Sulla questione palestinese all'assemblea Onu
Guterres si congeda criticando Netanyahu
Il criminale sionista, coperto da Trump, tenta di giustificare il genocidio palestinese
 
Nel suo ultimo discorso prima di lasciare l’incarico il 31 dicembre, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha aperto il 22 settembre l’81ª Assemblea generale al Palazzo di vetro di New York e ha toccato fra i vari temi quello della Palestina che nel recente passato, solo a richiamare le risoluzioni Onu inapplicate, gli sono valse l'accusa di antisemitismo da parte dei criminali sionisti di Tel Aviv. Davanti ai rappresentanti di 193 Paesi ha affermato che “in Medio Oriente aumentano i conflitti e i cosiddetti 'cessate il fuoco' si potrebbero chiamare 'riduzione del fuoco', con i civili che ne pagano il prezzo. È ora di dire basta”; ha rilanciato la sentenza della Corte internazionale di giustizia che ha emesso “misure provvisorie vincolanti per prevenire atti di genocidio nella Striscia di Gaza” e chiesto ai Paesi di “osservare le decisioni dei tribunali internazionali”, a quei paesi imperialisti anzitutto che in blocco le ignorano appoggiando il genocidio. Riguardo l'occupazione sionista della Cisgiordania ha ricordato che “violenze, sfollamenti e espansione degli insediamenti stanno demolendo la strada della pace” e in particolare alimentano “lo spettro della pulizia etnica”. La contemporanea condanna dei “terroristi” di Hamas per l'attacco del 7 ottobre e il richiamo alla oramai farsesca soluzione dei due Stati non lo hanno salvato da nuovi attacchi sionisti.
Solo pochi minuti dopo già l'intervento del fascioimperialista Trump confermava che i “cessate il fuoco” in Medio oriente così concepiti sono sostanzialmente dei passaggi della sua politica belicista nella regione a partire dall'aggressione del 28 febbraio all'Iran assieme all'alleato sionista, il criminale Netanyahu. Il presidente Usa tra le altre elogiava il suo “successo” nell'aver posto fine alla guerra a Gaza e aver riportato a casa gli ostaggi e presentava il suo piano di pace in 20 punti e il nuovo Board of Peace come strumenti determinanti per il futuro di pace. Non certo per i palestinesi. In ogni caso per Trump il posto dove si decide la politica mondiale non è più l'Onu e rimandava ai suoi vertici con Xi e casomai con Putin.
Non lasciavano traccia significativa gli interventi dei leader europei presenti, tutti fuorchè la neofascista Meloni che ha mandato al Palazzo di vetro il ministro Tajani guidato dall'efficacissimo slogan “Contro la politica della forza, scegliamo la forza della politica”. Non perdeva invece l'occasione della trubuna Onu il nuovo palese concorrente per l'egemonia locale ai criminale sionisti, il dittatore turco Erdogan, “Gaza non è solo il più grande cimitero di bambini al mondo. È anche il luogo con il più alto tasso di amputazioni infantili al mondo...(...) Il mondo si trova di fronte a una mentalità genocida che non ne ha mai abbastanza di uccidere”. Financo il re di Giordania Abdallah II, storico alleato di imperialisti e sionisti nella regione, definiva l'occupazione sionista di Gaza “un tentativo di cancellare la vita palestinese e imporre una nuova realtà territoriale” e accusava Tel Aviv di attuare in CIsgiordania una politica di "sfollamento forzato" che è un "crimine di guerra".
A queste dichiarazioni la delegazione sionista lasciava l'aula. Un'aula che invece si svuoterà due giorni dopo per protesta prima dell'intervento del criminale Netanyahu accolto a New York anche da manifestazioni di solidarietà al popolo palestinese.
Il primo ministro genocida, ricercato dalla Corte Penale Internazionale, ha esordito con parole di insolenza verso i delegati che stavano andandosene dall'aula, definiti “codardi morali” e ingrati perché “difendendo se stessa, Israele difende anche molti dei Paesi i cui delegati hanno appena lasciato quest’aula”. Il senso del suo intervento può essere evidenziato dalla frase “le accuse di genocidio a Gaza rivolte a Israele sono la più grande bugia del secolo, noi abbiamo evitato un genocidio: quello degli ebrei”, ripeteva con un riferimento all'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 che nella retorica di sionisti e complici imperialisti rappresenterebbe l'inizio della storia. E concludeva con “non abbiamo altra scelta che vincere”, con un riferimento biblico a un verso del profeta Samuele a favore del genocidio degli Amaleciti, acerrimi nemici degli Israeliti. Un genocidio condotto anche con gli assassini dei soldati occupanti a Gaza, come testimoniato anche dal film Naza di due registi progressisti israeliani, definiti “antisionisti” dal criminale Metanyahu; un genocidio il cui bilancio al 26 settembre è arrivato a 74.016 morti e 175.068 feriti tra i palestinesi di Gaza.

30 settembre 2026