3.734 sfollati, 215 edifici dichiarati inagibili nel napoletano
Terribile terremoto nei Campi Flegrei
Migliaia di scosse di assestamento in agosto. Le masse popolari in piazza criticano la regione a guida PD-M5S. La giunta Manzoni (PD) si deve dimettere. Insufficiente decreto legge del governo neofascista Meloni. Il governatore Fico stanzia solo 7 milioni di euro
Dichiarare immediatamente lo stato di emergenza
Redazione di Napoli
Il 31 luglio scorso, nella prima serata, nell’area Nord di Napoli, tra Ischia e Licola dov'è perimetrata la cosiddetta “zona rossa”, ossia la parte dei Campi Flegrei più esposta al rischio sisma, si è verificata una scossa di magnitudo 4.7 con la terra che ha tremato per circa 15 interminabili secondi. È una delle più forti scosse avvertite nella zona dai tempi del terremoto degli anni Ottanta che colpì in generale la Campania e in particolare Napoli e provincia e l’Irpinia, ossia la parte comprendente Avellino e il suo hinterland, con migliaia di morti, altrettanti sfollati e una ricostruzione resa difficile dagli appetiti della camorra e delle marce istituzioni borghesi dell’epoca. Tanto è vero che le masse popolari flegree hanno attirato l’attenzione dei media tramite lo striscione “Fate presto” che ha richiamato la parola d’ordine rilanciata proprio all’inizio degli anni Ottanta dalle migliaia di senza casa campani. Un fatto di una gravità inaudita al punto che dopo le centinaia e centinaia di scosse nella terra del bradisismo, sono scese in piazza spontaneamente le masse popolari flegree, organizzate dietro lo striscione “Pozzuoli esiste ancora”.
La “risposta” del governo Meloni: il decreto legge del 7 agosto
Per evitare che montasse la rivolta nel territorio puteolano, il governo neofascista Meloni emanava il decreto-legge n. 144 che interveniva, fra l’altro, proprio sulla problematica delle scosse di terremoto che interessano l’ampia area flegrea e le decine di comuni dell’area ovest e nord di Napoli e provincia. Un decreto, lo diciamo subito, che era nel cassetto da tempo, come confermato dal neopodestà di Pozzuoli, Luigi Manzoni, ma assolutamente insufficiente che tratta marginalmente la questione già dal nome (“mini-modello Campi Flegrei”) che prevederebbe una combinazione di contributi a famiglie, fondi per adeguamento sismico, potenziamento dell’apparato comunale, forte ruolo del Commissario e del Dipartimento della protezione civile. Verrebbero stanziati i cosidetti CAS, ossia i “Contributi per Autonoma Sistemazione” per famiglie con abitazioni sgomberate per inagibilità a seguito degli eventi sismici che prevedono importi mensili da 400 a 900 euro in base alla composizione del nucleo; maggiorazioni per over 65 e persone con disabilità superiore al 67%, oltre i limiti massimi; durata fino al rientro o altra sistemazione stabile, e comunque non oltre il 31 dicembre 2027. Il governo stanzierebbe un fondo da 100 milioni di euro di cui 30 mln subito, mentre 70 mln nel 2027 per riqualificazione sismica e riparazione degli edifici residenziali inagibili colpiti. I contribuiti statali dovrebbe essere gestiti anche dalla Protezione civile con estensione della pianificazione straordinaria per il comune di Monte di Procida; per Pozzuoli e Bacoli saranno destinati 2,5 milioni di euro per ripristinare servizi pubblici e reti strategiche; altro denaro destinato ad interventi urgenti su costoni rocciosi, centri operativi comunali, aree di attesa e raccolta. Gli intenti dell’esecutivo di Mussolini in gonnella sono per “un crescente spostamento dalla pura gestione emergenziale alla prevenzione e riqualificazione strutturale”; un'affermazione che sembra lontana dalla realtà, atteso che le famiglie puteolane si sono spostate già da tempo dal territorio, andando a vivere altrove o portando i propri figli in plessi scolastici diversi perché ritengono ormai l’epicentro puteolano ormai insicuro.
