60° Anniversario di un evento che ha fatto epoca
Viva la via universale della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria e l’esempio che le guardie rosse danno ai giovani che vogliono cambiare l’Italia!

Qui di seguito pubblichiamo il magistrale discorso che il compagno Angelo Urgo, a nome del Comitato lombardo del PMLI, ha pronunciato il 18 luglio 2026 alla riunione della Cellula "Mao" di Milano, alla quale hanno partecipato dei simpatizzanti, per celebrare in maniera militante il 60° Anniversario della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria in Cina.
Esemplare ed efficace l'attualizzazione dell'evento storico di valore universale in riferimento alla situazione politica e agli sforzi del Patito, in particolare del Segretario generale e Maestro del PMLI compagno Giovanni Scuderi, tesi a raggiungere e collegarsi con le ragazze e i ragazzi che lottano per cambiare l'Italia.
Senza dubbio il compagno Angelo Urgo ha offerto a tutto il Partito, specialmente ai sui membri più giovani, uno strumento di studio, di ispirazione e di lavoro molto utile, ci mancava. Grazie mille compagno Angelo.
Il compagno Scuderi e il compagno Mino Pasca, Portavoce de "Il Bolscevico", hanno studiato questa importante opera.
Compagne e compagni,
nonostante siano passati sessant’anni dal suo inizio, la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria (GRCP) cinese ha ancora tanto da dire a chi aspira a cambiare il mondo liberandosi del capitalismo. Purtroppo però è poco conosciuta a livello di massa, per via dell'opera di denigrazione e cancellazione della storia del socialismo portata avanti dalla borghesia. Sta a noi marxisti-leninisti fare chiarezza su ciò che fu questo evento epocale.
La GRCP scoppia ufficialmente il 16 maggio 1966, ma la battaglia dei marxisti-leninisti cinesi guidati da Mao contro il revisionismo moderno in Cina e nel movimento comunista internazionale era in corso da tempo. Già all'indomani del famigerato XX Congresso del PCUS nel 1956, quando Krusciov rinnegò Stalin e la rivoluzione, Mao aveva rilevato che “una volta aperta questa breccia, sostanzialmente si è gettato via il leninismo” (1). Questa osservazione di Mao, poi confermata dalla restaurazione del capitalismo in Urss avviata da Krusciov e portata disastrosamente a termine da Gorbaciov nel 1991, avviò lo scontro internazionale fra i difensori del marxismo-leninismo, della dittatura del proletariato e della via dell'Ottobre con alla testa Mao, da una parte, e gli opportunisti restauratori del capitalismo e predicatori della fallimentare via parlamentare dall'altra, rappresentati in Italia da Togliatti e Berlinguer.
In Cina i seguaci di Krusciov sono Liu Shaoqi e Deng Xiaoping. A parole sostengono Mao e il marxismo-leninismo, ma nella pratica usano il loro potere (erano rispettivamente presidente della Repubblica e segretario generale del PCC) per sabotare la costruzione del socialismo e promuovere il capitalismo dietro il pretesto che la lotta di classe è finita ed è necessario sviluppare la produzione. La gravità della situazione diventa evidente nel 1964, quando i revisionisti riescono a bloccare la linea di Mao per quanto riguarda il Movimento d'educazione socialista, impedendogli di rivolgerla contro i dirigenti che sostengono il capitalismo. “Se nel Centro dovesse comparire il revisionismo, bisognerebbe ribellarsi” (2), avverte allora Mao. Il quale, a seguito di un'attenta analisi della storia della dittatura del proletariato, aveva concluso: “La società socialista abbraccia un periodo storico molto lungo, nel corso del quale esistono ancora le classi, le contraddizioni di classe e la lotta di classe, esiste la lotta tra le due vie, il socialismo e il capitalismo, ed esiste il pericolo di una restaurazione del capitalismo” .

Lo scoppio della GRCP
Alla fine del 1965, Mao guida la critica al dramma storico La destituzione di Hai Rui , che in realtà era un'allegoria in difesa di Peng Dehuai, il dirigente revisionista che nel 1959 si era opposto alle comuni popolari agricole. A novembre, l'articolo che critica il dramma viene pubblicato a Shanghai. Il quartier generale borghese di Liu Shaoqi tenta (e inizialmente riesce) a censurarlo a Pechino, ma senza successo. Il 16 maggio 1966 il CC del PCC dà inizio alla GRCP.
