Interminabile catena estiva di femminicidi
Vittime della concezione patriarcale e maschilista borghese

Una lunga catena di femminicidi ha tristemente caratterizzato questa torrida estate. Tra luglio e il 3 settembre 2026 (dati dell'Osservatorio nazionale Femminicidi Lesbicidi Trans*cidi di Nonunadimeno), ben 17 donne sono state ammazzate, la maggioranza di esse, dal proprio partner, dall'ex partner rifiutato o comunque da un uomo conosciuto e del proprio ambito familiare.
Luigia Fortunato (33 anni): uccisa a coltellate dal marito a Loreto (Ancona). Geraldine Yadana Sanchez Nuñez (33 anni): attirata in un casolare abbandonato e strangolata dall'ex compagno a Macherio (Monza-Brianza). Samantha Del Gratta (44 anni): uccisa a colpi di pistola dal compagno guardia giurata a Pisa. Emilia Nobili (75 anni): uccisa dal marito a Poggiridenti (Sondrio). Tania Sperindio: uccisa nelle prime settimane di agosto. Daniela Florea: vittima di femminicidio registrata nella prima metà del mese. Tania Terrin: uccisa dal partner in Veneto. Ornella Fuora / Forastefano: deceduta in ospedale a seguito di un violento pestaggio da parte del compagno. Joanna Rouissi: uccisa in ambito familiare/relazionale a metà agosto. Carmela Bifano: vittima di omicidio nel periodo di Ferragosto. Dafne Rebaudo: uccisa nelle settimane centrali dell'estate. Lorena Isceri (45 anni): rapita, legata e gettata da un viadotto dell'autostrada A1 a Barberino di Mugello dall'ex compagno il 3 settembre.
Questi sono alcuni dei nomi delle donne ammazzate in questa interminabile catena estiva di femminicidi, gli altri sono ancora in fase di accertamento da parte delle “autorità” che dovranno classificarli o no come tali o come omicidi di donne in ambito familiare, come prevede la legge n. 181 del 2 dicembre del 2025 sul “reato di femminicidio”.
Per questo motivo vi è una discrepanza fra i dati del dossier del Viminale emesso poche settimane fa riguardanti i dati del primo semestre 2026 e quelli dell'Osservatorio nazionale di Nonunadimeno: il primo accertava solo 8 casi di femminicidio rispetto ai 40 casi accertati dall'Osservatorio (dati comunque riferiti prima degli ultimi tragici fatti di cronaca).
Va premesso che il riconoscimento come reato del femminicidio è stato un punto importante nella storia della giurisdizione penale nei confronti delle donne, però la sua applicazione sta risultando difficile per l'insufficiente formazione degli enti apposti come magistratura e “forze dell'ordine”, che in una società capitalista sono comunque fortemente influenzati dalla morale e dalla concezione borghese dominante della donna e troppo spesso risultano complici o indulgenti verso chi molesta, aggredisce o violenta le donne. Emblematico a questo riguardo il femminicidio di Tania Terrin avvento a Dolo vicino Venezia in agosto, strangolata dall’ex compagno Dino Keber, che era stato già denunciato dalla vittima e anche da precedenti partner.
L'immane mattanza estiva, alla quale si aggiungono l’omofobia, le violenze e gli assassini di persone omosessuali e transessuali come quella di Mirko Morriconi del 24 giugno ucciso assieme alla madre a Camaiore in provincia di Lucca, dal padre perché gay, non è altro che il frutto della cultura, della morale e dell’etica borghese patriarcale e maschilista dominante che permea ogni aspetto della vita economica, sociale, lavorativa e familiare.
Questa è la sovrastruttura culturale e morale che permea l'organizzazione economica, produttiva e sociale del sistema capitalistico, una sovrastruttura fondata sulla disuguaglianza fra i sessi, sulla rigida divisione dei compiti e dei ruoli fra uomini e donne nella famiglia e nella società, sul controllo, l’oppressione e la subordinazione del sesso femminile da parte di quello maschile in ogni ambito.
Ed è questa cultura e morale patriarcale che anima il governo di Mussolini in gonnella, testimonianza sono le demagogiche quanto ipocrite parole della Meloni all'indomani dell'ennesimo e efferato femminicidio di Lorena Isceri, buttata giù ancora viva da un cavalcavia dell'A1 vicino a Firenze, tese: “In questa legislatura - anche grazie al contributo e al lavoro di tutte le forze politiche presenti in Parlamento - abbiamo raddoppiato le risorse per i centri anti-violenza e le case rifugio, scongiurando anche la possibilità che tante di queste strutture potessero chiudere. Abbiamo reso strutturale e potenziato il reddito di libertà, rafforzato uno strumento fondamentale come il ‘Codice rosso’, introdotto tra i primi in Europa il femminicidio come reato autonomo. Ma davanti a tragedie come quella di Lorena - prosegue - nessuno può pensare che quanto fatto sia sufficiente. Perché ogni donna che viene uccisa da chi aveva promesso di amarla, difenderla, proteggerla è una sconfitta per tutti” .