Dura risposta delle masse popolari flegree
A diverse settimane dai fatti del 31 luglio sono ben 3.734 gli sfollati come dato ufficiale e ben 215 edifici dichiarati inagibili su 1.085 unità abitative nella zona di Pozzuoli, il comune dell’area flegrea più colpito. Danni minori o, comunque, contenuti, si sono registrati nei comuni, frazioni o quartieri limitrofi, come Licola, Giugliano, Bacoli, Monte di Procida, la zona del Dazio, Napoli e, in particolar modo, tutta la sua zona ovest.
Pozzuoli è stata invece colpita severamente questa volta, il numero degli sfollati continua ad aumentare, sono mancate clamorosamente le strutture per dare soccorso per dormire e mangiare agli sfollati da parte delle istituzioni locali, prime fra tutti la giunta antipopolare guidata da Luigi Manzoni (PD) e la Protezione civile la cui delega regionale è in mano in questo momento a Fiorella Zabatta (Avs). Ad agosto gli sfollati sono stati alloggiati in albergo e in centinaia hanno raggiunto il Palatrincone (solo recentemente sgomberato); in misura minore, ma importante, decine di sfollati a Bacoli e Monte di Procida sono riuscite a trovare autonoma sistemazione temporanea. A Pozzuoli, inoltre, a ridosso dell’apertura dell’anno scolastico risultavano quattro gli istituti che presentano criticità con rischio di saltare i primi giorni di scuola; da registrare anche che nell’area puteolana sono complessivamente 17 gli edifici di culto inagibili.
Le masse non hanno tardato a mobilitarsi e hanno costituito il movimento “Pozzuoli esiste ancora” - guidati da sindacalisti vicini alla Cgil - scendendo in piazza più volte ad agosto e chiedendo subito sia al governo nazionale che a quello regionale di attivare lo strumento legislativo a riguardo per varare lo stato di emergenza affinché “si torni alla normalità che non significa soltanto rientrare nelle proprie case, ma farlo in maniera sicura tutelando l’incolumità pubblica e dei singoli”, come più volte sottolineato a megafono dai manifestanti.
Ad appoggiare la giusta lotta delle masse flegree si sono aggiunti i disoccupati organizzati e i precari, spinti anche dall’annuncio delle istituzioni nazionali e locali dell’eventualità di assunzione “fino a 500 unità” proprio nel settore della Protezione civile comunale e non; tanto che sono stati organizzati sit-in con tende fuori la regione Campania, dove è stato presente anche il Segretario della Cellula “Vesuvio Rosso” di Napoli del PMLI, compagno Luigi Prodomo.
Rigettare la proposta Fico-Meloni sulla legge speciale
Noi marxisti-leninisti abbiamo seguito da vicino per tutto il mese di agosto e le prime settimane di settembre la situazione nei Campi Flegrei, partecipando alle manifestazioni e ai sit-in proposti dai Comitati territoriali; chiaramente lo continueremo a fare sottolineando che non ha convinto l’intervento della giunta regionale che, ad oggi, ha stanziato soltanto la misera somma di 7 milioni di euro e attualmente non sembrano rassicurare le parole sia del governatore Fico né dell’assessore Fiorella Zabatta. Ci riferiamo alla proposta - che sembra incontrare i favori del governo Meloni - di costruire un modello di legge speciale evitando così di dichiarare il territorio flegreo “emergenziale”, avvenuta nella seduta di fine agosto del Consiglio regionale. A differenza dei Comitati territoriali flegrei che avevano proposto l’immediato stato di emergenza nazionale che avrebbe aperto a cospicui finanziamenti che sarebbero ricaduti sulla costruzione di nuove case e il recupero di quelle lesionate, Fico ha opposto il fatto che si tratta di misura temporanea e limitata (6-12 mesi) che non risolve i problemi strutturali e non consente interventi come l'abbattimento e la ricostruzione degli edifici o la risoluzione di difformità urbanistiche (sic!). “Massima collaborazione con il governo, io sono per il massimo interesse di Pozzuoli, lavoriamo per i cittadini”, ha dichiarato il presidente riformista, richiamando il principio dell’Ue imperialista sulla “leale collaborazione”, del quale non convince la sua proposta di una legge speciale ad hoc a lungo termine con una cabina di regia mista e probabilmente la nomina di un Commissario ad hoc, mentre non sembrano essere menzionate le masse popolari organizzate in Comitati cui spetterebbe l’ultima parola sulla ricostruzione del territorio danneggiato.
Nella cabina di regia siederà anche un rappresentante dei Comitati cittadini.
23 settembre 2026