Pressato da palazzinari e immobiliaristi
Il sindaco Sala rilancia il “salva Milano” riproponendolo come legge nazionale
Il sottosegretario leghista Morelli chiede una “sanatoria” per gli abusi. Aspesi non vuole aspettare e chiede l'approvazione del vecchio Ddl. Ance pretende carta bianca sui procedimenti edilizi
Redazione di Milano
Il sindaco di Milano Giuseppe “Beppe” Sala (PD), nell'intervento a margine dell’assemblea generale dei costruttori di Assimpredil-Ance svoltasi il 28 settembre al Teatro Manzoni, ha di fatto rilanciato il cosiddetto “salva Milano”, il disegno legge affossato dalla magistratura in quanto mirava a legittimare il sistema di corruzione in città sanando gli abusi del passato ed eliminando per il futuro il controllo preventivo aprendo la strada a una cementificazione selvaggia e incontrollata. Non potendo compiere un'aperta retromarcia dopo che le inchieste giudiziarie lo avevano costretto a ritirare l'appoggio a quel progetto, fortemente voluto dal caporione dei fascioleghisti, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteo Salvini e da lui in precedenza sempre avallato, ora senza vergogna dice che la questione non è solo milanese e ha pertanto detto “cominciamo a cambiare nome” proponendo una revisione delle norme sull’urbanistica con una nuova legge nazionale. A dimostrazione di come gli enormi interessi che muovono la speculazione edilizia siano trasversali e coinvolgano allo stesso modo tanto il “centro-destra” quanto il “centro-sinistra”, sostiene anche la necessità di fare un accordo tra tutti gli schieramenti politici per arrivare all'approvazione di una “legge bipartisan”.
Sala però non dimentica di essere alla vigilia di una consultazione elettorale e che nella primavera 2027 i milanesi saranno chiamati alle urne per giudicare il suo operato e quello della sua giunta di “centro-sinistra” per cui, cercando di smarcarsi e iniziando fin d'ora la campagna elettorale, ha formalmente criticato le dichiarazioni del giornalista leghista Alessandro Morelli, attualmente sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri nel governo Meloni il quale, pur facendo sapere di essere d'accordo con una legge nazionale, propone una “sanatoria” per risolvere “la posizione delle imprese che hanno effettuato investimenti”. Per Sala il problema sembra quindi solo essere il temine “sanatoria”!
La speculazione dei capitalisti, tuttavia, non può attendere e difatti Federico Oriana, presidente di Aspesi (Associazione Società di Promozione e Sviluppo Immobiliare), organizzazione che rappresenta i committenti, gli sviluppatori immobiliari e gli investitori che finanziano e avviano le grandi operazioni di trasformazione urbana, pur auspicando anch'egli l'accordo trasversale tra diversi schieramenti politici chiede come priorità un accordo per varare subito proprio il “salva Milano” così com'era visto che, “formalmente”, non è mai stato cancellato dall'agenda politica risultando tuttora pendente al Senato e se approvato farebbe ripartire subito i progetti bloccati.
L'Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili), dal canto suo, ha preparato un vero e proprio “mandato ad agire” con proposte che prevedono nuove volumetrie pagate il 67% in meno e fatte passare come “ristrutturazioni”, deroghe alle norme morfologiche e discostamenti rapidi rispetto agli attuali limiti del Pgt, esclusione del Consiglio comunale e di Municipio nei procedimenti edilizi e accelerazione dei tempi di rilascio dei titoli.
Queste richieste dei capitalisti non sono nient'altro che ordini impartiti ai rappresentanti delle istituzioni borghesi affinché si affrettino ad approvare provvedimenti in loro favore.
I marxisti-leninisti vedono nei teatrini di palazzo il fallimento della democrazia borghese che è solo una finzione: i capitalisti decidono e i partiti di regime eseguono, magari propongono soluzioni diverse ma l'obiettivo ultimo è sempre quello di fare ciò che chiedono. Per questo non bisogna nutrire illusioni elettorali: non c’è nulla da sperare dai partiti borghesi, né di destra né di “sinistra”, tutti al servizio dei palazzinari e dei padroni. Come indica il PMLI, l’unica posizione coerente è l’astensionismo tattico marxista-leninista: rifiutare di legittimare con il voto la farsa delle istituzioni rappresentative borghesi e concentrare le proprie energie nella lotta di massa, nell’autorganizzazione delle Assemblee popolari e dei Comitati popolari, nel rafforzamento del fronte anticapitalista e dei suoi strumenti politici.
Milano deve appartenere alla sua popolazione, non ai palazzinari. È tempo di organizzarsi, di resistere e di lottare per una città che non sia il parco giochi dei capitalisti, ma lo spazio comune delle masse popolari, costruendo nella pratica quotidiana le basi di un’altra Milano, orizzontale, solidale e popolare, che per noi marxisti-leninisti potrà avverarsi compiutamente nel socialismo col potere politico del proletariato.
7 ottobre 2026