10mila No Tav di nuovo in piazza
Marcia per contestare la tratta Avigliana-Orbassano
La popolazione della Val di Susa è tornata in piazza per contrastare la devastazione della propria valle. Era la prima volta dopo la grande mobilitazione di fine luglio e la feroce repressione del governo neofascista Meloni, che fu addirittura preventiva, con migliaia di fermi e decine di fogli di via ancor prima che cominciassero le iniziative programmate. A cui poi si sono aggiunte le manganellate della polizia contro i manifestanti che hanno raggiunto i cantieri dell'alta velocità e la criminalizzazione del movimento che ne è seguita.
Una criminalizzazione che continua incessantemente, sopratutto sui media controllati dai partiti di governo. Il fogliaccio berlusconiano e neofascista “il Giornale”, diretto da Tommaso Cerno, il giorno successivo alla manifestazione promossa dal movimento titolava: ”No Tav e antagonisti in piazza, prove di caos francese in Italia”, evocando le proteste con scioperi, manifestazioni e blocchi stradali degli studenti e dei lavoratori, a cui il governo del paese transalpino ha risposto con le cariche e le manganellate delle forze di polizia.
Ma come era scritto sullo striscione di apertura del corteo: ”C’eravamo, ci siamo e ci saremo, la Val di Susa è nostra e la difenderemo”. Il tradizionale slogan del movimento No Tav che sottolinea come questo straordinario movimento di lotta, che esiste da più di 30 anni, non ha alcuna intenzione di abbandonare la battaglia per il raggiungimento dei propri obiettivi, ne di farsi condizionare dalla repressione governativa, ne dai partiti che l'attaccano o ne prendono le distanze.
Al corteo del 3 ottobre erano presenti diecimila manifestanti, che rispondono così alle appena duecento persone che sei giorni prima avevano partecipato alla piazza Sì Tav di Torino, dove erano presenti il presidente della Regione Alberto Cirio (FI), il vicepresidente Maurizio Marrone (FdI) ed esponenti della Cisl, a conferma dell'allineamento di questo sindacato ai partiti di destra e al governo.
La protesta era indirizzata in particolare contro la tratta tra il comune di Avigliana e lo scalo merci di Orbassano (dove si trova l’interporto), che costituisce una parte dell’accesso italiano alla Torino–Lione, prima del tunnel di base transfrontaliero in costruzione tra Italia e Francia. Il progetto prevede circa 24 chilometri, otto in galleria naturale sotto la collina morenica e quattro in galleria artificiale. Per RFI, la linea serve al trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia e per lo spostamento dei treni merci dalla linea storica.
Le contestazioni riguardano sia l’utilità della nuova infrastruttura sia le conseguenze dei cantieri. Nelle osservazioni rese pubbliche a luglio, le amministrazioni locali segnalano lacune del progetto e risposte insufficienti su viabilità di cantiere, passaggio dei camion, gestione dei materiali di scavo e interferenze con il territorio e le risorse idriche. Chiedono inoltre di dare priorità al miglioramento dei collegamenti ferroviari utilizzati quotidianamente dai residenti. Per il movimento No Tav: “La tratta nazionale non la vediamo ancora sul territorio con i cantieri ma si preannuncia un’altra opera invasiva, distruttiva e inutile come tutte quelle che negli ultimi decenni hanno costellato la nostra valle”.
Alla manifestazione c’erano i comitati No Tav francesi, i movimenti legati al sostegno alla Palestina e chi da anni si batte per la difesa dei territori, presenti anche i sindaci della zona, c’era una valle intera. Vi hanno aderito Legambiente ed alcuni partiti, come Avs e i 5 Stelle. Erano presenti anche alcuni esponenti del PD, ma a titolo personale.
Quantunque alcune presenze politiche siano state dettate più che altro da motivi elettorali, quella del 3 ottobre è stata una manifestazione che ha confermato la determinazione e l'entusiasmo che da sempre accompagnano le giornate di mobilitazione popolare valsusina. L'ennesima dimostrazione del forte legame del movimento No Tav con la valle e i suoi abitanti, che si oppongono compatti all'Alta Velocità, allo sfruttamento del territorio e alla criminalizzazione di questa lotta esemplare.
7 ottobre 2026