Gli appelli di Mao a “ribellarsi contro i reazionari” e “fuoco sul quartier generale” sollevano le Guardie Rosse nelle scuole e nelle università di tutto il Paese, le quali si scagliano contro le autorità accademiche revisioniste, criticano il revisionismo con grandi manifesti scritti a mano e si lanciano contro le “quattro vecchie”: vecchie idee, vecchia cultura, vecchie tradizioni e vecchie abitudini. L'iniziale tentativo di reprimerle da parte di Liu fallisce e, in agosto, l'11ª Sessione plenaria dell'8° CC approva una risoluzione che traccia le linee-guida della GRCP.
Nel 1967 scende in campo la classe operaia. Gli operai, i contadini e le Guardie Rosse, organizzatisi nelle fazioni ribelli, avviano la presa del potere dagli organi di governo controllati dai revisionisti e creano i Comitati rivoluzionari, basati sulla revocabilità dei membri e fondati sulla triplice combinazione di anziani, individui di mezza età e giovani. Da questo momento le masse sottopongono i dirigenti revisionisti a una severa supervisione, li criticano coraggiosamente ed esigono la loro autocritica, in modo da prevenire il burocratismo. L'Esercito popolare di Liberazione appoggia attivamente le masse rivoluzionarie e avvia un processo di proletarizzazione, impegnandosi anche nel lavoro produttivo. A questo punto Mao puntualizza: “Lottare contro i dirigenti avviatisi sulla via capitalista è il compito principale [della GRCP], ma non è affatto il suo scopo. L'obiettivo è risolvere il problema della concezione del mondo e tagliare le radici al revisionismo” (3).
Gli “ultrasinistri” e i destri tentano di sabotare il movimento istigando continui scontri di fazione, ai quali Mao e il PCC rispondono invocando la grande alleanza rivoluzionaria. Il 28 luglio 1968, dopo l'attacco armato contro una squadra operaia di propaganda all'Università Qinghua di Pechino, Mao convoca i capi “ultrasinistri”, li critica per essersi montati la testa e ricorda che “la classe operaia deve dirigere tutto” . Dovunque le squadre operaie di propaganda prendono il controllo delle università e ne dirigono la riforma insieme agli studenti.
Nell'ottobre del 1968 la 12ª Sessione plenaria dell'8° CC espelle Liu Shaoqi e il 9° Congresso del PCC nell'aprile 1969 sancisce il trionfo della linea marxista-leninista di Mao. Sconfitto il revisionismo di destra, esplode la lotta contro il revisionismo di “sinistra” di Lin Biao, che dietro l'adulazione di Mao nasconde le stesse idee controrivoluzionarie, il quale viene sconfitto materialmente nel fallito golpe del settembre 1971 e ideologicamente al 10° Congresso del PCC nell'agosto 1973. A questo congresso, gli operai e i contadini costituiscono il 67% dei delegati. La lotta contro Lin è l'occasione per l'entusiasmante campagna di critica contro Lin Biao e Confucio, nella quale per la prima volta nella storia l'ideologia confuciana reazionaria, fossilizzatasi da secoli nella mentalità del popolo cinese, viene criticata e screditata a livello di massa, in ogni ambito della vita. Le donne, soprattutto contadine, vi partecipano in massa.

La posizione internazionalista e antimperialista
Nel frattempo l'Urss socialimperialista provoca scontri di frontiera sul fiume Ussuri nel marzo 1969, ma i soldati cinesi a piedi respingono i carri armati sovietici. Successivamente la Cina popolare ottiene importanti successi sul piano diplomatico riaprendo le relazioni con gli Usa ma soprattutto riconquistando il proprio seggio all'Onu, fino ad allora usurpato dalla cricca di Chiang Kai-shek a Taiwan, nel 1972. Non si tratta però di una capitolazione all'imperialismo, ma di mosse tattiche per romperne l'accerchiamento, come preciserà Mao: “Riguardo la teoria secondo cui la rivoluzione non ammette compromessi, essa non è marxista” (4), ma ricordando: “In riferimento alla questione degli Stati Uniti, è necessario fare attenzione: quando si lotta è facile scivolare a 'sinistra', quando si praticano alleanze è facile scivolare a destra” (5).
La Cina non smetterà di criticare l'imperialismo americano e di sostenere i movimenti rivoluzionari che si battono contro di esso in Vietnam, Cambogia e Laos, così come le guerre di liberazione nazionale nel resto dell'Asia e in Africa, come quella del popolo palestinese contro l'entità sionista, colonialista d'insediamento e segregazionista razziale, sostenuta già allora dall'imperialismo occidentale quale sua testa di ponte in Medio Oriente. Tant'è che il seggio all'Onu viene riconquistato solo grazie all'iniziativa di tante nuove nazioni africane e asiatiche che hanno ottenuto l'indipendenza (gli Usa votarono contro). Il PCC intanto sostiene la formazione di partiti e organizzazioni marxisti-leninisti in tutto il mondo. Ma dopo la morte di Mao quasi tutti si disperderanno, anche per via dell'azione frazionista e settaria dell'opportunista e trotzkista mascherato Enver Hoxha.

