Per far fronte alle sconfitte sul campo
Putin ordina massicci bombardamenti su obiettivi civili a Kiev
Gli oligarchi finanziano la macchina bellica dell’imperialismo russo
L’ONU: “Oltre 15.000 civili morti o feriti in Ucraina nei primi otto mesi del 2026”
Sconfitte pesanti sul campo, arretramenti in Donbass, le raffinerie di petrolio in fiamme una dopo l’altra. Alla luce di questo scenario il nuovo zar del Cremlino e criminale di guerra Putin non ha saputo altro che ordinare il bombardamento massiccio della capitale ucraina Kiev e le altre principali città del Paese aggredito, senza guardare alle vittime e distruzioni di obiettivi civili, come i ponti della città sul Dnepr. Il 2 ottobre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un'intervista a “El Paìs”, ha affermato che la Russia sta cercando di costringere gli ucraini ad abbandonare Kiev intensificando gli attacchi contro obiettivi civili e ha previsto un'ulteriore escalation in vista delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. "Vogliono che gli ucraini, e in particolare i residenti della capitale, lascino la città. Lo volevano davvero fin dall'inizio dell'invasione su larga scala".
Secondo Zelensky, Mosca aveva tentato di far fuggire la popolazione da Kiev per dimostrare che, senza la capitale, non sarebbe esistito il Paese, aggiungendo che i russi stanno colpendo obiettivi civili nel tentativo di paralizzare la città, impedendo alle persone di recarsi al lavoro e ai bambini di frequentare scuole e asili.
Il giorno dopo in una intervista alla “Reuters” Zelensky ha ribadito che l'Ucraina intensificherà gli attacchi contro le raffinerie di petrolio russe in risposta alla nuova politica di raid aerei di Mosca, volta a costringere la popolazione ad abbandonare Kiev e altre città. Il presidente ucraino ha affermato che l'intelligence ucraina ha ottenuto documenti che dimostrano come Vladimir Putin abbia emanato una "nuova dottrina" di attacchi militari contro una gamma molto più ampia di obiettivi civili in vista di questo inverno. "I documenti consentono loro di attaccare le strade, le scuole, gli ospedali, per far lasciare le città". Per questo questa volta "numerose importanti infrastrutture russe sono state colpite da attacchi a lungo raggio da parte delle Forze di Difesa. Le nostre sanzioni hanno raggiunto la regione di Samara e le posizioni degli occupanti schierati con i missili Iskander nella regione di Bryansk", ha dichiarato Zelensky aggiungendo che le forze armate ucraine hanno conseguito nuovi successi nel Mar Nero.
Intanto a partire dalla prossima settimana, Kiev prevede di iniziare la costruzione di diversi ponti galleggianti sul Dnepr per collegare la riva sinistra e destra della capitale dopo i danni causati dai raid russi sulle infrastrutture. In futuro il governo sta valutando anche la possibilità di costruire un tunnel sotto il fiume.
Intanto il rapporto presentato al Consiglio per i diritti umani dell'ONU a Ginevra dice, in numeri, quello che il presidente Volodymyr Zelensky aveva sintetizzato qualche giorno fa: il leader russo Vladimir Putin ha sciolto le briglie dei suoi generali, esortandoli a non seguire più le regole di guerra. Oltre 15.000 civili morti o feriti in Ucraina nei primi otto mesi del 2026, il 55% in più rispetto allo scorso anno, un livello "scioccante" di violenze sessuali, e poi la devastazione di obiettivi civili, con una popolazione che vive ormai in un "costante stato di terrore". Una guerra che è oggi "una catastrofe - ha affermato l'Alto Commissario per i Diritti Umani Volker Turk - che cresce e si intensifica di settimana in settimana, causando sofferenze inimmaginabili ai civili". Le cifre parlano chiaro: tra gennaio e agosto circa 15.280 civili uccisi o feriti dalla guerra, con una media di oltre 400 alla settimana. Un aumento del 55% rispetto agli stessi mesi del 2025, che sale a +62% nelle zone più vicine al fronte. Donetsk, Kharkiv, Sumy, Zaporizhzhia: territori ormai bersaglio costante delle bombe plananti di Mosca, che hanno causato la morte o il ferimento, solo in quelle zone, di 2.500 persone in otto mesi. A Oleshky, vicino a Kherson, "circa duemila persone sono intrappolate in condizioni disperate, senza acqua corrente, elettricità né gas. Le consegne di cibo sono state gravemente interrotte e l'ospedale sta esaurendo il carburante per far funzionare i generatori".
