Assemblea generale dell'ONU
Trump all'Iran: O accordo o lo anniento. Pezeshkian: Non ci piegheremo ai bulli. Non rinunceremo al nucleare e a Hormuz
Il fascioimperialista della Casa Bianca rinomina l'IA superintelligenza e afferma: “Chiunque vinca la sfida della superintelligenza, vince... al momento siamo in netto vantaggio sulla Cina”.
Dal 22 al 26 settembre oltre 200 capi di Stato e di governo hanno partecipato all’81° Assemblea generale dell’ONU a New York. Una tribuna planetaria che ha dato l’opportunità al dittatore fascioimperialista Trump di ribadire di essersi eretto a padrone del mondo, capofila indiscusso dell’imperialismo occidentale. Al balbettante Segretario generale Antonio Guterres che non ha saputo parlare che di “un’era di profonda incertezza”, che non ha saputo denunciare a tutto tondo l’aggressione nazizarista russa all’Ucraina entrata nel quinto anno, il genocidio nazisionista israeliano a Gaza, fino all’attacco criminale degli Stati Uniti all’Iran, nella giornata di apertura il presidente americano come un ciclone ne ha avute per tutti, imponendo la sua visione tutta improntata sulla dottrina dell'America First, "più forte che mai" e dove "l'età dell'oro" per lui è ormai una realtà, con 40 minuti di elencazione dei “record” della sua amministrazione, dall'economia all'immigrazione, per poi gridare ducescamente la sua politica estera criminale e imperialista. "Devo decidere se annientare l'Iran o fare un accordo. E se li devo annientare, lo farò rapidamente. Ma sono convinto che faranno l'accordo dopo le elezioni", ha tuonato Trump. "Troppi hanno preferito ignorare" per anni la minaccia iraniana, "ma non io, che da quando mi sono insediato ho mostrato il mio impegno incrollabile al non far avere" a Teheran l'arma nucleare: "Mentre altri parlavano, io ho agito. Mentre altri parlavano di pace, io l'ho realizzata. Mentre altri ignoravano le minacce, io le ho affrontate". Fra le otto guerre che ha ripetuto di aver risolto non c'è quella fra Russia e Ucraina. "La pace si farà prima di quanto si pensi", ha ripetuto, assicurando ancora una volta che una soluzione sarà trovata.
Dal palco delle Nazioni Unite il capofila dell’imperialismo occidentale si è poi detto soddisfatto dell'accordo con la Groenlandia, dove gli Stati Uniti intendono costruire due basi militari. E ha anche lanciato il suo avvertimento all'America Latina, parte di quell'emisfero occidentale di cui gli Stati Uniti di Trump si sentono “responsabili” sulla base della famigerata dottrina “Donroe”. “Su mio ordine, l'esercito degli Stati Uniti ha condotto una massiccia operazione militare penetrando in profondità nella capitale venezuelana Caracas, ha fatto irruzione in una base militare pesantemente difesa e fortificata, ritenuta inespugnabile contro qualsiasi attacco, e ha arrestato il dittatore fuorilegge, il vero criminale Nicolas Maduro. Stiamo lavorando a stretto contatto con i leader del Venezuela per costruire un futuro migliore per il popolo venezuelano. Il mese scorso abbiamo firmato il più grande accordo petrolifero della storia, che copre 65 miliardi di barili di petrolio… Sommando le riserve petrolifere di Stati Uniti e Venezuela, si arriva a possedere oltre il 60% del petrolio mondiale”.
Cuba "è uno stato fallito e cadrà", ha detto senza mezzi termini. "Il regime cubano ha trascorso decenni a coordinarsi con la sinistra radicale e le reti comuniste qui negli Stati Uniti. Come documentato dal Dipartimento di Stato, ha coltivato legami con gruppi sovversivi e radicali quali il Partito Comunista degli Stati Uniti, Antifa e i Democratic Socialists of America". Le sue parole hanno spinto la delegazione cubana in aula ad alzarsi e ad allontanarsi dall'aula dell'Assemblea generale.