La battaglia antirevisionista contro Deng
Nel gennaio 1975 la 4ª Assemblea popolare nazionale adotta una nuova Costituzione che sancisce le vittorie della GRCP, fra cui il diritto-dovere di criticare il revisionismo, le comuni popolari agricole, il diritto di sciopero. Mao quindi lancia la campagna di massa per lo studio della teoria della dittatura del proletariato: “Perché Lenin ha parlato di esercitare la dittatura sulla borghesia? […] Se tale questione non verrà chiarita, il revisionismo avrà la strada spianata. Tutto il Paese deve esserne messo a conoscenza. […] Se elementi come Lin Biao prendessero il potere, sarebbe molto facile per loro restaurare il capitalismo. Dobbiamo quindi studiare a fondo le opere del marxismo-leninismo” (6).
Recentemente riabilitato, Deng Xiaoping, già braccio destro di Liu Shaoqi, fa orecchie da mercante e lancia la politica del “riordino”, prendendo la presunta “anarchia” esistente nel Paese a pretesto per riorganizzare la produzione su basi capitalistiche e cancellare la rivoluzione dell'istruzione. In realtà non poteva tollerare la dittatura del proletariato, il potere operaio in fabbrica e l'istruzione aperta al popolo. Ne scaturisce un grande dibattito, a partire dalle università di Pechino, e i revisionisti, raccoltisi attorno al loro padrino politico, ne escono sconfitti. Lo stesso Deng viene duramente criticato da Mao perché “non prende in considerazione la lotta di classe e non l’ha mai considerata come l’asse attorno a cui ruota tutto il resto nel corso della sua storia. È rimasto al 'gatto bianco o nero', non gli interessa se si tratti di imperialismo o di marxismo. […] non capisce nulla di marxismo-leninismo e rappresenta la borghesia” (7). Nell'aprile 1976, Deng tenta un'ultima disperata mossa con una provocazione violenta in piazza Tian an men, che fallisce e porta alla sua caduta.
Si chiude così l'ultima battaglia antirevisionista di Mao, ma la sua morte lascia inconclusa l'ultima lotta fra le due linee della GRCP, la terza dopo quelle contro Liu Shaoqi e Lin Biao, l'undicesima nel corso della storia del PCC. A riprova che il Partito marxista-leninista si edifica e consolida attraverso la lotta fra le due linee e che è necessario combattere il revisionismo e trasformare la propria concezione del mondo per difendere la linea politico-organizzativa marxista-leninista e saper riconoscere, criticare e respingere il revisionismo comunque mascherato. “La giustezza della linea politica e ideologica” , insegna Mao, “decide tutto”(8).

Gli insegnamenti e i meriti della GRCP
Come ha rilevato il Documento del CC del PMLI del 16 maggio 1986 per il 20° Anniversario della GRCP, dal titolo: “Viva la Grande rivoluzione culturale proletaria. Un evento storico che ha fatto epoca”, questa grande rivoluzione ci ha lasciato otto insegnamenti di valore universale e permanente:
“1. il marxismo-leninismo-pensiero di Mao è l'arma teorica fondamentale per conoscere e trasformare la realtà;
2. il pensiero di Mao è parte integrante e uno sviluppo del marxismo-leninismo;
3. la Rivoluzione culturale proletaria è la via universale per continuare la rivoluzione sotto la dittatura del proletariato, per consolidare e costruire il socialismo e per prevenire e impedire la restaurazione del capitalismo;
4. nel socialismo esistono ancora le classi e la lotta di classe;
5. il Partito del proletariato si edifica nella lotta fra le due linee;
6. la lotta contro il revisionismo è essenziale per mantenere il Partito del proletariato saldo sui principi rivoluzionari e nel solco della Rivoluzione d'Ottobre;
7. il parlamentarismo, il pacifismo, il riformismo e il revisionismo deviano le masse dal corso naturale della rivoluzione;
8. la vittoria finale in un Paese socialista dipende anche dalla vittoria della rivoluzione mondiale e dall'abolizione del capitalismo su tutta la Terra” .
