Per il diritto allo studio, contro il governo e i tagli all'istruzione pubblica, il sistema classista di accesso all'università, la mancanza di insegnanti, le classi pollaio, gli istituti fatiscenti e le aule inospitali
Quarta ondata della rivolta studentesca in Francia
130 mila studenti medi e universitari in piazza. Cariche selvagge della polizia a Parigi e Renne. Altre decine di manifestanti feriti e arrestati. Il trotzkista Mélenchon “pompiere” della “sinistra” borghese: “avete ragione ma siate prudenti. Noi siamo per la lotta non violenta”
Il 13 ottobre l'“atto V” di protesta con una nuova manifestazione nazionale
Nonostante la brutale repressione poliziesca e giudiziaria scatenata nei giorni scorsi dal premier Sebastien Lecornu e dal ministro degli Interni Laurent Nunez; per niente intimoriti dai quasi 7 mila arresti, tra cui molti minorenni; uniti e solidali con le centinaia di manifestanti feriti, alcuni dei quali colpiti in modo molto grave; i protagonisti della grande rivolta delle studentesse e degli studenti francesi che dal 20 settembre si battono come leoni per il diritto allo studio, contro il governo e i tagli all'istruzione pubblica, il sistema classista di accesso all'università, la mancanza di insegnanti, le classi pollaio, gli istituti fatiscenti e le aule inospitali prive di riscaldamento e aria condizionata, non mollano la piazza.
Appena due giorni dopo la grandiosa mobilitazione nazionale del 6 ottobre a cui hanno preso parte oltre mezzo milione di manifestanti, con alla testa giovani e giovanissimi, insieme ai lavoratori di diversi sindacati che si sono uniti alla protesta con l'indizione dello sciopero generale, l'8 ottobre oltre 130 mila studentesse e studenti, medi e universitari, sono tornati per la quarta volta in piazza in meno di un mese dando vita ad altre decine di cortei e manifestazioni nelle principali città del Nord, Centro e Sud della Francia fra cui Parigi, Lille, Nantes, Lione, Tolone, Marsiglia, Strasburgo, Renne, Montpellier, Bordeaux nell'ambito dell'“atto IV” dell'ondata di mobilitazioni coordinata a livello nazionale dal movimento studentesco.
A Rennes e a Parigi la polizia in tenuta antisommossa ha caricato violentemente i cortei e si è accanita contro i manifestanti a colpi di manganello, lacrimogeni e getti d’acqua provocando altre centinaia di feriti e oltre 500 arresti.
I cortei sono partiti dalle oltre 735 scuole e università chiuse in seguito alle occupazioni promosse dagli studenti e allo sciopero indetto dai sindacati degli insegnati e del personale ausiliario, tecnico e amministrativo e hanno paralizzato il centro delle città suscitando l'approvazione delle masse popolari e l'appoggio di centinaia di operai, lavoratori, agricoltori e pensionati che si sono uniti alle proteste studentesche per denunciare il carovita, le precarie condizioni di lavoro e i pesanti e ulteriori tagli alla sanità e alla spesa pubblica che il governo Lecornu si appresta a varare con la nuova finanziaria.
A Parigi al grido di “Macron, t’es foutu, même Assas est dans la rue” (Macron, sei finito, anche Assas è scesa in piazza) gli universitari hanno occupato la prestigiosa e centralissima facoltà di giurisprudenza di Assas seguiti dagli studenti dell’Università privata dell'Istituto cattolico di Parigi che per la prima volta dalla sua fondazione nel 1875 hanno deciso di occupare la facoltà.
L'8 ottobre l’Union étudiante, il più importante sindacato studentesco univeritario, ha annunciato che oltre 80 campus sono stati bloccati in tutto il Paese.
Secondo un sondaggio di Elabe, il 72% dei francesi considera che le rivendicazioni degli studenti sono legittime e il 55% appoggia la protesta.
Non a caso uno degli slogan più rilanciati dagli studenti durante i cortei recita: “L’Istruzione è una priorità nazionale, diritto a un avvenire” accompagnato dall'ironica critica riportata su cartelli e striscioni contro il governo Lecornu e il presidente Macron “Parigi è magica, l’eliseo è tragico” e contro il ministro dell'Istruzione Geffray: “Al Bac (la maturità francese, ndr) non potrò scrivere “prof assente”.
Una saldatura fra il movimento studentesco e il movimento operaio che evidentemente fa paura al governo ma anche alla classe dominante borghese, alle istituzioni parlamentari e a tutto l'apparato giudiziario, repressivo e mediatico borghese mobilitato in forze fin dall'inizio della protesta per imbastire una martellante campagna stampa di disinformazione, delegittimazione e criminalizzazione della rivolta studentesca. Alcuni marginali episodi di vandalismo che si sono verificati in un paio di istituti, qualche vetrina rotta e alcuni cassonetti dati alle fiamme durante i cortei sono stati enfatizzati ad arte per giustificare la feroce repressione di massa in atto nelle piazze di tutto il Paese a suon di arresti, denunce, manganellate, idranti, spray urticante, lacrimogeni e perfino mediante l'uso di granate stordenti, le micidiali Assd, e proiettili di gomma autorizzati da Lecornu e Nunez e sparati ad altezza d'uomo dagli agenti antisommossa armati coi potenti lanciagranate GM2L / EF-SON e i fucili Lbd classificati da vari organismi internazionali come armi da guerra.
