Oltre centomila antisionisti riempiono le piazze per la Palestina libera “dal fiume al mare”
Diecimila a Milano e Torino, oltre cinquemila a Bologna, Roma Napoli e Firenze, ed in migliaia in altre cinquanta città. Nella città partenopea Greta Thunberg definisce fascista il governo Meloni. Ovunque in prima file le studentesse e gli studenti. In tutte le piazze, il 7 ottobre considerato un atto di Resistenza. Nonostante la mancata adesione di Landini, centinaia di delegati e delegate in piazza con le bandiere della CGIL. Gli studenti palestinesi denunciano il dossieraggio israeliano delle piazze Pro-Pal e le complicità del governo Meloni.
Militante partecipazione del PMLI che porta in piazza la parola d'ordine “uno Stato, due popoli” a Firenze, Milano, Perugia e Catania. A Milano uno studente con un'enorme bandiera rossa con l'effigie di Mao sfila assieme al PMLI
Con lo slogan “La fine del genocidio è la fine del sionismo”, sabato 10 ottobre le piazze delle principali città italiane sono state invase da una marea internazionalista ed antisionista che ha rivendicato a gran voce la libertà per il popolo palestinese “dal fiume al mare” e ha condannato tutti i crimini dell'esercito nazisionista di Netanyahu e dei suoi alleati.
Alla mobilitazione nazionale promossa dalle associazioni UDAP, Giovani Palestinesi (GPI) ed API, ed organizzata con il prezioso supporto delle realtà politiche, sindacali e sociali cha da tre anni supportano direttamente la causa antisionista, hanno risposto centinaia di migliaia di persone di tutte le età e sesso, anche sono state le studentesse e gli studenti gli assoluti protagonisti di queste manifestazioni.
La protesta in oltre cinquanta piazze d'italia
La protesta si è svolta in oltre cinquanta città in tutta Italia, e tutte hanno visto la presenza organizzata delle organizzazioni palestinesi, dei sindacati di base, dei partiti della sinistra extraparlamentare, di una moltitudine di collettivi studenteschi e di facoltà, e di altrettanti associazioni che da sempre si battono per la causa palestinese.
“Dopo tre anni di genocidio a Gaza – come afferma anche il manifesto di lancio della mobilitazione - il popolo palestinese continua ad affrontare massacri, assedio, carestia e pulizia etnica, mentre in Cisgiordania si intensificano i raid militari e le violenze dei coloni, il tutto però coperto nei fatti da un vergognoso disinteresse di tutti i media di regime.”.
A pochi giorni dall'anniversario della “tempesta” de 7 ottobre, e grazie anche alla sua ventata di lotta e di Resistenza, le piazze hanno urlato a gran voce che la causa palestinese non può essere liquidata come una semplice emergenza umanitaria, perché è anche e soprattutto una lotta politica per la libertà.
Nei numerosissimi cartelli e striscioni presenti nelle piazze d'Italia, era riportata la richiesta di fine immediata del genocidio, lo sblocco degli aiuti umanitari ancora sequestrati da Israele, ed il ritiro altrettanto immediato dell’esercito nazisionista di occupazione. Ma tutte le piazze hanno anche ricordato un elemento importante, centrale, e cioè che “Il 7 ottobre è un atto di Resistenza”, confermando e rilanciano in pieno il proprio appoggio alla Resistenza palestinese senza alcun distinguo al suo interno.
Le piazze contro Trump, Netanyahu e Meloni
La settimana prima della manifestazione i promotori avevano diramato un appello alla partecipazione che chiedeva il blocco immediato del riarmo, un no secco all’aumento della spesa militare e all’invio, vendita e transito di armi da e verso Israele, unitamente alla rescissione di ogni accordo di cooperazione militare, economica e accademica con Tel Aviv.
Ovunque c'è stato pieno sostegno anche a tutti i popoli che resistono alle aggressioni sioniste come Yemen, Libano, Siria, Iraq e Iran le cui bandiere hanno sventolato assieme a quelle palestinesi, in una corale condanna dell'imperialismo israeliano, ma anche USA ed UE, anch'essi con le mani sporche del sangue palestinese.