La GRCP ha molti meriti, il primo dei quali è avere impedito ai revisionisti di prendere il potere per tutta la sua durata, ma anche avere favorito l'irruzione del proletariato in tutti i campi della sovrastruttura, compresi la cultura, l'insegnamento, la letteratura e l'arte. Lo dimostrano i contingenti di teorici, artisti, scrittori e poeti operai e contadini all'attacco della tradizione feudale e confuciana. Durante la GRCP, per la prima e unica volta nella storia della Cina, le porte dell'insegnamento superiore furono spalancate alle classi più povere e vennero addirittura aperte università nelle fabbriche e nelle campagne, mentre venivano promossi periodi di lavoro produttivo per studenti, intellettuali e quadri, al fine di ridurre il divario fra lavoro intellettuale e lavoro manuale. Da questa politica nacque l'esperienza dei medici scalzi, giovani studenti di medicina che andavano a provvedere alle cure mediche di base nelle remote campagne.
False anche le affermazioni secondo cui la GRCP sarebbe stato un disastro economico per la Cina, visto che la crescita del Pil per gli anni 1967-1976 fu costantemente intorno al 7%. Vennero fatti sforzi per ridurre le grandi differenze fra città e campagna e fra industria e agricoltura, anche tramite importanti campagne per imparare dal campo petrolifero di Daqing nell'industria e dalla comune di Dazhai in agricoltura, esempi di autosufficienza e creatività dei lavoratori, senza contare che importanti successi tecnologici come la bomba a idrogeno e il primo satellite artificiale della Cina furono conseguiti durante la GRCP.
La storia stessa della GRCP dimostra inoltre che quest'ultima non fu una battaglia di Mao per il potere, ma una lotta di classe su vasta scala che coinvolse ampiamente le masse popolari. Mao fu peraltro sempre contrario all'esaltazione della sua persona e del suo pensiero, come ebbe a dire in un'occasione: “C'è chi blatera che io non avrei commesso nemmeno il minimo errore. Non ci credo, né mi rallegra il fatto che ci sia chi dice così” (9).
Non sorprende che gli storici borghesi e anticomunisti presentino la GRCP come una catastrofe fatta di massacri, carestie, collasso economico e culturale. Essa dimostrò di quanta potenzialità e quanta creatività sia gravido il socialismo e quanto la società dei lavoratori sia superiore alla società capitalistica, sbugiardando chi ciancia di “fallimento” del socialismo realizzato. Ne emerge invece un socialismo “vivo, creatore, (…) opera delle stesse masse popolari” (Lenin).
Naturalmente vi furono degli errori, inevitabili in un'esperienza tanto inedita, ma furono secondari e in generale furono individuati e corretti dal PCC e da Mao, il quale peraltro rilevò: “... sono stati commessi due errori: primo, il volere rovesciare tutti; secondo, la guerra civile totale. Fra i 'tutti' che sono stati rovesciati, alcuni era necessario che fossero rovesciati, come le cricche di Liu e Lin. Altri, però, sono stati rovesciati erroneamente, come molti compagni veterani, i quali comunque hanno commesso degli errori che è possibile criticare. Sono più di dieci anni che non abbiamo un’esperienza bellica, quindi la guerra civile totale, in cui sono stati tirati fuori i fucili, alla quale ha partecipato la stragrande maggioranza e in cui si è combattuto un poco, vale anch’essa come un’occasione per temprarsi. Tuttavia, i pestaggi a morte e il mancato soccorso dei feriti, tutto questo è stato sbagliato” (10).
 

Il ruolo delle Guardie rosse nella GRCP
Un ruolo fondamentale fu giocato dalle Guardie rosse, nate spontaneamente soprattutto da studenti universitari incoraggiati dall'appello di Mao a fare “fuoco sul quartier generale” . Si trattava di giovani di ambo i sessi decisi a difendere il socialismo, che non erano disposti a sottostare alla burocrazia revisionista e che aspiravano ad un mondo senza capitalismo e imperialismo. Mao li spronò a prendere in mano il loro futuro e vi ripose le proprie speranze per mobilitare le masse contro i revisionisti al potere. Il 1° agosto 1966 Mao scrive alle Guardie rosse della scuola media annessa all'università Qinghua di Pechino: “Le azioni rivoluzionarie delle Guardie rosse esprimono l'indignazione e la condanna nei confronti della classe dei proprietari fondiari, la borghesia, l'imperialismo, il revisionismo e i loro lacchè, che sfruttano e opprimono gli operai, i contadini, gli intellettuali rivoluzionari; esse dimostrano che è giusto ribellarsi contro i reazionari. vi esprimo il mio caloroso appoggio” .