Dalla Russia si apprende che sono gli oligarchi capitalisti a tenere in piedi le ambizioni dell’imperialismo russo. Secondo quanto rivelato da documenti ufficiali sul bilancio statale, i dirigenti d'azienda più ricchi della Russia hanno contribuito quest'anno con oltre l'1% della spesa totale del governo federale attraverso donazioni “volontarie” coordinate e organizzate in seguito a un incontro a porte chiuse con il presidente russo. Secondo “Reuters”, i trasferimenti finanziari, registrati nei dispacci del tesoro russo come “entrate volontarie”, hanno immesso 471 miliardi di rubli (circa 5,63 miliardi di dollari) nel bilancio federale dall'inizio del 2026. Gli apporti di capitale hanno fornito un sollievo fiscale d'emergenza al Cremlino, poiché l'aumento delle spese militari e l'indebitamento statale in rapida crescita hanno fatto lievitare il deficit del bilancio federale a oltre il doppio degli obiettivi di base fissati dal governo. Secondo i dati di bilancio, il deficit federale russo raggiungerà quest'anno il 3,2% del prodotto interno lordo, pari a 7.300 miliardi di rubli (87,2 miliardi di dollari), rispetto a una proiezione iniziale prevista per legge dell'1,6% del Pil. I calcoli del Tesoro indicano che, senza i contributi dei miliardari, il disavanzo si sarebbe ampliato fino al 3,4%.
Le imposte informali sono state negoziate durante un incontro riservato tenutosi a marzo tra Putin e i principali oligarchi industriali russi, la maggior parte dei quali soggetti a sanzioni occidentali. Sebbene il Cremlino non abbia pubblicato un elenco ufficiale dei partecipanti, Putin ha confermato a settembre che “centinaia di miliardi” di rubli erano stati trasferiti su conti statali in seguito alla consultazione. Secondo quanto riportato dal Cremlino, un dirigente d'azienda rimasto anonimo avrebbe proposto l'iniziativa sostenendo che, poiché importanti industriali russi avevano accumulato le loro fortune grazie a programmi di privatizzazione sostenuti dallo Stato negli anni '90, avevano l'obbligo civico di sovvenzionare le spese statali in tempo di guerra.
Il ricorso a prelievi aziendali ad hoc si verifica mentre il Cremlino si prepara a un'espansione senza precedenti della spesa militare per il ciclo di bilancio 2027-2029, imponendo drastici tagli di spesa in infrastrutture civili, istruzione e sanità pubblica. Secondo la bozza di legge di bilancio federale presentata alla Duma di Stato il 30 settembre, la spesa militare russa aumenterà fino a 17.100 miliardi di rubli (204,4 miliardi di dollari) nel 2027, con un incremento del 27% rispetto agli obiettivi fiscali pluriennali precedentemente stabiliti e il più alto stanziamento nominale per la difesa approvato dall'invasione del febbraio 2022. Nell'arco dell'intero triennio di pianificazione, Mosca prevede che gli stanziamenti militari cumulativi si avvicineranno ai 50 trilioni di rubli (597,8 miliardi di dollari). Si prevede che le voci di spesa relative alla difesa assorbiranno oltre un terzo di tutte le spese federali nel 2027, superando gli stanziamenti complessivi combinati per la sanità, l'istruzione e le politiche sociali.
La Russia è pronta a combattere anche per lo 0,01% del territorio della regione ucraina di Donetsk, che Mosca rivendica come parte della Federazione russa. Lo ha dichiarato il 4 ottobre il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov in un'intervista al giornalista di Vesti Pavel Zarubin, citata da Interfax. "Anche per mezzo punto percentuale, per un centesimo di punto percentuale. E' la Federazione russa. Non c'è nulla da discutere", ha affermato Peskov, riferendosi al territorio dell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk.
Il portavoce ha richiamato le dichiarazioni del presidente Vladimir Putin secondo cui Mosca preferisce risolvere il conflitto “con mezzi pacifici”. "Ma finché non sarà possibile, combatteremo e lo faremo duramente", ha aggiunto. "Coloro che ritengono possibile coltivare piani per infliggere un colpo devastante alla Russia ne pagheranno il prezzo, come sta facendo ora l'Ucraina", ha avvertito Peskov.
Di fatto le truppe russe arretrano su quasi tutto il fronte, i soldati si arrendono a centinaia, Mosca non controlla più nemmeno tutto il Luhansk, ma secondo le mappe segrete de “Il Fatto” di Travaglio fornite da Mosca, la Russia assedierebbe Kharkiv, come riportato in prima pagina dell’edizione di domenica 4 ottobre. Non passa giorno che i servi di Putin e dell’imperialismo russo non si ricoprano di ridicolo. Vorrebbero dare a intendere di svolgere un lavoro giornalistico imparziale, di raccontare quello che realmente sta accadendo tra Russia e Ucraina, quando tutti i santi giorni rilanciano pari pari le notizie sparse ad arte dal Cremlino.
7 ottobre 2026