Arrestati per omicidio colposo aggravato il padrone e il committente dei lavori
Ennesima morte sul lavoro in provincia di Napoli
Operaio edile precipita da un capannone senza tutele e misure antinfortunistiche

Redazione di Napoli
È la mattina di venerdì 2 ottobre quando l’ennesima morte “bianca” sconvolge il territorio dell’hinterland di Napoli. Risuonano ancora le urla disperante ed incredule della moglie Carmela: suo marito Salvatore Calignano, un operaio di 61 anni, è “precipitato” dal capannone dove lavorava a Caivano. Una tragedia, l’ennesima, che colpisce il martoriato settore edile campano: Salvatore è morto mentre eseguiva lavori di coibentazione sul tetto del capannone, insieme ad altri due operai irregolari. Trasportato all’ospedale, è spirato il 3 ottobre.
Tanti i dubbi sulla sua morte al punto che la magistratura questa volta è andata fino in fondo: infatti la procura di Napoli Nord, diretta dal pubblico ministero Domenico Airoma, ha raccolto gravi indizi di colpevolezza sia del padrone che del committente dei lavori al punto di eseguire per entrambi l’arresto tradotto poi nella misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico lo scorso venerdì 9 ottobre. Non torna non solo la dinamica dell'incidente mortale, fino alla caduta al suolo di Salvatore, laddove un testimone, mentre avvenivano i soccorsi e l’operaio era ancora cosciente ma agonizzante aveva sentito da qualcuno: “Dici che ti ha buttato sotto una macchina, capito? Non dire la verità, così risolverà tutto e l’assicurazione ti paga”. La Procura indaga anche sulla registrazione all’anagrafe del lavoro, arrivata quando ormai l’incidente era avvenuto: l’assunzione di Salvatore Calignano con decorrenza dal giorno precedente.
Il Gip del Tribunale di Napoli Nord ha confermato nell’ordinanza che il “datore di lavoro” è gravemente indiziato di “omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche”. Per la stessa vicenda risulta indagato, per “omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza”, anche il committente dei lavori, proprietario dell’immobile. A conferma dei primi sospetti che la “caduta” avesse delle ricadute colpose sui due indagati sono state le immagini dei sistemi di videosorveglianza, le cui registrazioni hanno consentito di ricostruire la dinamica dell’infortunio e di individuare chi aveva assistito alla scena. Le immagini, secondo gli inquirenti, mostrerebbero con chiarezza l’assenza di protezioni e dispositivi di sicurezza per gli operai impegnati a lavorare in quota. La mancanza concreta di idonee condizioni per lavorare sul tetto e l’assenza di eventuali misure previste dalla normativa antinfortunistica, sarebbero alla base delle omissioni che hanno portato poi alla disposizione delle misure cautelari.
Per il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, l’arresto è una “risposta rapida della magistratura a chi pensa che sulle morti sul lavoro ci sia impunità. Ci costituiremo parte civile nel processo penale”. Nel frattempo sono decine di migliaia le denunce per infortuni sul lavoro, con il picco di 61 omicidi sul lavoro in Campania dall’inizio del 2026: una strage che continua a perpetrarsi attese le normative scadenti sul tema degli infortuni che tutelano i padroni e i pescecani del profitto a danno della classe operaia, soprattutto edile, metalmeccanica e dei lavoratori impiegati in agricoltura.

14 ottobre 2026