I cartelli della droga sono come "l'Isis" e il Messico è l'epicentro della violenza dei cartelli. È inaccettabile per gli Stati Uniti condividere migliaia di chilometri di confine con un territorio controllato da cartelli nemici", ha messo in evidenza, minacciando l'uso della "potenza militare" americana per tutelare gli interessi a stelle e strisce nel continente.
Trump si è quindi scagliato contro la Corte Penale Internazionale, invitando tutti a prenderne le distanze. E se l'è presa contro tutti coloro che lanciano l'allarme sullo sviluppo sull'intelligenza artificiale, che lui vuole rinominare "superintelligenza". Gli allarmismi sono una "bufala", come quella del cambiamento climatico, ha detto, ribadendo la contrarietà degli Stati Uniti alla regolamentazione dell'IA. “Gli Stati Uniti – ha sentenziato Trump - respingono categoricamente qualsiasi tentativo di costruire un piano globalista per controllare l'intelligenza artificiale di cui si parla tanto adesso qui e dopo averla ufficialmente chiamata superintelligenza. Da questo momento in poi, tutti i documenti degli Stati Uniti, e si spera anche quelli del mondo intero, saranno modificati per utilizzare il termine molto più accurato di "super" anziché "artificiale". È molto meglio, ed è molto più preciso. E ora siamo in netto vantaggio sulla Cina e su tutti gli altri”.
Le ultime critiche le ha riservate all'ONU, da anni uno dei bersagli preferiti del presidente. Ha accusato l'organizzazione di promuovere un'agenda "radicale di sinistra". Ma grazie a me, ha notato, non è riuscita a "infrangere la sovranità degli Stati Uniti e a imporsi sugli americani".
Ma non tutto è filato liscio come voleva il dittatore fascioimperialista di Washington. Il presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Masoud Pezeshkian, ha replicato dal podio dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 23 settembre per mettere a nudo, senza giri di parole, la doppia morale di chi predica diritti umani e democrazia mentre arma e protegge un regime genocida che da decenni sfugge a ogni controllo. Nel suo intervento, il capo di Stato di Teheran ha rovesciato come un guanto la narrazione costruita sulla base delle esigenze di Washington e Tel Aviv, puntando il dito contro un ordine internazionale dove le regole valgono solo per alcuni e le sanzioni diventano un'arma puntata contro i più deboli. Il passaggio più duro è quello dedicato al dossier nucleare, il cuore di tutta la vicenda. Pezeshkian non ha usato mezzi termini davanti ai delegati riuniti a New York.
"La bomba atomica e le altre armi di distruzione di massa in questa regione sono nelle mani del regime israeliano, eppure le ispezioni vengono chieste all'Iran", ha tuonato dal podio. Poi ha rincarato la dose, ricordando i fatti che nessuno vuole vedere. "Israele ha massacrato 70.000 persone a Gaza, ma l'Iran è stato bombardato al tavolo dei negoziati". Il presidente ha poi snocciolato l'elenco delle contraddizioni. Israele possiede armi nucleari, rifiuta di aderire al Trattato di non proliferazione e non ha mai permesso a un solo ispettore internazionale di mettere piede nei territori occupati in tutta la sua storia. Eppure, ha sottolineato, "viene premiato con miliardi di dollari in armi gratuite e gode di un'immunità assoluta per bombardare qualsiasi capitale scelga". Il paradosso, per Pezeshkian, è talmente evidente da non aver bisogno di spiegazioni. "Lo ripeto: la bomba nucleare è in Israele, ma gli ispettori sono in Iran. Israele uccide, ma l'Iran viene sanzionato". "Mi chiamo terrorista", ha aggiunto il presidente iraniano, riferendosi alle accuse di Trump, ma “Non ci piegheremo alle sanzioni e ai bulli”. "Vengo da un Iran in cui il nostro stimato leader supremo è stato assassinato senza alcun quadro legale né motivo. Vengo da un Iran dove, in realtà, hanno bombardato una