Rapporto annuale di Antigone
Le carceri italiane versano in condizioni disumane
Col governo Meloni 8 mila detenuti in più.
L’emblematico caso del carcere fiorentino di Sollicciano, tra i peggiori d’Italia
Lo scorso 19 maggio l’associazione Antigone ha presentato il XXII rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia denominato ‘Tutto chiuso’, realizzato attraverso 102 visite di monitoraggio svolte nell’arco di un anno negli istituti penitenziari di tutta Italia da responsabili della stessa associazione.
Il quadro che è emerso è a dir poco tragico anzi si può affermare che gli istituti di pena italiani versano in condizioni disumane e degradano e umiliano i detenuti anziché agevolarli nel loro percorso di recupero.
Il rapporto ha documentato celle sovraffollate, sporche e umide, corridoi dei penitenziari pieni di rifiuti, scarso spazio dato a educazione, ad attività lavorative e ricreative, decine di detenuti morti o per suicidio o per cause da accertare, crimini commessi – come le condanne già intervenute attestano – da appartenenti al corpo di polizia penitenziaria su detenuti anche minorenni.
Antigone fa anche una chiara denuncia che contiene importanti implicazioni politiche, perché rileva che la situazione è in netto peggioramento, in quanto dal 2022 – da quando cioè si è insediato il governo Meloni - a oggi ci sono dentro le carceri 8 mila persone in più, nonostante siano tendenzialmente stabili tutti gli indici di delittuosità grazie alle norme repressive dei vari decreti sicurezza voluti dal governo neofascista della Meloni in combutta con la polizia penitenziaria, che è parte della sua base elettorale. Antigone mette in evidenza che dall’inizio della legislatura sono stati introdotti almeno 55 nuovi reati, almeno 60 nuove aggravanti e non meno di 65 inasprimenti sanzionatori Si certifica che durante lo scorso anno è calato il numero delle persone che scontano le misure alternative dell’affidamento in prova al servizio sociale e della detenzione domiciliare, nonostante nelle carceri italiane siano presenti circa 25 mila detenuti con una pena residua da scontare al di sotto dei tre anni e che ben avrebbero potuto avere accesso a una misura alternativa al carcere.
Più in dettaglio, per ciò che riguarda l’edilizia penitenziaria emerge che al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di soli 46.318 posti realmente disponibili, con un tasso generale di sovraffollamento del 139,1% e un tasso che in 73 istituti ha superato il 150% e che in 8 addirittura il 200%. Oltre alla quantità di posto disponibile negli istituti deve essere presa in considerazione anche la qualità, perché dal 2018 al 2024 i tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 30 mila ricorsi presentati da detenuti che denunciavano trattamenti inumani o degradanti.
L’aumento delle presenze – mette in rilievo il rapporto - non dipende da un aumento della criminalità perché il numero dei reati in Italia resta sostanzialmente stabile e nei primi mesi del 2025 risultava addirittura in calo dell’8%, e comunque calano anche gli ingressi in carcere e continua a diminuire il ricorso alla custodia cautelare, che oggi riguarda il 24,1% delle persone detenute.
Tuttavia, emerge, a crescere sono le pene più lunghe e sta aumentando anche il numero dei recidivi, in quanto oggi solo il 40,8% delle persone detenute è alla prima carcerazione, mentre il 45,9% è già stato in carcere da una a quattro volte, il 10,6% da cinque a nove volte e il 2,7% addirittura più di dieci volte, e ciò è sintomo di un profondo fallimento del principio del valore educativo e riabilitativo dello strumento carcerario voluto dalla stessa Costituzione: infatti solo il 29,3% delle persone detenute lavora durante la permanenza nell’istituto di pena, e tra essi l’85,6% lavora alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria mentre solo il 4,9% lavora per soggetti esterni e anche sotto il profilo della formazione ci sono forti criticità perché appena il 7,9% frequenta corsi di formazione professionale; solo il 31% frequenta percorsi scolastici e meno del 3% è iscritto all’università.
