – avrà bisogno di tale autorizzazione.
In modo particolare, l’articolo 8 dello schema di decreto legislativo sancisce che “in casi di urgenza” (ad esempio minacce di terrorismo o persone scomparse) la polizia può utilizzare i dati biometrici raccolti con l’intelligenza artificiale integrati con i sistemi di videosorveglianza presenti nelle città attraverso una semplice “comunicazione, anche orale” al pubblico ministero, senza cioè dover sottostare a controlli e ad autorizzazioni dell’autorità giudiziaria. L’articolo 10 stabilisce poi che per “il contrasto dei reati” le forze di polizia potranno effettuare una raccolta preventiva della durata di sette giorni dei dati biometrici di tutte le persone che accedono a un dato luogo: in parole povere, se in un luogo pubblico è prevista una manifestazione, un comizio, un presidio o un corteo le forze di polizia potranno registrare i tratti del volto e l’iride di chiunque passi di lì durante la settimana precedente.
Si è così venuta a creare nell’Italia contemporanea una situazione del tutto sovrapponibile a quella che si creò sotto i regimi nazifascisti per ciò che riguarda il controllo sulla società, la repressione del dissenso e, di conseguenza, i crimini che vennero commessi: l’attuale Stato borghese, infatti, è di tipo neofascista esattamente come quelli retti da Mussolini, Hitler e Franco, e gli attuali corpi di polizia sono gli stessi, identici corpi che eseguirono materialmente, con atti amministrativi ed esecutivi, tutte le nefandezze alle quali il fascismo aveva dato rango legislativo, come le legislazioni razziali contro gli africani del 1937 e quelle contro gli ebrei del 1938 e 1939: della schedatura di questi ultimi, con tutte le sciagurate conseguenze giuridiche che gli ebrei dovettero sopportare, furono responsabili gli stessi, identici corpi di polizia che oggi vengono chiamati dal regime della Meloni a schedare le masse popolari con l’intelligenza artificiale.
E la volontà di reprimere il dissenso sociale e la rabbia che monta, soprattutto nelle masse giovanili, si vede anche da un altro gravissimo passo compiuto, in nome del regime capitalista neofascista, da alcuni esponenti di Fratelli d’Italia (i senatori Malan e Speranzon, i deputati Bignami, Filini, Kelany e Montaruli) lo scorso 29 luglio, presentando una delirante proposta di legge che vorrebbe equiparare i partecipanti a un corteo nell’ambito del quale avvengano scontri con la polizia a una vera e propria associazione a delinquere.
Secondo i politici che hanno illustrato tale novità, la nuova normativa considererebbe delinquente associato colui o colei che “partecipa ad un gruppo composto da tre o più persone che, pur privo dei requisiti di stabilità e di struttura gerarchica, si costituisce o si coordina, anche mediante strumenti di comunicazione elettronica o in occasione di manifestazioni pubbliche” al fine di commettere reati quali resistenza a pubblico ufficiale, devastazione e saccheggio, attentati a impianti di pubblica utilità, lesioni personali, danneggiamento, ossia i fatti che vengono invariabilmente contestati quando le manifestazioni degenerano, e molto spesso peraltro tale degenerazione avviene per responsabilità che vanno ascritte solo ed esclusivamente alle forze di polizia.
Insomma, pur di reprimere il dissenso il regime neofascista non si fa scrupolo di considerare associate persone che, pur presenti contemporaneamente in un corteo, nemmeno si conoscono, con conseguenze penali equiparabili a quelle dei reati di mafia e terrorismo.

9 settembre 2026