Piena solidarietà anche a tutti i militanti che hanno subito la repressione della “sicurezza” fascistissima del governo neofascista Meloni. Infatti, anche il governo nero di Mussolini in gonnella è stato bersagliato dalle critiche perchè ritenuto complice del genocidio in quanto terzo esportatore mondiale di armi al boia nazisionista Netanyahu ed al suo esercito, ma anche per la sua politica interna neofascista. Nel mirino delle piazze anche il “DDL Antisemitismo” ed i cosiddetti Decreti “Sicurezza” o “sorveglianza” che sia, oggetto di numerosi cori che ne chiedevano l'immediato ritiro, nonché la richiesta di libertà per i prigionieri politici palestinesi reclusi in Italia.
Quella del 10 ottobre è stata una grande mobilitazione popolare, internazionalista ed antisionista, determinata e coraggiosa, di decine di migliaia di manifestanti che hanno espresso tutta la loro rabbia nei confronti di Israele sionista e del governo Meloni, nel mirino in ogni piazza.
Tra gli slogan che hanno fatto da colonna sonora in tutte le manifestazioni, “Siamo tutti palestinesi, “Siamo tutti antifascisti”, “Siamo tutti antisionisti”, “Gaza Gaza vincerà”, “L’Italia lo sa da quale parte stare Palestina libera dal fiume fino al mare”, “Israele sionista, Stato terrorista”, “Meloni fascista complice sionista”, e tanti altri cori e canzoni improvvisate sulle note di “Bella Ciao” e “Fischia il vento” intonate a più riprese lungo i cortei.
In alcune piazze i manifestanti hanno inneggiato anche ad Hamas, agli Houti e ad Hezbollah e le sagome di Netanyahu e Trump portate in corteo a testa in giù sono state bruciate pubblicamente. Significativo anche il cartello apparso a Milano “Il 7 ottobre come il 25 aprile. Fasci e sionisti tutti appesi”.
Inoltre, a dimostrare l'appoggio popolare alle istanze espresse il 10 ottobre, in molte città al passaggio dei rispettivi cortei centinaia di residenti dai lati delle strade, affacciati ai balconi e finestre, automobilisti e commercianti hanno applaudito e solidarizzato con i manifestanti sventolando anch'essi bandiere palestinesi, segno di una solidarietà viva che rimane costante nonostante i media ed i partiti di regime vorrebbero far credere che questo fronte unito sia in flessione e senza energie. La risposta invece è stata formidabile e rilancia una lotta fondamentale per gli amanti della libertà, soprattutto perchè ogni piazza, nessuna esclusa, ha compattamente sottolineato il diritto del popolo palestinese alla resistenza, in tutte le sue forme, per l’ottenimento del proprio legittimo diritto all’autodeterminazione, alla liberazione e al ritorno, in tutta la Palestina, “dal fiume al mare”.
“Uno Stato due popoli” e la militante partecipazione del PMLI
D'altra parte la parola d'ordine è chiara quanto giusta, e da un orizzonte strategico a questa battaglia, portando in sé anche quella rilanciata dal PMLI che fu già dell'Unione Sovietica di Stalin, e che prevedeva per la soluzione della questione palestinese la costituzione di un unico stato nel quale convivessero insieme il popolo palestinese e quello ebraico.
Una parola d'ordine osteggiata dalle forze istituzionali, anche sedicenti antimperialiste ed antisioniste, e sostituite con l'inefficace “Due popoli, due Stati” che mette d'accordo tutto l'orizzonte istituzionale proprio perchè alla fine non torce un capello ad Israele e lascia Gaza e la Cisgiordania costrette in catene dal fascismo sionista.
Su questo punto, noi siamo perfettamente d'accordo con UDAP, GPI e API perché solo la fine del sionismo potrà aprire le porte alla reale libertà ed autodeterminazione del popolo palestinese, martoriato da quasi ottant'anni senza colpa.
Il PMLI ha partecipato con le sue combattive delegazioni alle manifestazioni di Firenze, Milano, Catania e Perugia portando in piazza il manifesto del partito “Uno Stato due popoli”, le sue rosse bandiere assieme a quelle della Palestina e centinaia di volantini che sono stati diffusi fra i giovani manifestanti.
Gli studenti palestinesi denunciano il dossieraggio israeliano dei “pro-pal”
Nella mattinata che ha preceduto i cortei, SPI (Studenti Palestinesi in Italia), ha denunciato attraverso un post su Instagram che dalla recente documentazione resa nota dal Ministry for Diaspora Affairs and Combating Antisemitis di Israele, emerge l'esistenza di un dossieraggio minuzioso da parte del governo sionista sulle manifestazioni a sostegno della causa palestinese e contro il genocidio.
