Corrispondenza delle masse
Nel corteo di Napoli respirata l'urgenza di denunciare il genocidio in Palestina, ridotta a laboratorio moderno per imporre un orizzonte cruento e suprematista
Ero lì, in mezzo al corteo pro Palestina tra una marea di giovani e bandiere. "Dietro di noi, con la kefiah ai fianchi, marciavano gli occhi chiari e puliti di Greta, capaci di emozionarci con la loro semplicità", racconta la compagna Marcella. Ho respirato l'urgenza di denunciare una realtà in cui la Palestina è laboratorio moderno di genocidio e discriminazione, mentre si sottraggono risorse al futuro per imporre un orizzonte cruento e suprematista. In fondo, i palestinesi sono specchio di ingiustizie globali ai danni del proletariato, specchio di resistenza che sopravvive malgrado tutto. Se come scriveva M. Darwish "Le città sono odori. Acri è l’odore di iodio e di spezie. Haifa, l’odore di pini e lenzuola sgualcite. Mosca, l’odore di vodka con ghiaccio. Il Cairo, l’odore di mango e zenzero. Beirut, l’odore di sole, di mare, di fumo e limone. Parigi, l’odore di pane fresco, di formaggi e articoli di seduzione. Damasco, l’odore di gelsomino e frutta secca...”, Napoli è certamente effluvio di salsedine e caffè tostato.
Quella stessa indignazione e quella stessa rabbia contro chi sceglie la repressione e la propaganda, invece della giustizia, le ritroviamo intatte dentro le scuole, dove la mobilitazione di questi giorni, sviluppatasi, sebbene ancora timidamente, sulla scia di Parigi e Marsiglia, smaschera un fronte chiarissimo. Come raccontato a pag. 13 de Il Bolscevico
n. 36, finanche i DS non sono affatto avversari delle rivendicazioni studentesche, bensì bersagli ed oppositori di ingerenze politiche improvvisate e della totale assenza di risposte istituzionali. Da un lato, i comunicati sindacali denunciano l'inaccettabilità di calare dall'alto decisioni estemporanee - sulla falsa riga di quanto tentato da figure macchiettistiche come Lecornu in Francia - che scaricano sui presidi la gestione di tensioni sociali senza alcun supporto reale, come denunciato dal sindacato transalpino SNPDN-UNSA. Dall'altro, sul piano nostrano, emerge con forza il fallimento politico del ministro Valditara, accusato, nel recente Consiglio Nazionale Di.S.Conf., di aver calpestato gli impegni assunti nel verbale di conciliazione di gennaio 2026, aprendo la strada allo sciopero.
Il vero nodo non è il dialogo educativo con i giovani - parte della democrazia proletaria - ma la cialtroneria di governi incapaci di dare equità, rispetto e giustizia sociale, preferendo la repressione e le mani libere per la guerra fuori e dentro i confini.
Palestina libera, scuole libere!
Cartesio - Napoli
14 ottobre 2026