Sono solo lacrime di coccodrillo quelle di Giorgia Meloni, tese più che altro a difendere l'operato del suo governo neofascista e a confermare di essere il miglior alleato del patriarcato: “ogni donna che viene uccisa da chi aveva promesso di amarla, difenderla, proteggerla è una sconfitta per tutti”...
Mentre si è servita strumentalmente fino ad oggi della violenza sulle donne e dei femminicidi solo per rafforzare le misure di repressione e l’inasprimento delle pene, per alimentare la campagna contro l’immigrazione, per imporre il controllo e la militarizzazione delle città e soprattutto delle periferie urbane considerate a “rischio” attraverso una serie di decreti di urgenza di natura razzista e antimeridionale.
Blatera di aver raddoppiato i fondi ai Centri-antiviolenza e di averne scongiurato la chiusura, quando è sotto gli occhi di tutti che sono insufficienti per far fronte alla sempre più crescente domanda di aiuto di donne sotto violenza e che se funzionano è grazie al lavoro volontario delle operatrici.
Per contrastare questa immane mattanza delle donne e degli stupri e per combattere concretamente la cultura borghese patriarcale e maschilista occorrono subito delle misure adeguate!
Come è scritto nell'editoriale “Fermare il femminicidio” redatto dopo l'assassinio di Giulia Cecchettin, nel novembre 2023, che invitiamo a leggere per il suo insegnamento sul patriarcato e la sua attualità su https://www.pmli.it/articoli/2023/20231129_43a_fermarefemminicidio.html: “Cominciando con l’istituzione di un’informazione ed educazione sessuale, all’affettività e alle differenze nelle scuole di ogni ordine e grado che non sia gestita da gruppi e associazioni palesemente omofobe, antifemminili, antiabortiste, ma che sia scientifica, democratica, rispettosa delle identità e delle differenze di genere.
Vanno potenziati, finanziati adeguatamente e diffusi in modo capillare specie nel Sud i Centri antiviolenza e le case rifugio per accogliere le donne che denunciano, contrastando la crescente pressione verso la loro istituzionalizzazione e irreggimentazione in chiave securitaria e assistenziale, spesso preda di associazioni sfacciatamente pro-patriarcali come i gruppi ProVita.
Occorre poi sollevare le donne dai lavoro domestici e di cura familiari attraverso la costruzione di una fitta rete di servizi sociali, sanitari, assistenziali pubblici e diffusi specie al Sud. Dare lavoro alle donne. Un lavoro vero però, non precario, non ridotto, non part-time, non sottopagato rispetto agli uomini perché la loro piena partecipazione al lavoro produttivo e sociale è l’unica cosa che possa garantire alle donne autonomia e indipendenza economica dagli uomini e dalla famiglia.
Lo Stato borghese e tutte le sue articolazioni si vantano di essere democratiche, in realtà escludono al proprio vertice le donne. Così come fa la stessa Chiesa cattolica e il Papa che escludono le donne dal sacerdozio e dai vertici ecclesiastici. Per la prima volta in Italia vi è una Presidente del Consiglio donna, che tuttavia pretende di essere chiamata al maschile, mentre in parlamento non sono state mai così poche le deputate e le senatrici. Completamente fallimentare è stata fin qui la politica delle “quote femminili”. Per quanto ci riguarda vi dovrebbe essere una presenza paritaria dei sessi nelle istituzioni, nel parlamento, nel governo, nelle istituzioni locali e negli organismi politici, sindacali, sociali, culturali e religiosi e così ci regoleremo certamente nel socialismo. Per ora dobbiamo continuare a rivendicarlo per mettere in discussione l’idea che il potere e i ruoli apicali nella società sono adatti solo agli uomini, mentre alle donne, salvo rare eccezioni, vanno riservati i ruoli di servizio, di cura e secondari.
Il patriarcato e la violenza sulle donne oggi si combattono anche lottando contro il governo neofascista della Meloni e il suo progetto neofascista e piduista di terza repubblica presidenzialista.
Dobbiamo essere comunque consapevoli che per fermare il femminicidio, e sradicare dalla cultura e dalla prassi il patriarcato e il maschilismo, occorre trasformare radicalmente questa marcia società capitalista e borghese e conquistare il socialismo e il potere politico da parte del proletariato femminile e maschile”.
Il comportamento estremamente combattivo, cosciente e oggettivamente anticapitalista delle giovanissime alle manifestazioni fino ad oggi svolte contro la violenza sulle donne e di genere, ma anche nelle manifestazioni studentesche, antifasciste e proPalestina, ci fa ben sperare che questa proposta del PMLI alla lunga sarà accettata dalle masse femminili sfruttate e oppresse.

9 settembre 2026