L'imperialismo americano e il socialimperialismo cinese si combattono anche per l'egemonia sull'Intelligenza Artificiale
Dietro l'allarme dei colossi Usa dell'IA la paura di perdere l'oligopolio
Che sta succedendo ai padri padroni americani dell'Intelligenza artificiale (IA)? Finora erano unicamente preoccupati di vincere la concorrenza sfrenata per assicurarsene il predominio decantandone i mirabolanti prodigi, anche per drenare nel mercato dei capitali gli ingenti investimenti necessari al suo sviluppo, e negando allarmi, rischi e criticità. Con arroganza e cinismo senza pari hanno continuato a sviluppare nuovi sofisticati modelli (immessi sul mercato frettolosamente e ancor prima di averne testato adeguatamente la sicurezza) e a cercare di arrivare per primi nella corsa alla intelligenza artificiale generale, la cosiddetta AGI, persino quando questi allarmi provenivano dagli stessi padri che l'hanno inventata insieme a scienziati e premi Nobel e un anno fa lanciarono all'Onu un appello secondo cui in assenza di qualsiasi regolamentazione, essa potrebbe diventare una minaccia fuori controllo ed esporre il mondo a rischi crescenti come disoccupazione di massa, pandemie ingegnerizzate, sistematiche campagne di disinformazione, sorveglianza di massa della popolazione e la corsa al riarmo e all'uso di armi autonome letali. Frattanto si moltiplicavano le dimissioni di ricercatori come quella recente del 27enne britannico Jacob Coxon che lavorava per Anthropic e accusava: “L’AI può sterminarci, lascio Anthropic... Nessuno sta agendo in modo responsabile. Stanno correndo a tutta velocità verso una super intelligenza in grado di auto-migliorarsi e stanno mettendo a rischio le nostre vite”.
Poi, intorno alla metà di settembre, una svolta improvvisa e apparentemente inspiegabile: i boss di Anthropic, Dario Amodei, e di Openai, Sam Altman, affiancati in qualche modo da Elon Musk di XAI e da Demis Hassabis di Google DeepMind, usavano quasi le stesse parole dicendosi preoccupati per i rischi di perdita di controllo legati all’apprendimento automatico delle macchine e per i recenti incidenti di sicurezza degli agenti IA e invocavano una pausa di riflessione, una tregua nella corsa alla ricerca di nuovi più sofisticati modelli che permettesse di regolamentarla e di metterla in sicurezza.
Macché regole e moratoria ribatteva Mark Zuckerberg di Meta, affiancato da Jensen Huang di Nvidia, che respingeva decisamente ogni idea di ridurre la velocità della ricerca per introdurre controlli indipendenti e responsabilità collettive sulla sicurezza perché ciò impedirebbe alla sua società di colmare il ritardo rispetto ai concorrenti. E quando due ladroni litigano saltano fuori brandelli di verità, ossia che non c'è nessun ravvedimento strategico delle Big Tech ma semplicemente una diversione tattica dettata principalmente dalla necessità di consolidare il loro oligopolio e la supremazia sui numerosi concorrenti interni e internazionali che nel frattempo si son fatti sotto nella competizione minacciando le loro posizioni dominanti.
Gli allarmi sulla sicurezza sono strumentalmente gridati o negati semplicemente in base al tornaconto delle rispettive società. La moratoria è utile alle Big Tech dominanti che temono di far esplodere una bolla tecnologica giacché
non sono riusciti e non riusciranno nel breve periodo a produrre profitti corrispondenti ai colossali investimenti rastrellati sul mercato dei capitali. Mentre chi come Zuckerberg di Meta ne sarebbe penalizzato perché impegnato in una rincorsa molto costosa per recuperare il terreno rispetto ai concorrenti.
Analogamente la svolta regolatoria darebbe uno strumento in più alle Big Tech dominanti per impedire l'ingresso di nuove imprese nel settore. Infatti, davanti a regole molto costose e a verifiche permanenti formulate e definite prevalentemente da chi guida attualmente la corsa all’IA, le loro ricche imprese sarebbero in grado di sostenerne gli alti costi mentre i concorrenti più piccoli finirebbero per esserne irrimediabilmente esclusi.
