Ininterrotte stragi di civili in tutto il Paese aggredito dai nazizaristi russi
L’Ucraina resiste sul campo e propone un nuovo importante piano di pace respinto dalla Russia
Putin: “Gli attacchi di Kiev provocano danni economici e perdite"
Zelensky: “l'Ucraina sarà uno Stato indipendente per sempre. Gli ucraini non saranno mai ciottoli per gli stivali dello Zar”
 
Anche tutto il mese di agosto e l’inizio di settembre sono trascorsi all’insegna della morte e distruzione causate dall’aggressione nazizarista della Russia all’Ucraina. Su tutti l’attacco a Kryvyi Rih del 21 agosto al più grande centro commerciale della città che ha provocato 14 morti e centinaia di feriti, “Mirato, crudele… un'atrocità assoluta da parte dei russi. Sono solo animali” il commento del presidente ucraino Zelensky, e quello contro il villaggio di Myla del 30 agosto, nella regione di Kiev, e della successiva esplosione che ha falcidiato 38 persone, ferendone altre decine.
Il nuovo zar del Cremlino e criminale di guerra Putin non cede di un millimetro, e, anche a costo di far crollare in maniera rovinosa l’economia e le condizioni interne della superpotenza russa, respinge tutte le proposte di tregua e pace provenienti dall’Ucraina e dall’Occidente. L’ultimo importante tentativo in questa direzione è arrivata il 23 agosto, allorché il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che, insieme a Stati Uniti e Europa, era stato elaborato un piano per porre fine alla guerra, che prevedeva “un cessate il fuoco, una zona economica franca e il ritiro delle truppe”. “Queste sono idee condivise dagli americani, dagli europei, e sono il risultato di colloqui conclusi tra gli americani, noi e i russi”, ha detto. Nel dettaglio “c'è un'idea per un cessate il fuoco, questo è il punto principale”, ha spiegato ancora Zelensky. “La seconda parte riguarda la proposta americana di una zona economica franca”. Si tratta di un piano in cui "noi e i russi facciamo gli stessi passi indietro, creando così una zona cuscinetto, una sorta di zona economica franca, sotto una qualche forma di guida. Non è ancora chiaro quale, ma si tratterà di una terza parte".
Un compromesso che sembrava accettabile ma che non ha trovato finora risposte positive dalla Russia. Per Zelensky è tremendamente difficile portare "i russi ad accettare la fine di questa guerra senza il ritiro dell'Ucraina dal Donbass e altre decisioni inopportune. Il segnale è che i russi insistono esclusivamente sul fatto che gli ucraini debbano ritirarsi dalla parte orientale del loro paese, altrimenti se ne impadroniranno. Ai russi non importa quante vittime avranno e quanto tempo ci vorrà. Vogliono comunque raggiungere questo obiettivo". Il Cremlino ha respinto ufficialmente la proposta il 25 agosto: "Il Donbass è un territorio della Federazione Russa, una regione della Federazione Russa, e difficilmente un terzo Paese può occuparsi della gestione delle regioni della Federazione Russa", ha affermato il portavoce, Dmitry Peskov, citato dall'agenzia Interfax.
Un chiaro messaggio al presidente americano Trump ancora convinto da padrone del mondo che si avverino tutti i suoi voleri, vantandosi di “aver risolto otto guerre”. I suoi inviati in questi giorni a Mosca e Kiev, Witkoff e Kushner, portano con loro una "proposta per mettere fine alla guerra" fra Russia e Ucraina. Ma il vice ministro degli Esteri russo, commentando la visita della delegazione americana a Mosca ha seccamente confermato che gli Stati Uniti dovrebbero tenere conto della realtà sul campo, dove la situazione “si sta evolvendo a sfavore di Kiev”.
