Spagna
Il governo socialista Sanchez battuto in parlamento su sfratti e affitti. Dure contestazioni di massa nelle piazze
Elezioni anticipate in novembre

Il governo spagnolo guidato dal socialista Pedro Sanchez è stato battuto il 2 ottobre al Congresso dei Deputati sulla votazione di due decreti legati all'emergenza abitativa e al caro affitti, scatenando una crisi politica che ha portato il 6 ottobre alle dimissioni del premier osannato dalla sinistra borghese europea e all'annuncio di elezioni anticipate per il prossimo 29 novembre. I provvedimenti erano stati varati dall'esecutivo in seguito a forti proteste popolari e mediatiche (tra cui il caso dell'87enne Mari Carmen, sfrattata a Madrid e morta pochi giorni fa) per contenere l'emergenza abitativa e il caro affitti. Sono stati determinanti i voti contrari dell'opposizione di centro-destra e il mancato supporto di forze come Junts per Catalunya (guidata dall’ancora esiliato Carles Puigdemont). Nonostante la bocciatura, il Consiglio dei ministri spagnolo ha successivamente approvato nuovi decreti correttivi per tentare di mantenere le misure di protezione per i soggetti vulnerabili e calmierare il mercato.
Misure tardive e ipocrite quelle di Sanchez, da subito travestitosi in paladino difensore delle classi popolari e meno abbienti. “È ora che il parlamento somigli di più alla strada e non a chi vive negli attici” ha affermato in una intervista all’online “Diario.es”, promettendo che "non si verificherà nessuno sgombero fino alla fine della legislatura”. “La Spagna ha bisogno di più progressi sociali e di meno insulti della destra” ha aggiunto il leader socialista, ribadendo che “se il Parlamento volta le spalle alla cittadinanza, la cittadinanza ha tutto il diritto di reclamare la risposta a ciò che sta richiedendo, che è un intervento determinato sul mercato della casa”. E ha presentato il voto come una scelta fra “diritti o tagli” e fra “la gente o gli interessi dei fondi avvoltoio” di speculazione sulla casa.
Le masse giovanili e popolari spagnole hanno comunque le idee chiare, tanto che in tutto il Paese si è assistito a dure e ripetute manifestazioni di massa, con tante bandiere rosse. Opinione comune e diffusa che il governo di Sanchez ha avuto otto anni per tentare di risolvere il problema della casa, ma ci ha provato sul serio solo all’ultimo e per pressione popolare.
Lo sfratto dell'anziana Maricarmen di fine settembre ha spinto in piazza oltre 25mila manifestanti a Madrid, con attivisti e inquilini che hanno piantato tende nel cuore della capitale spagnola, protestando contro l'avidità della rendita immobiliare e chiedendo l'approvazione immediata di tutele sui canoni d'affitto. Tra il 2 e 3 ottobre la protesta è dilagata in più di 50 città. A Madrid quattro cortei sono confluiti a Plaza de Cibeles (70.000 persone per la questura, fino a 500.000 per gli organizzatori, la Confederazione dei Sindacati degli Inquilini). A Puerta del Sol la polizia è intervenuta in forze, ma balbettato nel respingere gruppi di neofascisti ed estrema destra che tentavano di sfondare verso il presidio facendo saluti nazisti. A Valencia la manifestazione si è concretizzata sotto il Palau de Les Arts in scontri con la polizia, con uso di gas lacrimogeni e proiettili di gomma, che hanno provocato arresti e feriti. A Barcellona le masse sono sfilate chiedendo lo sciopero generale per il diritto alla casa sancito dall’art. 47 della Costituzione e scandendo “Maricarmen, non sei sola!”. Per gli organizzatori delle manifestazioni è chiaro che ci sia "una frattura insanabile tra quello che vuole la popolazione e quello che i partiti votano in Parlamento", accusando questi ultimi di essere "ostaggio degli interessi della rendita immobiliare".
Le mobilitazioni spagnole, la vicenda di Spin Time a Roma e le tante altre che hanno attraversato anche le città italiane, l’esplodere della crisi abitativa in tutta Europa (e non solo) che pure ha spinto la Commissione e il parlamento europei a far finta di impegnarsi, hanno riportato con forza l’attenzione su questo problema, che affligge molti strati della popolazione ed è causa di grande disagio sociale. È l’effetto della mercificazione non solo della casa, ma dell’abitare come fatto sociale e va oltre la funzione sociale della proprietà (come sostenuto nella Costituzione carta straccia del ‘48); riguarda la condizione sociale stessa dell’abitare e mettono all’indice le politiche abitative antipopolari nel capitalismo.


14 ottobre 2026