Una vera e propria attività di intelligence e sorveglianza condotta da uno Stato straniero in un Paese sovrano come l'Italia. Un fatto gravissimo, soprattutto se, come in questo caso, appare piuttosto evidente la complicità di Meloni proprio perchè il controllo e la repressione di questi movimenti che lottano per i diritti del popolo palestinese, è utile anche per silenziare la protesta contro le leggi economiche, civili e militari tutte interne allo Stato italiano. “Non faremo nessun passo indietro - chiudono coraggiosamente gli attivisti SPI - potete schedarci e denunciarci, ma noi continuiamo la mobilitazione”.
L'assenza della CGIL di Landini
È risultata pesante l'assenza ufficiale della CGIL di Maurizio Landini, che compie un tragico passo all'indietro rispetto all'impegno ed alla partecipazione unitaria alla mobilitazione per la Palestina dello scorso anno. Questa assenza è stata (pur solo in parte) compensata da alcune camere del lavoro che hanno aderito ufficialmente e, soprattutto, da centinaia di delegati e iscritti che hanno comunque voluto portare la bandiera rossa della CGIL sulle proprie spalle scendendo in piazza.
Le piazze principali
Per mancanza di spazio non riusciamo a dar conto di tutte le cinquanta piazze ma solo di alcune di esse. Tra le piazze più importanti Torino
. Nel capoluogo piemontese circa diecimila persone hanno dato vita ad un corteo determinato, con parole d'ordine avanzate, di piena solidarietà ed appoggio alla Resisteza palestinese. “Il 7 ottobre - ha scandito una rappresentante di Askatasuna - è una giornata storica di resistenza globale. È il giorno in cui il popolo palestinese ha rotto la gabbia che lo imprigionava da oltre vent’anni nella Striscia di Gaza (…) Quando sentiamo parlare di terrorismo e di poveri coloni - ha continuato - dobbiamo ricordare che siamo dalla parte degli oppressi che si liberano dalle loro catene. Dobbiamo riscrivere la storia”.
Il corteo ha percorso corso Novara, Barriera, Rondò rivella con brevi soste e comizi volanti avvolti nelle bandiere rosse e palestinesi ed ai fumogeni bianchi, neri, verdi e rossi.
Gli studenti hanno lanciato slogan di sostegno alla protesta in Francia, ed al termine della manifestazione, i fantocci di Donald Trump e Benjamin Netanyahu che hanno accompagnato l’intera manifestazione spesso potrtati a testa in giù come Mussolini a piazzale Loreto, sono stati posizionati al centro della strada, bersagliati con verdura marcia, ed infine dati alle fiamme.
“Questi sono due criminali di guerra e nonostante i mandati di arresto nessuno li processa. Allora li processiamo noi, come nessuno ha il coraggio di fare”, hanno spiegato i manifestanti dal megafono che hanno lanciato slogan e portato cartelli anche contro il governo Meloni.
In diecimila hanno sfilato a Milano
dietro allo striscione con lo slogan “Contro il genocidio, la guerra il sionismo e ogni complicità. Palestina libera dal fiume fino al mare”. Nel corteo, che doveva fermarsi in San Babila, ma che invece ha proseguito fino al Duomo, un fantoccio di Netanyahu è stato portato appeso a testa in giù, immerso tra slogan sull’Intifada e contro i sionisti, urlati dai tanti palestinesi e arabi che hanno sfilato per ore bloccando il centro, come fanno ogni sabato ininterrottamente dal 2023. Combattiva e qualificata presenza del PMLI a cui si è unito uno studente cinese con una grande bandiera rossa con l'effigie di Mao e con su scritto “Viva il Pensiero di Mao, per sempre vittorioso!” (rimandiamo alla corrispondenza locale).
A Bologna
oltre cinquemila persone si sono concentrate in piazza Nettuno ed hanno dato vita ad un unico corteo frutto della fusione delle tre manifestazioni che si sono tenute nel pomeriggio: quella indetta dai Giovani palestinesi “contro il sionismo”, il Rivolta Pride partito da piazza Mascarella contro le aggressioni omofobe registrate nei giorni scorsi a Bologna, e il corteo del collettivo studentesco “Cambiare rotta” contro i tagli alla scuola, sulla scia delle proteste che da giorni si registrano in Francia.
