La giunta comunale Manfredi vede ma non interviene
Verso la privatizzazione dello studentato di Piazza Miraglia a Napoli
Complicità della Curia partenopea

Redazione di Napoli
Si è di fatto conclusa a Napoli, presso il locale Tribunale ordinario, la causa penale che vedeva ingiustamente sul tavolo degli imputati gli occupanti del palazzo di Piazza Miraglia in pieno centro storico napoletano che dal 2014 in centinaia hanno sottratto ad alcuni speculatori che volevano privatizzarlo.
In origine lo stabile doveva essere destinato alle studentesse e agli studenti universitari fuorisede per frenare il dilagare degli alloggi in mano alla speculazione privata e dare agli universitari una maggiore opportunità nel centro a due passi da diverse facoltà partenopee. Alla decisione che ormai emergeva e che virava verso la privatizzazione dodici anni fa, guidati da alcuni esponenti pro-casa come Alfredo De Vito (Officina 99) e Tonino Fucile, universitari e senza casa hanno deciso di intraprendere una lotta di lunga durata con l’amministrazione occupando appunto il palazzo a Piazza Miraglia, a due passi dalla facoltà di Medicina della Seconda Università di Napoli. La protesta era chiara anche contro il fallimentare progetto che prevedeva la realizzazione, tramite un finanziamento di 798.000 euro, di appena 40 posti letto. Progetto confermato, con il fiume di danaro pubblico che verrà gestito dalla società Via Tribunali Impresa Sociale srl che si appresta a prendere pieno possesso dell’immobile, ad oggi della compiacente proprietà ecclesiastica dell’Ordine dei Servi di Maria, già al centro di diversi tentativi di sgombero degli occupanti i quali, per motivi quali perdita del lavoro o morosità incolpevole, si sono trovati costretti ad occupare per non ritrovarsi senza un tetto sulla testa.
In opposizione a questo provvedimento si sono mobilitati i comitati per il diritto all’abitare, alla cui testa vi è il movimento SET Napoli Resta Abitante, già attivo in diverse altre vertenze dirette contro la speculazione dei pescecani capitalisti e della gentrificazione voluta dalla giunta del neopodestà metropolitano Manfredi, il cui portavoce Alfonso De Vito ha dichiarato: “Queste persone vivono lì per pura emergenza abitativa, si tratta di persone molto fragili e multiproblematiche. I preti non sono mai voluti essere degli interlocutori perché hanno sempre delegato a questi imprenditori, che gestiscono già un albergo in centro, l'interfaccia con gli occupanti. Non si è mai riusciti a trovare un dialogo ed una soluzione, l'unica proposta avuta era appoggiarsi in un convento in un paesino della provincia di Caserta, un posto irraggiungibile che sembrava più un esilio che una proposta per persone con figli piccoli e senzatetto. Si era arrivati ad una tregua giudiziaria di due anni, conclusa la quale è arrivata la notizia che vogliono farci uno studentato privato, quindi la possibilità di sgombero imminente è concreta... Lo stabile tra l'altro è composto da ex uffici da tempo malridotti e gli stessi abitanti vorrebbero una soluzione che porti a lasciare la struttura. Ci sono 3 persone anziane che prima vivevano al dormitorio pubblico, una ragazza che viveva in strada, una donna che fino a poco tempo fa conviveva con una madre affetta da demenza senile, alcune famiglie con minori, insomma parliamo di persone davvero in difficoltà, sgomberarli significa mettere queste persone in strada. Il nostro appello va all'Ordine dei Servi di Maria, troviamo una soluzione per garantire un tetto a queste persone. Non decida solo il denaro”.
Mentre il processo giunge a conclusione con i difensori, come gli avvocati Mauro Buono, Annalisa Senese, Natalia Fuccia, che ritengono debba prevalere lo stato di necessità abitativo e non il dio danaro e le speculazioni dei privati, si deve sottolineare l’importante solidarietà dei movimenti studenteschi, dai CAU a Link, che hanno espresso preoccupazione per la costruzione di studentati privati che non garantiscono affatto il diritto allo studio per i fuorisede.
I marxisti-leninisti, che da anni stanno combattendo con i Comitati territoriali della zona Ovest contro gli sgomberi dalle palazzine occupate di S. Giovanni, Barra e Ponticelli, condividono in pieno queste rivendicazioni, ribadendo l’opposizione agli sgomberi arbitrari, alla speculazione edilizia e agli studentati privati, chiedendo la costruzione di alloggi pienamente pubblici, funzionali e in grado di coprire finalmente la “platea” dei fuorisede e degli studenti meno abbienti.

30 settembre 2026