Le Guardie rosse furono la scintilla della GRCP, se si pensa che il primo dei tanti dazibao (manifesti a grandi caratteri scritto a mano) che avrebbero poi tappezzato i muri delle città e delle campagne cinesi, fu scritto proprio da un gruppo di insegnanti e studenti dell'Università di Pechino contro il tentativo delle autorità accademiche di spegnere la Rivoluzione Culturale nell'ateneo. Le azioni di questi coraggiosi giovani mobilitarono le università e le scuole superiori della capitale prima e dell'intera Cina poi, dando vita al movimento delle Guardie rosse. Mao espresse il suo appoggio con una lettera del 1° agosto 1966, in cui sosteneva che le loro azioni “dimostrano che è giusto ribellarsi contro i reazionari” . In sei occasioni, Mao riceverà in piazza Tian an men ben 13 milioni di Guardie rosse e altre masse rivoluzionarie. Non smise mai di seguirle e incoraggiarle, fiducioso nell'entusiasmo e nella creatività dei giovani rivoluzionari. Quando necessario le criticò, ma senza demonizzarli per via dei loro sbagli, frutto soltanto dell'inesperienza. “Nel passato” , avrebbe affermato in un'occasione, “abbiamo commesso molti errori. Per voi invece è la prima volta, non possiamo rimproverarvi per questo”.
Le Guardie rosse costituirono la colonna principale della GRCP prima della discesa in campo della classe operaia. Senza farsi intimorire e sconfiggendo l'iniziale repressione da parte delle autorità revisioniste, scavalcando anche i dirigenti revisionisti locali e nazionali del PCC che le volevano bloccare, le Guardie rosse, ispirate dal principio marxista-leninista di “andare controcorrente”, rivendicarono il loro potere sulle scuole e le università, misero in discussione non solo tutti gli aspetti del sistema scolastico e universitario, ma anche della sovrastruttura politica, istituzionale e culturale della società, attraverso grandi dibattiti e giornali autoprodotti, e riempirono le strade con immense manifestazioni in cui criticarono i dirigenti cittadini e provinciali e li costringevano a confrontarsi con loro. In numerosi casi andarono spontaneamente a trascorrere periodi di lavoro in campagna.
Soprattutto le Guardie Rosse si resero conto che per cambiare la scuola e l'università non bastava aver instaurato il socialismo: era necessario criticare a fondo e respingere le idee, la cultura e i metodi didattici borghesi.
Animate dall'internazionalismo proletario, le Guardie Rosse avevano anche una forte sensibilità antimperialista, tant'è che spesso scendevano in piazza per solidarizzare col Vietnam aggredito dall'imperialismo americano o per appoggiare le lotte dei popoli del mondo.
Com'è naturale, il movimento si sviluppò attraverso la lotta fra linea giusta e linea sbagliata, quest'ultima rappresentata soprattutto dagli “ultrasinistri” che rifiutavano la direzione della classe operaia e così facendo si impantanavano nel frazionismo. Le università e le scuole restarono centri ribollenti di creatività rivoluzionaria per tutto il corso della GRCP e saranno proprio gli studenti universitari di Pechino, ancora una volta, a dare un contributo essenziale all'ultima battaglia antirevisionista contro Deng nel 1975.
 

La via è tortuosa, l'avvenire è radioso
La morte di Mao il 9 Settembre 1976 e la debolezza e l'opportunismo dei suoi successori permettono a Deng di tornare al potere e restaurare il capitalismo in Cina a partire dal 1978, quando vengono annunciate le contro riforme che faranno della Cina l'attuale potenza socialimperialista, cioè socialista a parole e imperialista e capitalista nei fatti. La GRCP viene ripudiata ufficialmente nel 1981 con una decisione del CC del PCC mentre i marxisti-leninisti ancora fedeli a Mao vengono perseguitati, espulsi e arrestati. Saranno i carri armati di Deng a causare la mattanza di piazza Tian an men nel 1989 contro gli studenti. Tutto questo consente al regime revisionista e fascista di Pechino di continuare sulla strada del suo sviluppo economico capitalistico basato sullo sfruttamento selvaggio di una manodopera a bassissimo costo composta da milioni di lavoratori, molti dei quali giovanissimi e migranti, privi di ogni diritto, a vantaggio di pochi pescecani capitalisti ultraricchi e della nuova borghesia che controlla il partito revisionista. Ultimamente, avendo superato gli Usa come potenza economica commerciale, rivendica una presenza più decisa nella competizione inter-imperialistica per il dominio dei mercati mondiali. Mao aveva previsto questa possibilità ma aveva detto: “Qualora in Cina dovesse avere luogo un colpo di Stato anticomunista, sono sicuro che non sarà una cosa pacifica e che avrà vita breve, perché i rivoluzionari, che rappresentano gli interessi di più del 90% della popolazione, difficilmente lo potranno tollerare” (11). Anche se dovessero volerci molti anni e vicissitudini.