A presidiare il corteo, un ampio contingente di forze dell’ordine che all’altezza dell’incrocio con via Ugo Bassi, ha bloccato l'ingresso della Prefettura. Dopo alcuni tentativi di forzatura, i manifestanti hanno continuato verso piazza Maggiore. "Ci hanno detto che oggi siamo qui a rompere le vetrine – ha detto un giovane prima che il corteo partisse - ma le persone che sono qui si immedesimano con chi tutti i giorni è sotto le bombe". In piazza Maggiore glia rtisti dell'iniziativa "Bolo Gets High" promossa dal Comune per la manifestazione di highline urbana, hanno esibito dall'alto delle bandiere della Palestina in segno di solidarietà alla protesta.
Firenze
. Migliaia di persone hanno invaso le strette vie della città del giglio in un corteo combattivo, plurale e colorato. Il PMLI ha partecipato con un nutrito gruppo di compagni di Firenze e provincia, militanti e simpatizzanti, che indossavano nei “corpetti” le locandine “Palestina libera uno Stato due popoli” e la maglietta del PMLI, hanno portato in piazza le bandiere del Partito e della Palestina, i cartelli ad hoc per la causa palestinese e quelli sulla “Sicurezza fascistissima affossiamola con la lotta di piazza, buttiamo giù il governo Meloni, Mussolini in gonnella” (rimandiamo alla corrispondenza locale).
Roma
. Anche nella capitale oltre cinquemila persone hanno marciato dietro lo striscione “7 ottobre giornata della Resistenza”. Un fiume di attivisti, universitari, collettivi studenteschi, bambini, famiglie ed anziani ha mostrato tutta la sua coscienza antisionista e, gridando dal camioncino d'apertura "Israele è sionista, Stato terrorista", sulle note di "Bella ciao" la manifestazione ha imboccato via Cavour. In seguito la piazza è andata all'attacco non solo di Meloni complice del genocidio, ma anche delle istituzioni locali: "Se non scendete in piazza con noi per bloccare il Paese e gli accordi militari con Israele, avete le mani sporche di sangue", hanno gridato gli studenti.
Il corteo è terminato davanti alla Sapienza dove al comizio conclusivo gli organizzatori hanno rilanciato le prossime iniziative di protesta già in calendario.
Centinaia di manifestanti si sono riuniti a Perugia
presso la fontana Maggiore per sventolare ben alta la bandiera della Palestina e dare voce alla lotta del popolo palestinese. Il PMLI era presente con, nel “corpetto”, il manifesto “Uno Stato due popoli”, diffuso ampiamente tra i presenti anche sotto forma di volantino, apprezzato e richiesto spontaneamente (rimandiamo alla corrispondenza locale).
Napoli
. Nella città partenopea hanno sfilato in migliaia, con la stessa determinazione delle altre città italiane. I sindacati di base, collettivi e movimenti antisionisti hanno richiamato i prossimi appuntamenti come lo sciopero generale dell’usb del 30 ottobre, che coincide con lo sciopero mondiale dei portuali contro i traffici d’armi. “Uniremo tutte le categorie – ha spiegato il rappresentante del coordinamento portuali Usb – e torneremo a bloccare questo Paese”. Al corteo hanno partecipato anche l'attivista svedese per l'ambiente Greta Thunberg e Francesca Albanese, commissaria dell'ONU per i territori palestinesi occupati, che hanno partecipato anche al Marea Village dei movimenti napoletani all'Ex Base NATO di Bagnoli, dove Marea sta per Mediterraneo, Arte, Resistenza, Ecologia e Azione. In quel contesto, in un hangar strapieno, Thunberg ha attaccato “il governo fascista italiano”, per la “complicità” con Israele e la “deumanizzazione” dei migranti che attraversano il Mediterraneo, esponendo il manifesto della protesta del 24 ottobre contro il nuovo Cpr da costruire in Campania, a Castel Volturno.
A Catania
in migliaia hanno manifestato per fermare il genocidio del popolo palestinese. Il PMLI ha qualificato la sua partecipazione coi manifesti, i volantini e dialogando con i giovani in piazza (rimandiamo alla corrispondenza locale).
14 ottobre 2026