Tutto si riduce a chi prevarrà nel dominio dell'Intelligenza Artificiale. Del resto lo ha ripetuto chiaro e tondo il fascioimperialista Trump: “L’unico controllo o guardrail di cui L’AI ha bisogno è un presidente forte e intelligente (con un quoziente intellettivo elevato), e gli Stati Uniti certamente ne hanno uno”. “Chi vince nell’IA, vince”. E con ciò ha ribadito che gli Usa non sono disposti in alcun modo a rinunciare all'attuale superiorità rispetto alla Cina per non dare all'avversario tempo e modo di colmare il divario tecnologico. Gli ribatteva il portavoce del ministro degli Esteri cinese: “Alimentare la paura, lo scontro e una competizione feroce non farà che ostacolare una sana governance globale dell’IA”.
Il fatto è, come ha ben spiegato il compagno Mino Pasca nel suo discorso alla Commemorazione per il 50° Anniversario della scomparsa di Mao, che: «Anche sul terreno dell'IA l'imperialismo americano e il socialimperialismo cinese si fanno una guerra senza esclusioni di colpi. Dopo aver bloccato il trasferimento di tecnologie strategiche alla Cina, Trump ha ordinato ad Anthropic di rendere accessibili i suoi modelli più avanzati, Mythos 5 e Fable 5, solo alle autorità e ad aziende selezionate... Per contro il nuovo imperatore Xi Jinping si comporta in modo speculare, sia pure negando a parole la sua politica egemonica ma vantando e offrendo un modello di IA basato su una “sinfonia di cooperazione internazionale” e su “l'open source, la trasparenza, la collaborazione e la condivisione”. Ecco perché, contrapponendo alla “Cortina di ferro” Usa una nuova Via della Seta tecnologica, ha costituito in luglio a Shanghai, con la presenza di Guterres, la Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale (Waico) che già riunisce intorno ai suoi modelli una trentina di paesi tra cui Russia, Brasile, Indonesia e si propone di mettere la Cina alla testa “del Sud del mondo e unire la comunità internazionale nella promozione dello sviluppo e della governance dell'IA”... Invocare la regolamentazione dell'IA è lodevole ma ci domandiamo: chi controlla il capitalismo e l'imperialismo? Sono i Paesi e i popoli del mondo o un pugno di grandi potenze imperialiste e di oligarchi?»
Dopo Anthropic, Openai e Meta, Google è stata la quarta Big Tech statunitense ad avvertire che in giugno, durante un’esercitazione di cybersicurezza, un modello di Gemini ha violato l’ambiente chiuso in cui l'avevano confinato i programmatori e sviluppatori ed è stato capace hackerare tre sistemi informatici aziendali che non dovevano assolutamente rientrare nei suoi obiettivi.
Al di là degli interessi industriali che alimentano il dibattito tra le aziende impegnate nello sviluppo dell'IA, esiste ed è cruciale la questione di chi controlla questa tecnologia più potente di un’arma nucleare. Una questione irrisolvibile nell'attuale sistema imperialista perché non esistono autorità nazionali e sovranazionali neutrali e indipendenti in grado di stabilire quali sono le regole, chi debba scriverle e farle rispettare. Al punto che qualsiasi stretta sulla ricerca e qualsiasi regolamentazione rischierebbe di farci cadere dalla padella nella brace. O avvantaggiando e penalizzando alcune multinazionali e Paesi imperialisti rispetto ad altre oppure attribuendo esplicitamente ai governi americano e cinese il ruolo di arbitri e padroni di questa tecnologia, ancor più di quanto lo siano già oggi. Infatti verso l'intervento e controllo diretti del governo americano sull'IA sta spingendo Alex Karp, cofondatore con Peter Thiel della famigerata Palantir che sostiene Trump per estendere l'egemonia della sua Internazionale nera nel mondo.
L'Intelligenza Artificiale è oramai divenuta l'ennesimo terreno di scontro della guerra tra l'imperialismo americano e il socialimperialismo cinese.
23 settembre 2026