Nel terzo anniversario dell'operazione Diluvio di Al-Aqsa
Hamas: "La resistenza è un diritto legittimo fino alla sconfitta dell'occupazione e alla liberazione della nostra terra e dei nostri luoghi sacri"
“Una giornata gloriosa per la storia del nostro popolo che rappresenta un capitolo storico della nostra lotta in corso"

"Nel terzo anniversario dell'operazione Diluvio di Al-Aqsa, ricordiamo questa giornata gloriosa per la storia del nostro popolo che rappresenta un capitolo storico della nostra lotta in corso" scriveva Hamas in una nota nel terzo anniversario dell'attacco del 7 ottobre 2023. Il movimento di resistenza palestinese si dichiarava "orgoglioso e fiero della grandezza, della fermezza e dei sacrifici del popolo palestinese" e rendeva omaggio ai dirigenti e ai militanti caduti e celebrava i combattenti delle Brigate Al-Qassam che "hanno infranto il mito dell'esercito invincibile, forti del sostegno del popolo e del diritto inalienabile di resistere all'occupazione che opprime la nostra terra e i nostri luoghi sacri".
"La resistenza è un diritto legittimo fino alla sconfitta dell'occupazione e alla liberazione della nostra terra e dei nostri luoghi sacri", fino alla creazione di uno Stato palestinese pienamente sovrano con Al-Quds come capitale, ribadiva il comunicato. Che sottolineava come "i tentativi dell'occupazione e dei suoi sostenitori di far credere che la lotta sia iniziata il 7 ottobre costituiscono una palese distorsione della realtà: il conflitto con il nemico non è iniziato quel giorno, così come i suoi capitoli conclusivi non sono ancora stati scritti"; intanto “questi ultimi tre anni hanno svelato la realtà di questa occupazione terroristica e la sua natura nazista che ha condotto una guerra genocida causando l'uccisione di oltre 74mila nostri concittadini e il ferimento di 175mila persone". Queste sono le cifre dei “crimini dell'occupazione che hanno portato a una rapida erosione della presunta legittimità dell'entità sionista e a un calo senza precedenti del sostegno nei suoi confronti, anche tra i suoi alleati tradizionali nel mondo occidentale”, come testimoniato dall'abbandono dell'aula della maggior parte delle delegazioni durante la sessione dell'Assemblea Generale dell'Onu “un chiaro segnale della sua trasformazione in un'entità paria isolata".
Il movimento ribadiva la sua denuncia del comportamento dell'esercito occupante che ha continuato gli attacchi a Gaza anche dopo il cessate il fuoco e si è reso responsabile anche di un "genocidio silenzioso", cob quasi 1.500 palestinesi uccisi e oltre 5.000 feriti da quando la tregua sarebbe entrata in vigore invece di portare alla cessazione totale delle operazioni militari, alla fornitura di aiuti umanitari, alla ricostruzione e al ritiro completo delle forze di occupazione israeliane da Gaza. Ribadiva inoltre la condanna delle continue incursioni, arresti, demolizioni di abitazioni e attacchi da parte dei coloni nella Cisgiordania occupta e a Geruslemme est.
Hamas ha inoltre sollecitato la Corte Penale Internazionale e la Corte Internazionale di Giustizia a perseguire i funzionari israeliani ritenuti responsabili di crimini di guerra e genocidio, dal primo ministro israeliano ai membri del suo governo ai comandanti militari.
Nel corso diquesti tre anni di agressione ai palestinesi di Gaza, secondo il bilancio stilato dall'esercito sionista occupante, sono stati colpito circa 65 mila “obiettivi”. Il risultato, al 7 ottobre 2026, riportava l'agenzia Wafa del collaborazionista Abu Mazen, sono 74.250 palestinesi morti e 175.278 feriti, oltre a 13 mila dispersi.

14 ottobre 2026