Doveva essere il fiore all’occhiello del “campo largo” in Campania
Sciolto per camorra il Consiglio comunale di Castellammare di Stabia
L’ex amministratore Vicinanza: “Io vittima di una lotta interna al PD”, ma l’indagine gli addebita gravi negligenze

Redazione di Napoli
L’ex “Stalingrado del Mezzogiorno”, Castellammare di Stabia, che negli anni Venti più volte contestò duramente il duce Mussolini nelle visite retoriche e piene di false promesse, nel tempo amministrata dal PCI revisionista, è balzata alle cronache per camorra. E ancora una volta sono le istituzioni locali in camicia nera in combutta con la criminalità organizzata silente ed influente che bissano lo scioglimento sempre per camorra di tre anni prima. Un disastro del cosiddetto “campo largo” che voleva riscattare l’area sud di Napoli richiamando nomi di spessore o di esperienza, volti conosciuti che potessero dare lustro al “centro-sinistra” nella zona; tanto da aver scelto Luigi Vicinanza, ex PCI, eletto proprio nel paese natìo il 10 giugno 2024 e, dopo appena due anni, caduto con la giunta il 14 luglio scorso.
Altro che rinascita! La giunta formata da PD, M5S, Avs, Azione di Calenda e con il supporto di ben 10 liste civiche veniva travolta dalla relazione di 400 pagine rilasciata dalla commissione d’accesso a causa dei rapporti poco chiari tra esponenti dei clan camorristici locali e consiglieri sia di maggioranza che d’opposizione dell’ormai disciolta e precedente giunta a guida monocolore PD. In ultima istanza, la relazione punta il dito contro l’ex giunta di Vicinanza proprio in virtù dei mancati argini che questa avrebbe dovuto anteporre agli evidenti rapporti con esponenti della camorra locale, sia d’affari che di parentela, con numerosi ex consiglieri comunali.
Tra i profili scrutinati nel rapporto della commissione risulta il presidente della giunta, Roberto Elefante, già socio in affari di tale Catello Cacace, soggetto coinvolto con il potente clan camorristico D’Alessandro e destinatario di misure cautelari, era coinvolto anche in frequenti e irregolari richieste di accrediti per i consiglieri, assessori e anche soggetti esterni ma legati da vincoli di parentela per quanto concerne i rapporti del comune vesuviano con la squadra di calcio Juve Stabia, militante in serie B. Un fiume di milioni di euro che coinvolgeva, secondo la relazione, anche l’ex consigliere comunale Gennaro Oscurato, parente di Giuseppe Oscurato, destinatario di misure cautelari per quanto concerne l’inchiesta “Domino Ter”, oltre che indagato per concorso esterno in associazione mafiosa per via dei suoi rapporti con Michele Abruzzese, altro esponente del clan D’Alessandro. Da menzionare Rosanna De Simone, altra esponente della ex maggioranza comunale; pare avere dei rapporti di parentela con un esponente del clan D’Alessandro, Biagio Maiello, estorsore per il clan camorristico e figlio della cugina dell’ex consigliera comunale.
Ma non è solo il “campo largo” ad essere infognato con la criminalità organizzata.
Infatti il documento si concentra sugli esponenti dell’“opposizione” della disciolta giunta comunale, nello specifico la famiglia D’Apice esponente del “centro-destra” locale, ricordando sia il passato recente dell’ex presidente della consiliatura immediatamente precedente, Emanuele D’Apice, figlio di Luigi detto “o’ ministro”, ritenuto fiancheggiatore del clan camorristico dei Cesarano e già gravato da precedenti penali per bancarotta fraudolenta e concorso esterno in associazione mafiosa. Un altro personaggio discusso sembra essere l’ex consigliere Carlo Nastelli, già indagato per essere stato il presunto mandante di un’estorsione ai danni di un architetto stabiese, una figura che conserva tale ambiguità nonostante la sua assoluzione, come precisa la relazione della commissione investigativa.
Infine, le indagini che hanno portato allo scioglimento avrebbero giunto la loro conclusione definitiva con le conferme del collaboratore di giustizia Pasquale Rapicano, che ha identificato in Gennaro Iovino, personaggio politico locale morto nel 2023, un anello di congiunzione tra il clan D’Alessandro e il comune di Castellammare, un ruolo oggi ricoperto dal figlio Francesco Iovino come consigliere comunale.
La relazione stilata dalla commissione investigativa denota un quadro che non lascia alcun dubbio sulla simbiosi evidente tra l’amministrazione locale di Castellammare e i clan, che attraversa trasversalmente sia l’ex maggioranza a guida PD che l’opposizione, fino a giungere alla compagine del “campo largo”.
A seguito del secondo commissariamento del comune stabiese, l’ex sindaco Vicinanza si è espresso con toni evidentemente enfatici e polemici, asserendo di essere vittima di una “lotta interna” al PD e accusando le dirigenze locali e regionali del PD di avergli “imposto” candidati impresentabili. Vicinanza punta il dito probabilmente contro Sandro Ruotolo, considerato come “la componente più giustizialista e settaria del PD guidato da Elly Schlein: non ho mai frequentato personaggi ambigui, non ho in agenda numeri di faccendieri e camorristi, non accetto passaggi su barche o gommoni da personaggi discutibili”. Vicinanza, che ama presentarsi come “giornalista prestato alla politica”, con un passato nel PCI revisionista, ex direttore de L’Espresso , e figura iconica che doveva rilanciare il “centro-sinistra” in Campania ma soprattutto nell’area stabiese, è stato in questa sua narrativa sostenuto anche da diversi movimenti progressisti locali, che ne hanno decretato la sua estraneità. Fatto che non ci convince e sul quale dovrebbe fare chiarezza e a fare i nomi e i cognomi dei presunti “veri colpevoli” del secondo scioglimento di Castellammare di Stabia, senza fare uno squallido teatrino di scaricabarile sui vertici dei partiti del “campo largo” campani o, apparire, come una sorta di “testa di legno” estranea agli intrallazzi camorristici come vuole far credere, nonostante abbia guidato la giunta per due anni senza alcuna critica proprio a quei vertici che oggi discredita.
Ma l’ex PCI rilancia: “Sono stato accusato di avere imbarcato liste inquinate. Ma quelle liste furono compilate e firmate dall'attuale segretario regionale, all'epoca commissario del PD, sulla sede del partito, con l'avallo della segretaria Schlein. Se non ne erano convinti, potevano negare il simbolo del partito alle elezioni”. L’accusa grave è all’attuale segretario regionale della Campania del PD, il deputato Pietro De Luca, figlio dell’ex presidente della Regione e attuale neopodestà di Salerno Vincenzo, che avrebbe avuto anche l’avallo della segreteria nazionale di Elly Schlein. Il che conferma il fallimento completo nel quale è incorso l’ennesimo progetto voluto dai neoliberali del PD e targato “campo largo”, bocciato già da un forte astensionismo di quasi il 40% nel 2024 e alla conta dei fatti, pieno zeppo di infiltrazioni camorristiche.

23 settembre 2026