Nelle manifestazioni e sit-in in occasione della giornata internazionale dell'aborto libero e sicuro del 28 settembre
Le donne rivendicano l'applicazione della 194 e contro l'obiezione di coscienza

In occasione della giornata internazionale dell'aborto libero e sicuro, il 28 settembre, sono scese in piazza a centinaia le donne, soprattutto ragazze e studentesse, in varie città del nostro Paese come Milano, Firenze, Genova, Palermo, Pistoia e Roma. E altre che hanno previsto mobilitazioni il 29 settembre come Padova o Bologna che è scesa in piazza il 3 ottobre, accogliendo l'invito del movimento Nonunadimeno (NUDM).
A Milano la “passeggiata arrabbiata” (intitolata così dalle organizzatrici di NUDM) è diventata un rumoroso e combattivo corteo di protesta partito dal Tribunale, in corso di Porta Vittoria che ha attraversato le vie centrali della città, che ha visto la partecipazione entusiasta di migliaia di donne soprattutto giovanissime e studentesse. Negli slogan oltre alla rivendicazione dell'applicazione della 194 con annessa la richiesta di buttare fuori tutti gli obiettori di coscienza dalle strutture sanitarie e dai consultori, siti fondamentali per accedere all'aborto volontario e alla contraccezione e l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza farmacologica, risuonavano forti anche slogan contro il dl razzista sulla scuola del governo della Meloni, Mussolini in gonnella. “Siamo in piazza anche contro ogni forma di violenza sui nostri corpi, dagli stupri e femminicidi a chi usa noi e le nostre sorelle per la propria propaganda elettorale razzista e islamofoba” da un comunicato delle organizzatrici di Milano.
A Roma, il presidio che ha visto la partecipazione attiva anche di numerose studentesse delle superiori, si è concentrato davanti alla sede del Ministero della Salute, sul Lungotevere. Con striscioni e cartelli le manifestanti hanno denunciato le difficoltà che incontrano le donne che decidono di abortire: dagli obiettori che all'interno degli ospedali fanno resistenza costringendo molte donne a cambiare città o persino regione per accedere all'interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Al microfono aperto istallato al sit-in si sono susseguite varie voci: “In questo contesto di militarizzazione e fascistizzazione della società, anche il diritto all’aborto viene attaccato in chiave nazionalista, come ostacolo alla natalità, che però deve essere bianca, tradizionale e fortificare la nazione. Senza servizi, senza salari adeguati, senza diritto alla casa, alle donne viene chiesto di sacrificarsi per salvare il Paese dall’inverno demografico. Ma i bambini che invece nascono già qui, se hanno genitori stranieri, non vengono riconosciuti come cittadini, ma anzi vengono discriminati persino nelle scuole”, ha affermato Serena Fredda di Non Una di Meno Roma.
Oggi l’obiezione di coscienza rappresenta uno dei vari odiosi ostacoli per l'applicazione della 194: i dati ministeriali, che risalgano a 3 anni fa cioè del 2023, e questo la dice lunga anche sull'interesse di questo governo a riguardo (non dimentichiamoci che il partito di Meloni Fratelli d'Italia insieme alla Lega di Salvini è storicamente uno dei massimi finanziatori delle strutture sanitarie private gestite dalle associazioni antiabortiste Provita), il 57,1% dei ginecologi su scala nazionale è obiettore. Questo dato cresce a livello regionale: in Molise i medici obiettori sono il 91,7%, in Sicilia il 78,6 e in Abruzzo il 75%. Basilicata, Puglia, Campania, Calabria e Sardegna si collocano nella forbice tra il 65% e il 73%. Addirittura in alcune strutture, almeno 15 secondo l’ultimo monitoraggio di “Mai dati”, gli obiettori rappresentano il 100% dei medici, che di fatto non garantiscono l’accesso al diritto dell'IVG costringendo molte donne a spostarsi per abortire o nella malaugurata ipotesi di accettare una gravidanza non desiderata.
Poi vi è l'altro ostacolo del divario che separa le varie regioni italiane nell'applicazione delle linee guida ministeriale sull'aborto farmacologico che consentirebbe alla donna di effettuare un percorso di day hospital negli ospedali, negli ambulatori pubblici adeguatamente attrezzati e nei consultori autorizzati dalle Regioni: solo Toscana, Emilia-Romagna e Lazio hanno attivato l’offerta in regime ambulatoriale e di queste solo Lazio, Emilia Romagna introducono anche la possibilità di assumere la seconda pillola a casa. La Sardegna e le province autonome di Trento e Bolzano hanno dato il via a delle sperimentazioni in questo senso e, più recentemente, anche la Toscana ha annunciato l’approvazione di un percorso per la somministrazione domiciliare del secondo farmaco.