In realtà il campo ci dice che la Russia perde ogni mese circa 6mila soldati in più di quanti non ne riesca a reclutare per l’aggressione nazizarista dell’Ucraina. Secondo quanto pubblicato dall’inglese “Guardian” il 29 agosto la macchina bellica di Putin continua ad acquisire nuove reclute a un ritmo stimato di circa mille al giorno, ma negli ultimi due mesi il flusso non è bastato a sostituire i soldati uccisi o feriti al fronte. Questo elemento sarebbe alla base dell'intensificazione degli attacchi missilistici russi contro obiettivi civili ucraini. Dall'inizio di luglio la Russia avrebbe lanciato oltre 360 missili, sfruttando la scarsità delle difese di Kiev contro i missili balistici e puntando a colpire le infrastrutture energetiche in vista dell'inverno. Il giorno dopo il periodico bollettino di aggiornamento delle forze armate ucraine ha parlato di ben 1.486.600 perdite tra le truppe di Mosca dall'inizio dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina, il 24 febbraio 2022, precisando che il dato comprende morti e feriti. Lo Stato maggiore ucraino sostiene inoltre che dall'inizio della guerra la Russia abbia perso 12.311 carri armati, 25.248 veicoli corazzati da combattimento, 141.453 automezzi e cisterne, 48.833 sistemi di artiglieria e 2.072 lanciarazzi multipli. Le perdite dichiarate comprendono anche 1.594 sistemi di difesa aerea, 440 aerei, 354 elicotteri, 2.435 sistemi terrestri senza equipaggio, 35 navi e imbarcazioni e due sottomarini.
Il piano di contrattacco dell’Ucraina punta a lanciare 1000 droni al giorno contro la Russia secondo quanto illustrato dallo stesso Zelensky su “Telegram”, che ha chiesto altresì di accelerare significativamente la produzione di droni intercettori, destinati in particolare a contrastare i droni Shahed a propulsione a reazione utilizzati massicciamente dalla Russia. Secondo il presidente ucraino, gli attacchi ucraini a lungo raggio stanno già producendo importanti effetti economici e logistici in Russia. Zelensky sostiene in particolare che le scorte e le esportazioni russe di benzina sono diminuite, che la logistica sta incontrando difficoltà e che Mosca ha iniziato, per la prima volta, a importare benzina e a sostenere finanziariamente le proprie compagnie petrolifere. Secondo Zelensky queste perdite aumenteranno se la Russia si rifiuterà di negoziare seriamente per porre fine alla guerra. Uno degli ultimi attacchi con droni è arrivato a colpire una delle più grandi raffinerie di petrolio della Russia, nella città di Yaroslavl, nonche quella di Slavneft-Yanos, sostenendo che l’impianto fornisce carburante e lubrificanti alle forze armate russe. Il 27 agosto il presidente ucraino ha rivelato che "Nelle ultime 24 ore, i nostri soldati hanno imposto sanzioni a 16 obiettivi in Russia. In particolare, sono state effettuate risposte a lungo raggio contro infrastrutture petrolifere - il portafoglio petrolifero russo che finanzia la guerra. Sono stati colpiti anche aeroporti, un'unità missilistica e infrastrutture costantemente utilizzate per lanciare attacchi contro l'Ucraina. Le nostre sanzioni hanno colpito anche un'impresa militare e la logistica russa - ha aggiunto - La guerra deve tornare da dove è venuta. L'Ucraina risponde agli attacchi russi, e lo facciamo in modo tale da garantire che il costo della guerra per l'aggressore aumenti inevitabilmente. Stiamo giustamente riducendo la capacità di aggressione della Russia".
Considerazioni veritiere confermate dallo stesso zar del Cremlino. L'Ucraina "ha aperto il vaso di Pandora quando ha deciso di attaccare le infrastrutture economiche russe" ha dichiarato Putin citato da “Ria Novosti”. "Il regime di Kiev si è prefissato l'obiettivo di danneggiare la nostra economia. Cosa ha fatto? Ha aperto lui stesso questo 'vaso di Pandora'. Bene, ora avrete una risposta riguardo ai settori più sensibili della vostra economia, che, francamente, sono già allo stremo", ha affermato. Gli attacchi di Kiev "provocano danni economici e perdite", ma l'Ucraina "non ha tratto alcun vantaggio" da questi raid e "le azioni del nemico non hanno avuto alcun effetto sulla situazione al fronte".
Il 24 agosto nel giorno del 35° anniversario del distacco dell'Ucraina dall’URSS socialimperialista, il presidente Volodymyr Zelensky ha elogiato la resilienza e il coraggio degli ucraini, affermando che “il Paese continuerà a difendere la propria indipendenza nonostante la guerra”. Zelensky ha sottolineato che “l'invasione russa su vasta scala dura da 1.643 giorni e che, nonostante le difficoltà, gli ucraini restano uniti”. Secondo il presidente, il principale errore commesso da Vladimir Putin è stato “non considerare nelle sue strategie il fattore più importante: il popolo ucraino… L'Ucraina sarà uno Stato indipendente per sempre, su questo non c'è dubbio: gli ucraini non saranno mai ciottoli per gli stivali dello zar, non accetteranno ciò in cui non credono e non rinunceranno mai al loro sogno di vivere liberi".

9 settembre 2026