Mao inoltre disse: “Se mai noi dovessimo essere rovesciati e la borghesia dovesse saltare nuovamente in sella, non avrebbe bisogno di cambiare alcun nome, potrebbe benissimo continuarsi a chiamare Repubblica popolare cinese. La questione principale è stabilire quale classe detiene il potere” (12).
 

L'influenza della GRCP sulla Grande Rivolta del Sessantotto in Italia
L'esempio della GRCP travalicò i confini della Cina e fu di stimolo per le lotte rivoluzionarie e di liberazione nazionale del mondo intero, compresa l'Italia, dove esercitò una notevole influenza sulla Grande Rivolta del Sessantotto.
Anche sul Sessantotto i politicanti e gli scribacchini di destra e di “sinistra” della borghesia nostrana dicono da tempo tante sciocchezze per esorcizzarlo quale grande e acuto scontro fra proletariato e borghesia, il cui riflusso fu dovuto soprattutto all'azione controrivoluzionaria dei falsi comunisti. Si trattò in realtà del più grande avvenimento della lotta di classe in Italia dopo la Resistenza, con i giovani come protagonisti.
Nel Sessantotto è percepibile la presenza tutt'altro che secondaria del pensiero di Mao, della GRCP e delle Guardie Rosse. Fu anche grazie al loro esempio che durante il Sessantotto scoppiò la ribellione di massa contro il revisionismo, rappresentato allora dal PCI, criticato duramente per la sua collusione con il sistema capitalistico e la DC, il suo parlamentarismo e il suo legalitarismo che stavano ormai stretti alle masse in ebollizione.
Come nota il Documento del CC del PMLI “Viva la Grande Rivolta del Sessantotto”, pubblicato il 14 dicembre 1988 in celebrazione del suo 20° Anniversario: “Il movimento studentesco di Milano nel suo complesso e non solo a livello di avanguardia, conquistato dal pensiero e dall'opera di Mao, arriva persino ad assumere il marxismo-leninismo-pensiero di Mao come sua teoria ufficiale. Nelle proposte di tesi politiche del 25 marzo 1970 si legge: 'Il movimento studentesco guidato dal marxismo-leninismo-pensiero di Mao è parte integrante delle masse popolari... Non è il movimento studentesco che influenza le masse popolari, è il pensiero di Mao che per la particolare storia del nostro paese è penetrato nel movimento studentesco e attraverso le iniziative del movimento studentesco influenza le masse popolari'. Si tratta indubbiamente di un avvenimento che non ha precedenti nella storia dei movimenti di massa italiani. Mai infatti prima di allora un grande movimento di massa si era proposto di conformare al marxismo-leninismo-pensiero di Mao il proprio pensiero, la propria vita e la propria azione politica. Questa scelta politica - impensabile in altre situazioni e al di fuori del contesto rivoluzionario del Sessantotto - significava non solo ripudiare l'ideologia e la cultura borghesi e tutte le loro varianti comunque camuffate, incluse quelle più progressiste, ma anche di proporsi di lottare affinché il marxismo-leninismo-pensiero di Mao diventasse la nuova cultura delle masse, in alternativa e in contrapposizione alla cultura dominante”. La fine del movimento studentesco di allora, fagocitato dal riformismo e dal trotzkismo, dimostra che senza la direzione del Partito marxista-leninista e della sua linea proletaria rivoluzionaria i movimenti rivoluzionari anticapitalisti non possono raggiungere i loro obiettivi.
Ispirandosi alle Guardie rosse, che erano divenute il loro modello di ribellione rivoluzionaria, i giovani osarono pensare, parlare e agire. Essenzialmente gli studenti a milioni capivano sempre più che il loro nemico principale era la classe dominante borghese col suo governo, che la loro lotta era parte integrante della lotta di classe contro il capitalismo, che il sistema scolastico e universitario andava cambiato radicalmente e che era necessario ricercare l'unità con tutte le forze sociali e politiche anticapitaliste.
Settori importanti attaccavano apertamente la cultura e del sapere borghese perché educano alla sottomissione all'ordinamento sociale capitalistico. La democrazia diretta divenne la regola organizzativa del movimento studentesco, che chiedeva non soltanto l'apertura dell'università alle masse tramite l'eliminazione delle restrizioni d'accesso come le tasse, ma anche una nuova didattica, nuovi sistemi d'esame e di valutazione, la fine dell'autoritarismo accademico e nuovi organi di governo. Rivendicava insomma il potere nell'università.
