La classe operaia dell’ex Ilva di Genova in lotta
Il corteo, a cui si sono uniti i lavoratori Ericsson e gli studenti, sfila tra due ali di folla solidale. Gli operai si accampano vicino alla prefettura
Espropriare e nazionalizzare tutti i siti ex Ilva

Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
Il corteo dei lavoratori dello stabilimento di Genova Cornigliano dell’Ilva è partito, dopo un'assemblea iniziata quando ancora era buio, alle 8 del mattino del 12 ottobre. Fuori dai cancelli ad attenderli e per porgere la propria solidarietà, ma soprattutto per scopi elettorali o per ottenere visibilità, il presidente della Regione Liguria di “centro-destra” Marco Bucci, e la sindaca genovese di “centro-sinistra” Silvia Salis. Il tempo per uno scambio di opinioni e per ricevere, dalle istituzioni della città, assicurazioni di interesse e un corteo di circa un migliaio di lavoratori si è messo in movimento. Ha percorso via Cornigliano tenendo in testa l’ormai storico striscione con la scritta in dialetto genovese “Che l’inse” (chi comincia) e subito dietro i mezzi pesanti e l’enorme porta-coils con il rostro, lo stesso mezzo con il quale a novembre, sempre i lavoratori ex-Ilva, divelsero le barriere metalliche messe a sbarramento, dalle “forze dell’ordine”, per impedire agli operai l’accesso in Largo Lanfranco luogo in cui si affaccia il Palazzo della Prefettura.
Lungo la strada centinaia e centinaia di genovesi, in attesa sin dalle prime ore del mattino per non perdere il momento del loro passaggio, per accoglierli, per applaudirli, per vederli sfilare, per offrire a loro la focaccia, per unirsi, per un breve tratto, alla loro iniziativa di lotta.
Al corteo, arrivato in piazza Savio, si sono poi uniti i lavoratori della multinazionale Ericsson in lotta per la difesa del posto di lavoro e poco più avanti nei pressi di Genova Sampierdarena gli studenti del Liceo Gobetti (proprio nella stessa mattinata gli studenti, organizzati dall’Osa, hanno occupato la scuola contro le politiche del governo in materia di riarmo e per richiedere maggiori investimenti nell’istruzione pubblica) e del liceo Paul Klee; tenevano fra le mani uno striscione con su scritto “A fianco dei lavoratori dell’Ilva”. Ma la solidarietà non si è esaurita a Genova Cornigliano. Da alcune panetterie di via Cantore, arteria principale del quartiere di Sampierdarena, è stata offerta agli operai in lotta altra focaccia, da alcuni bar più di un motivo per dissetarsi, per stringere mani, per incontrare vecchi compagni di lavoro adesso in pensione.
La manifestazione sempre combattiva, e con gli operai schierati con fitti cordoni, tra soste e lanci di fumogeni, ha percorso le vie principali della città e ha raggiunto, dopo oltre due ore di marcia e in prossimità della Prefettura, piazza Corvetto e Largo Lanfranco, trovando, quest’ultima, sbarrata da alcune camionette della polizia in tenuta antisommossa. I lavoratori hanno scaricato, da un camion, delle tende e le hanno piazzate per bloccare, a loro volta, piazza Corvetto. Il messaggio: il prefetto non ci vuole ricevere? E noi ci accampiamo. Il tempo di fare “ragionare” le “forze dell’ordine”, e la tensione è leggermente calata. Il blocco è rimasto ma le camionette si sono spostate davanti all’ingresso della Prefettura.
Dalle mani degli operai in lotta è spuntato un altro striscione con scritto “Non vi faremo chiudere l’Ilva di Genova. “L’idea - spiega Armando Palombo, della Rsa Fiom - è quella di rimanere accampati qui fino a quando non ci saranno notizie. Ci aspettavamo una piazza presidiata, ma non così blindata dalla polizia. Se ci chiamasse il Prefetto (Cinzia Torraco) ora, siamo talmente offesi che non saliremmo. La gente voleva entrare con una delegazione e non è stato possibile; siamo irritati, ma l’importante è che il governo risolva questo problema”.
Dalla Camera del lavoro di Genova - “Ciò che chiedono gli operai al Governo sono garanzie sul loro futuro che non possono limitarsi alla prosecuzione della cassa integrazione senza una reale prospettiva di rientro al lavoro”. Impegni concreti - ribadiscono dalla Rsa Fiom - per un piano industriale di decarbonizzazione che riguarda tutti i siti, per un piano sociale che tuteli i lavoratori dell’acciaieria e dell’appalto, con un intervento diretto dello Stato. E l’intervento diretto dello Stato non può che essere uno; l’espropriazione di tutti i siti ex-Ilva per porli sotto il controllo pubblico e dei lavoratori. Raccontare e pensare altre soluzioni come quelle già da tempo proposte, come cordate di imprenditori privati interessati alla loro acquisizione (in ogni modo acquisizioni a “spezzatino” con l’impegno, da parte dello Stato, del risanamento ambientale) per risolvere e superare la crisi delle acciaierie è quantomeno insensato e privo di un futuro che possa considerarsi reale; il sistema di produzione capitalistico ha ben altri obiettivi; vive del profitto e in nome del profitto è disposto a sacrificare sia il rispetto della salute pubblica sia la distruzione dell’ambiente, e anche la messa sul lastrico di migliaia di operai con le loro famiglie.
Intanto, gli operai ex-Ilva al presidio in piazza Corvetto oltre le tende hanno sistemato dei tavoli. Sarà una notte lunga ma alleviata, con la collaborazione di Music for Peace e della Compagnia Unica Paride Battini (portuali) da un “barbecue proletario’”e da musica. La lotta non si ferma. E non potrebbe essere altrimenti.

14 ottobre 2026