Il governo Meloni ha puntato tutto sulla repressione e sul carcere, infatti sta arretrando il sistema delle misure alternative alla detenzione carceraria: le prese in carico degli uffici di esecuzione penale esterna del Ministero della Giustizia per l’affidamento in prova ai servizi sociali, la misura alternativa più diffusa, sono state solo 24.627 nel 2025, in calo rispetto alle 26.151 del 2024, e anche la detenzione domiciliare, altra importante alternativa alle sbarre dell’istituto, riguardava 13.519 persone nel 2025 contro le 14.247 del 2024. Eppure, alla fine del 2025 ben 24.348 persone detenute avevano un residuo pena inferiore ai tre anni e 7.790 avevano addirittura meno di un anno di pena residua da scontare, ma non hanno potuto accedere a una misura alternativa a causa delle politiche restrittive del governo.
Le denunce non provengono soltanto dall’associazione Antigone, ma anche da altre realtà associative e istituzionali che si occupano di istituti penitenziari che normalmente non balzano agli onori delle cronache, come quello fiorentino di Sollicciano che ha rivelato gigantesche criticità, quasi una beffa alla civiltà di un territorio, la Toscana, che vide il 30 novembre 1786 abolire la tortura e la pena di morte nel Granducato, primo Stato al mondo a raggiungere un tale risultato con la legge di riforma criminale n. 59 del 30 novembre 1786 promulgata dal granduca Pietro Leopoldo I sulla base di queste considerazioni del giurista fiorentino Pompeo Neri: “Siamo venuti nella determinazione di non più lungamente differire la riforma della Legislazione Criminale, con la quale abolita per massima costante la pena di Morte, come non necessaria per il fine propostosi dalla Società nella punizione dei Rei, eliminato affatto l'uso della Tortura”.
Appare quindi vergognoso che in questo territorio lo scorso 22 gennaio nove appartenenti alla polizia penitenziaria siano stati condannati dalla Corte d’Appello di Firenze per torture e sevizie inferte tra il 2018 e il 2020 ai danni dei detenuti del carcere di Sollicciano.
Come se ciò non bastasse, lo scorso 9 aprile una delegazione del Gruppo Foucault – collettivo nato all’interno delle aree tematiche di Sinistra Progetto Comune, in collaborazione con l’associazione Progetto Firenze – ha visitato per oltre quattro ore il carcere di Sollicciano, pubblicando i risultati in una relazione che descrive il carcere come un vero e proprio luogo di tortura.
Risulta che in quel giorno i detenuti erano 562 a fronte di una capienza regolamentare di 506 posti, di cui 136 non disponibili, per cui i posti utili si riducono a 370, con un tasso di affollamento reale che si attesta al 153%, uno dei peggiori in Italia.
Il Gruppo Foucault ha documentato estese macchie di muffa nera che invadono numerose celle causando problemi respiratori, parecchie infiltrazioni d’acqua, carenza di riscaldamento e alcuni sanitari rotti, con alcuni detenuti che hanno segnalato la presenza di escrementi di topi e di piccioni all’interno dei reparti.
Non si comprende come 136 posti siano inagibili e come i servizi siano deteriorati a tal punto in un edificio costruito nel 1983, quindi un edificio modernissimo.
Il Gruppo Foucault segnala inoltre che molti detenuti soffrono di un disagio psichico evidente, diffuso ben oltre i casi ufficialmente diagnosticati, e queste persone non dovrebbero stare in carcere, perché le problematiche relative alla salute mentale possono essere efficacemente trattate solo ed esclusivamente fuori dal carcere, come affermato dalla Corte costituzionale.
Alla denuncia del Gruppo Foucault fa eco l’allarme lanciato dal Garante regionale dei detenuti per la Toscana, Giuseppe Fanfani, che il 24 maggio scorso ha ricevuto la segnalazione di casi di febbre e di pustole di cui soffrono alcuni detenuti di Sollicciano, e la causa potrebbe essere una contaminazione dell’acqua non potabile che sgorga dai rubinetti delle celle usata, oltre che per lavarsi, anche per bere da chi non può permettersi di comprare l’acqua minerale al supermercato interno: veniamo così a scoprire che a Sollicciano neppure l’acqua dei rubinetti risulta potabile.
È triste e infamante per il nostro Paese pensare che il governo Meloni, con la sua politica fascista e la sua ossessione repressiva e reazionaria, possa ricreare le condizioni per riportare indietro la civiltà giuridica italiana a tempi e a modalità che ripugnavano persino a un monarca assoluto di oltre due secoli fa.
30 settembre 2026