La presa di coscienza e la rivendicazione non solo di un cambiamento delle istituzioni universitarie, ma di un radicale stravolgimento e rovesciamento del potere accademico espressione del potere borghese nelle università si tramuta nella parola d'ordine del “Potere studentesco”. Questa parola d'ordine nasce e si sviluppa all'interno delle Università in particolare di Trento e Milano e mette in discussione gli organi collegiali, dimostratisi incapaci di una qualsiasi reale possibilità per le masse studentesche di strappare la minima rivendicazione o spazio decisionale all'interno degli atenei. Le assemblee generali, basate sulla democrazia diretta, diventano i nuovi luoghi di partecipazione e di decisione dove le masse studentesche attraverso ampi dibattiti, decidono e strutturano le lotte e le rivendicazioni. Ma non solo le masse studentesche, anche la classe operaia e le vaste masse popolari vengono coinvolte nelle assemblee generali sulla base della parola d'ordine delle “scuole al servizio delle masse popolari”, un coinvolgimento che si sviluppava grazie anche all'esempio che arrivava dalla Cina di Mao dove operai e contadini erano invitati ad entrare negli atenei in pianta stabile così da portare la cultura proletaria fin dentro il cuore delle università.
Anche la morale borghese e cattolica venne presa di mira e l'esempio più lampante fu la straordinaria discesa delle studentesse e delle ragazze sul campo di battaglia.
Non c'è del resto da stupirsi se i giovani rivoluzionari italiani di allora furono influenzati da quanto stava avvenendo in Cina. La lotta di classe in Italia (e non solo) è sempre stata legata da un saldo filo rosso agli eventi della rivoluzione mondiale, un po' come la Rivoluzione d'Ottobre ispirò il biennio rosso e l'esempio socialista dell'URSS di Stalin orientò le lotte operaie del dopoguerra.
Il pensiero di Mao non è insomma estraneo alla storia della lotta di classe e dei movimenti giovanili e studentesco in Italia e non è affatto azzardato affermare che contribuì in modo fondamentale a elevare la coscienza rivoluzionaria delle masse che presero parte al Sessantotto. Se non ci fossero stati l'esempio di Mao e della GRCP, probabilmente quella Grande Rivolta non avrebbe raggiunto vette così alte.
Un'influenza che continua tuttora in quanto il pensiero e l'opera di Mao furono fondamentali per la nascita del PMLI, avvenuta il 9 Aprile 1977 dopo dieci anni di preparazione, che comprendono la fondazione de “Il Bolscevico” il 15 dicembre 1969.
 

Fare come le Guardie Rosse
I giovani hanno il diritto di vivere la loro gioventù, il diritto allo studio, il diritto al lavoro, il diritto al futuro senza sfruttamento, oppressione, disoccupazione e povertà. Com'è sotto gli occhi di tutti, oggi questi diritti sono negati dal sistema economico vigente, ossia il capitalismo, e possono essere conquistati solo con la lotta. Perciò oggi più che mai è necessario ispirarsi allo spirito rivoluzionario e ribelle delle ragazze e dei ragazzi Guardie Rosse, seguire il loro esempio e raccogliere i loro ideali. Il loro esempio, benché siano passati sessant'anni, è ancora attuale e utile.
Fare come le Guardie Rosse significa innanzitutto combattere il capitalismo e l'imperialismo, che negano ai giovani le loro aspirazioni di cambiamento, ma anche il riformismo, il revisionismo, il parlamentarismo, il legalitarismo e il pacifismo perché ne frenano e ingabbiano le lotte; combattere la cultura e l'istruzione borghesi che veicolano la concezione capitalista del mondo e promuovono la concorrenza, l'edonismo, il disimpegno, il razzismo e l'omofobia; battersi perciò contro la dittatura neofascista della borghesia italiana e l’attuale suo governo della ducessa Meloni che ne sta completando l’instaurazione secondo le linee guida del piano piduista; quindi lottare per l’obbiettivo strategico del socialismo, l'unica alternativa reale e vincente al sistema capitalista. Significa armarsi del marxismo-leninismo-pensiero di Mao e dare la propria forza al Partito del proletariato, mettere al primo posto gli interessi della rivoluzione, del proletariato e del socialismo e non gli interessi personali ed essere risoluti nella lotta di classe.
Per questo le ragazze e i ragazzi che aspirano a un'autentica trasformazione rivoluzionaria dell'Italia sono chiamati a raccogliere quella bandiera e a fare propria la prospettiva del socialismo scientifico indicata da Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao. Devono studiare, organizzarsi, lottare e far crescere il Partito rivoluzionario del proletariato, respingendo ogni illusione parlamentare, riformista e revisionista che distoglie le masse popolari dalla via della rivoluzione.