Abbiamo sempre ricordato che la legge 194 è una legge parziale e fortemente condizionata dalla mediazione e dal compromesso raggiunti nel 1978 fra l'allora DC e il PCI revisionista in piena "solidarietà nazionale". Essa non ha mai riconosciuto il diritto di aborto, tant'è vero che non ammette l'aborto su semplice richiesta delle donne come accade in altri Paesi.
Ben sapevamo, fin dalla sua approvazione, che la "prevenzione" prevista dalla legge rappresentava il cavallo di Troia per manovre tese a svuotare e liquidare la legge dall'interno. Tant'è vero che tale "prevenzione" è stata via via equiparata alla necessità di "dissuadere" le donne dall'aborto e ha rappresentato con gli anni la chiave per spalancare le porte ai crociati oscurantisti del "Movimento per la vita" e delle associazioni Provita nei consultori pubblici oltre che nei reparti di ginecologia e ostetricia ospedalieri.
Al servizio di assistenza all'aborto, complici tutti i governi susseguiti fino a oggi, sono state tolte via via risorse umane ed economiche. I medici non obiettori spesso sono stati ricattati, emarginati e in alcuni casi messi alla gogna e processati perché ritenuti responsabili di aborti terapeutici non autorizzati com'è accaduto ai medici dell'ospedale Mangiagalli di Milano o al dottor Angelo Scuderi dell'ospedale Stant'Antonino di Fiesole (Firenze). E in tutto questo le donne sono state lasciate sole di fronte all'aborto o, peggio, lasciate nelle mani di chi le ha colpevolizzate.
La legge 194 può essere toccata solo per essere migliorata soprattutto per quanto riguarda l'iter burocratico e la cancellazione della scandalosa "obiezione di coscienza". Noi siamo per il divieto di opporre "obiezione di coscienza" in riferimento all'interruzione di gravidanza e alla somministrazione di mezzi contraccettivi, ivi compresa la pillola del giorno dopo, per i medici specializzati in ginecologia e ostetricia, il personale infermieristico e ausiliario e i farmacisti. Vogliamo che la pillola abortiva RU 486 sia accessibile alle donne in tutte le strutture sanitarie pubbliche in tutte le regioni del Paese nessuna esclusa. E soprattutto vogliamo che le ragazze minorenni siano libere di abortire nelle strutture pubbliche senza il consenso dei genitori o dell'odioso iter del giudice tutelare.
Occorre difendere la 194 per quello che di positivo essa contiene, perché essa è un simbolo delle conquiste sociali e civili delle masse femminili, costate anni e anni di lotte e sacrifici.
Occorre difenderla soprattutto oggi che al governo vi è Meloni, Mussolini in gonnella, il suo governo anche se condotto da una donna costituisce il principale nemico delle donne e dei loro diritti fin qui conquistati come l'aborto, poiché esso è la massima espressione della concezione e della morale borghese oscurantiste che vogliono emarginare le masse femminili nella subalternità sociale, familiare, maritale e sessuale al motto “dio, patria e famiglia”. Le vergognose parole di Tajani, fra l'altro ignorate da Meloni, che consigliava al figlio di sposare una donna seria, che indossa “gonne più lunghe… magari meno appariscente, però più affidabile, più seria, è una che sarà una buona madre di famiglia, che manterrà fede all'amore che conferma con il matrimonio... seria, credibile, che ti mantiene la famiglia, che sta là, che sai che dà delle risposte sempre e quando la chiami c’è”, non sono forse un esempio lampante della concezione borghese antifemminile che anima il governo Meloni?
Questo governo di Mussolini in gonnella, va rovesciato dalla piazza se vogliamo realmente difendere tutti i diritti conquistati dalle masse femminili come l'aborto libero e sicuro. Ma per farlo dobbiamo unire tutte le forze che possono essere unite compresi i movimenti femministi e trasfemministi come NUDM.
Soprattutto alle ragazze e alle intellettuali che militano all'interno di Nonunadimeno, che si ritengono anticapitaliste, antimperialiste che si riuniranno in Assemblea nazionale nei giorni 10 e 11 a Bologna, rinnoviamo l'invito rivolto da Mino Pasca, futuro Segretario nazionale del PMLI, nel suo discorso commemorativo del 50° anniversario della morte di Mao, grande Maestro del proletariato internazionale: “Uniamoci, superando opportunismi e settarismi, uniamoci, al di là delle differenti organizzazioni e politiche, intorno a un programma comune da elaborare e discutere insieme, uniamoci per buttare giù il governo Meloni, Mussolini in gonnella, uniamoci per dichiarare guerra al capitalismo, uniamoci per far trionfare la causa del proletariato e del socialismo” .

7 ottobre 2026