scuola. Guardate questi bambini: sono morti sotto le bombe e le armi usate da Stati Uniti e Israele. Erano innocenti, non avevano commesso alcun crimine.. Coloro che sono terroristi, che addestrano e proteggono terroristi, descrivono noi come tali. Noi ci siamo solo difesi. Non siamo terroristi. Persone innocenti sono state bersaglio di attacchi vigliacchi e aggressioni imposte al nostro Paese. E ci siamo difesi con la massima fermezza. Stati Uniti e Israele ci hanno attaccato equipaggiati con le ultime tecnologie e sistemi d'arma, e il nostro popolo è rimasto saldo. Sì, ci hanno colpito, ma non ci siamo inginocchiati. Non abbiamo chinato la testa". Sul programma nucleare Pezeshkian è stato chiarissimo. "Non cerchiamo il potere per attaccare né per commettere atti di aggressione. Cerchiamo energia per il progresso, non per minacciare le società con le armi". Ha spiegato che per Teheran "la tecnologia nucleare con fini pacifici è parte integrante del suo progresso". "Il nostro sistema difensivo si è sviluppato perché nessuno pensi che il bombardamento di città iraniane resti senza risposta", ha aggiunto. "Lo diciamo chiaramente: per difendere il nostro Paese, non cerchiamo il permesso né l'approvazione di nessuno". Il presidente ha poi rivolto un pensiero ai Paesi della regione, spiegando la posizione iraniana sullo stretto di Hormuz. "Viviamo in una regione dove la guerra non conosce confini; una crisi in un territorio si estende alle nazioni vicine. Per questo l'Iran non vede i suoi vicini come rivali in materia di sicurezza. Vogliamo avere vicini forti in queste acque, nello stretto di Hormuz. Non possiamo permettere che alcuni abbiano libero accesso e ottengano benefici da una via marittima mentre, allo stesso tempo, la usano per aggredirci, per imporci insicurezza e per impedirci l'accesso alle nostre stesse acque". "Non cederemo su questo. L'espansione del conflitto non porterà alla sicurezza. Non si può seminare il caos per i Paesi rivieraschi che cercano sicurezza navale", ha precisato. E "Finché persistono occupazione, aggressione e ingiustizia nel mondo, la resistenza continuerà. Se si indebolisce in una forma, risorgerà in altre, forse con forza ancora maggiore. A Gaza, nonostante il massacro implacabile e la devastazione diffusa, si è rafforzata la fede del popolo nella resistenza. E la resistenza non può essere distrutta dalle bombe né dall'assedio. È natura umana. Se si espelle un essere umano dalla sua terra, resisterà. Se le sue case sono oggetto di bombardamenti, aggressioni e attacchi, resisterà. Quale altra scelta gli resta?", ha concluso il leader iraniano.
Al potente discorso del presidente iraniano ha replicato il boia nazisionista israeliano il giorno dopo. “Distruggere gli impianti nucleari dell’Iran è stata un'impresa ardua. È stato estremamente difficile da realizzare. Eppure, per me, è stata una delle decisioni più semplici che abbia mai dovuto prendere in qualità di primo ministro. Perché, se non lo avessimo fatto, saremmo tutti morti", ha dichiarato Netanyahu. Decine di delegazioni hanno significativamente lasciato la sala appena il premier israeliano si è affacciato sul podio. È stato fischiato e oggetto di cori. Lui ha replicato stizzito: “Se ci sono altri codardi morali che non hanno lasciato questa sala, vi prego di farlo ora… Volete conoscere l'ironia suprema di questa difesa? Israele sta difendendo anche molti dei Paesi i cui delegati hanno appena abbandonato quest'aula. Anzi, voglio che sappiate che molti dei loro leader ci ringraziano persino in privato per aver neutralizzato le capacità nucleari dell'Iran. È difficile immaginare un’ipocrisia più sconcertante, eppure è esattamente di questo che si tratta", ha aggiunto il nazisionista israeliano con una faccia tosta pari solo a quella del compare fascioimperialista Trump.
30 settembre 2026