Doccia fredda per i lavoratori Ericsson di Genova
“O in 131 vi licenziate volontariamente con incentivi entro il 26 novembre o vi licenziamo noi”
Sciolta come neve al sole la “promessa” di Mussolini in gonnella di aver fatto ritirare la mattanza di sposti di lavoro

Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
Il 5 ottobre i media al servizio della borghesia avevano celebrato con enfasi l’intervento personale di Giorgia Meloni, Mussolini in gonnella, descrivendolo come la mossa risolutiva (una specie di mossa del cavallo con relativo scacco matto alla lotta di classe) in grado di fare ritirare i 131 licenziamenti che pendevano sulle teste dei lavoratori Ericsson (ex Marconi) e tutto questo con una semplice telefonata all’Ad Andrea Missori. Gesto molto apprezzato, senza però conoscerne i contenuti, anche dalla sindaca di “centro-sinistra” Silvia Salis che si era espressa in questo modo: “Soddisfazione, bene che la premier abbia ascoltato i lavoratori in lotta”.
In seguito, il 7 ottobre, durante un'assemblea con il personale la multinazionale svedese ha presentato il suo piano; è previsto un incentivo all’esodo volontario pari a 48 mensilità con uscite dall’azienda entro il 31 dicembre 2026. Naturalmente l’eventuale volontarietà e il raggiungimento alle uscite non eviterà il ridimensionamento dello stabilimento della sede genovese, che è appunto confermato. Saranno, ha spiegato la direzione della Ericsson, esodi volontari, ma se entro il 26 novembre 2026 non ci sarà un accordo sindacale che prevede le 131 uscite, insomma se non si saranno trovati i cosiddetti 131 “volontari”, l’azienda invierà unilateralmente le lettere di licenziamento.
Ecco che allora la telefonata di Mussolini in gonnella e la notizia diffusa e sbandierata sui media al soldo della borghesia, altro non è stata che una operazione speculativa tanto utile a chi detiene il potere politico come controllo sociale diretto a produrre egemonia culturale; la narrazione del “capo del governo che difende i lavoratori” vorrebbe spianare la strada a quel concetto tanto caro alla borghesia indirizzato a negare la funzione che possiede la lotta di classe nella società sostituendo l’azione collettiva, gli scioperi, il conflitto sociale, e presentando, nello stesso tempo, l’inutilità delle organizzazioni sindacali; i licenziamenti non sono più, quindi, una legge imprescindibile e naturale del capitalismo per ottenere il massimo profitto, attraverso ristrutturazioni e delocalizzazioni, ma un problema contingente e risolvibile con “buona politica istituzionale”.
Un governo borghese non può e non vuole assolutamente (non sarebbe borghese) intaccare la proprietà dei mezzi di produzione, tanto meno scalfire il diritto del sistema di produzione capitalistico nel ricercare il massimo profitto attraverso le ristrutturazioni, le delocalizzazioni, e i licenziamenti. Il capitalismo non agisce in questo modo perché semplicemente è malvagio. Agisce in questa maniera perché è la sua natura, perché deve tutelare i propri margini di profitto; mantenendo la propria malvagità. E il presunto ritiro della procedura di licenziamento dei 131 lavoratori Ericsson, grazie alla telefonata di Giorgia Meloni, tanto esaltata pure da ministri (Adolfo Urso) e dal vicepremier (Matteo Salvini), si è rivelato un espediente tattico, consumato, nella più classica tradizione della borghesia, sulla pelle dei lavoratori, o una parvenza formale che però ha lasciato intatta l’offensiva padronale. Questa notizia, però, i media non l’hanno diffusa. Ma la lotta dei lavoratori Ericsson non si arresta. È solo all’inizio.

14 ottobre 2026