In questo spirito assume un'importanza particolare l'"Appello alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia", rivolto da Giovanni Scuderi, Segretario generale e Maestro del PMLI, in occasione del 49° Anniversario della fondazione del Partito. È un appello che si rivolge direttamente alle nuove generazioni combattive, impegnate nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro e nelle piazze, invitandole ad aprire un dialogo con il PMLI per affrontare la questione decisiva che ogni autentico rivoluzionario deve porsi: non soltanto contro cosa si lotta, ma soprattutto quale società si vuole costruire e con quale strategia rivoluzionaria conquistarla.
È dunque alle giovani e ai giovani anticapitalisti, agli studenti, ai lavoratori, alle ragazze e ai ragazzi che non si rassegnano al presente e vogliono realmente cambiare l'Italia, che rivolgiamo l'invito a leggere, studiare e fare proprio questo Appello. Come le Guardie Rosse seppero assumere il marxismo-leninismo-pensiero di Mao quale guida della propria azione rivoluzionaria, così anche le nuove generazioni del nostro Paese sono chiamate a fare di questa teoria rivoluzionaria un'arma per trasformare se stesse e la società, ponendosi all'avanguardia della lotta per il socialismo e il comunismo.
Coi numeri 26, 27 e 28, sono stati ripubblicati, uno di seguito all’altro, tre storici numeri speciali de “Il Bolscevico” dedicati al rapporto tra il PMLI e Mao.
Approfittiamo delle ferie per studiarli attentamente perché forniscono un pasto succulento e assai nutritivo ideologicamente e politicamente.
Ci preparano a partecipare con la più alta coscienza politica alla Commemorazione di Mao che il Comitato centrale del PMLI ha organizzato a Firenze domenica 13 settembre presso il Palazzo dei Congressi. Il Portavoce nazionale del PMLI, compagno Mino Pasca, tratterà il tema: 50 anni con Mao, per il socialismo.
Consapevole che la necessità storica di cambiamento sociale dell’umanità alla fine inevitabilmente prevale sulla volontà conservativa imposta delle classi dominanti reazionarie, Mao così affermava: “Il sistema socialista finirà col sostituirsi al sistema capitalista; è una legge obiettiva, indipendente dalla volontà dell'uomo. Per quanto i reazionari si sforzino di fermare la ruota della storia, prima o poi la rivoluzione scoppierà e sarà inevitabilmente vittoriosa” (13). Allora lottiamo per far avanzare la lotta di classe della classe operaia e di tutte le masse sfruttate ed oppresse affinché prendano coscienza che nessuna conquista sociale e politica è completa e definitiva senza la conquista del potere politico del proletariato e l’edificazione del socialismo!
Giovani, prendete esempio dalle Guardie rosse e osate attaccare il capitalismo per cambiare l'Italia!
Buttiamo giù con la mobilitazione di massa e di piazza il governo neofascista della ducessa Meloni!
Lottiamo per conquistare l'Italia unita, rossa e socialista!
Viva la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria, la via universale per prevenire ed impedire la restaurazione del capitalismo nei Paesi socialisti!
Con Mao per sempre contro il capitalismo, per il socialismo, verso il comunismo!
Con i Maestri e il PMLI vinceremo!
 
NOTE
1. Mao, Discorso alla II Sessione plenaria dell'VIII Comitato centrale del Partito comunista cinese, 15 novembre 1956, in Rivoluzione e costruzione, Einaudi 1979, p. 455.
2. Mao, Discorso alla conferenza di lavoro del CC del PCC, 10 ottobre 1965.
3. Mao, Discorso a una delegazione militare albanese, 1 Maggio 1967.
4. Mao, Colloquio con Zhang Chunqiao e Wang Hongwen, 4 luglio 1973.
5. Mao, Colloquio con Zhou Enlai e i responsabili del Ministero degli Affari esteri, 17 novembre 1973.
6. Mao, Sulle questioni teoriche della dittatura del proletariato, ottobre-dicembre 1974
7. Mao, Critiche a Deng Xiaoping, gennaio 1976.
8. Mao, Discorsi con i responsabili di varie località durante il giro d'ispezione provinciale , metà agosto-12 settembre 1971.
9. Mao, Conversazione con Hysni Kapo e Beqir Balluku, 3 febbraio 1967.
10. Mao, Importanti istruzioni del presidente Mao , ottobre 1975-gennaio 1976.
11. Mao, Lettera a Jiang Qing , 8 luglio 1966.
12. Mao, Discorsi ai colloqui con Zhang Chunqiao e Yao Wenyuan, 12-18 febbraio 1967
13. Mao, Intervento alla riunione del Soviet supremo dell'Urss per la celebrazione del 40° Anniversario della Grande rivoluzione socialista d'Ottobre, 6 novembre 1957 - “Libretto rosso”, p. 25

9 settembre 2026