L'uso criminale e sistematico di questi presunti “dispositivi antisommossa” hanno già causato diversi feriti gravi fra i manifestanti. L'8 ottobre a Lens un 15enne ha subito l'amputazione di una mano dopo essere stato colpito da una granata stordente. Il 30 settembre un altro studente di 16 anni è stato gravemente ferito e ha perso l'uso di un occhio a Tours colpito da un proiettile di gomma sparato da un agente.
Il 28 settembre un altro manifestante di 14 anni è stato colpito in pieno volto da un lacrimogeno che gli ha sfondato la bocca e fracassato tutti i denti sparato a bruciapelo, davanti agli altri alunni, da un poliziotto che doveva “garantire l'ordine pubblico” davanti a un liceo nella banlieue parigina.
Secondo un primo bilancio diffuso dal ministero della Giustizia di Parigi, dall'inizio delle proteste al 6 ottobre oltre 6.800 persone, di cui l'86% minorenni, sono state poste in stato di fermo dall'inizio delle proteste. Altri 2.376 manifestanti sono oggetto di procedimenti giudiziari, con il 65% dei casi già deferito all'autorità giudiziaria. Inoltre sono stati disposti 21 provvedimenti di custodia cautelare in carcere, riguardanti 15 maggiorenni e 6 minorenni.
Contro l'inaudita e generalizzata repressione studentesca è intervenuta nei giorni scorsi perfino l'Unicef che ha lanciato un appello alle autorità francesi affinché mettano fine alle violenze contro i minori invitando il governo a rispettare il diritto dei giovani a “manifestare pacificamente tenendo pienamente conto della loro età”. Anche le Nazioni Unite in risposta alla denuncia di “una repressione senza precedenti contro i liceali francesi” sollevata dall'associazione Ligue des droits de l'Homme, hanno espresso “preoccupazione” per i numerosi episodi di violenza che hanno segnato la mobilitazione studentesca in Francia.
L'Ispettorato generale della polizia nazionale (Igpn) è stato invece incaricato di svolgere diciotto indagini interne sulle gravissime violenze perpetrate contro i manifestanti mentre. La procura di Dunkerque (nel nord del paese) ha annunciato di aver aperto un’inchiesta giudiziaria per “messa in pericolo della vita altrui” dopo che un fuoristrada della Police Nationale è stato filmato mentre si lanciava ad alta velocità contro un gruppo manifestanti. In un paesino a ovest di Marsiglia invece, il comandante della polizia municipale è stato sospeso dopo un episodio analogo.
La verità è che in Francia non ci sono “decine di scuole date alle fiamme” né “presidi e professori picchiati e cosparsi di benzina”. Ma un grande e combattivo movimento studentesco che resiste alla repressione poliziesca e giudiziaria dello Stato e della classe dominante borghese grazie al sostegno della stragrande maggioranza delle masse popolari e operaie e di tutta la comunità scolastica e universitaria, genitori compresi, che appoggiano le rivendicazioni degli studenti, solidarizzano con la loro lotta e scendono in piazza contro il principale nemico comune rappresentato dal governo reazionario di Lecornu che oltretutto voleva anche far pagare agli studenti i corsi di avviamento professionale frequentati in gran parte da ragazzi di estrazione proletaria esclusi dai gradi più alti dell'istruzione universitaria e condannati al lavoro precoce dalla famigerata piattaforma digitale Parcoursup (un algoritmo che assegna i posti nelle università solo agli studenti più “meritevoli”, ossia i figli dei ricchi che frequentano i licei più prestigiosi).
Un sistema economico, politico e scolastico capitalista, neofascista, classista, meritocratico, antistudentesco e punitivo, molto simile a quello italiano, e in pieno contrasto perfino coi principi di libertà, uguaglianza e fraternità sanciti dalla rivoluzione borghese del 1789 che rappresenta la contraddizione principale e contro il quale le masse studentesche e popolari francesi hanno tutto il diritto/dovere di lottare ricorrendo a tutte le forme di lotta, legali e illegali, parlamentari e extraparlamentari, pacifiche e violente di massa.
Nei giorni scorsi il ministro dell'Istruzione Édouard Geffray ha avviato una consultazione pubblica nazionale invitando gli studenti a “comunicare le loro difficoltà, le loro aspettative e le loro proposte per migliorare la scuola” attraverso la piattaforma Agorà. Mentre la sera dell'8 ottobre, al termine dei cortei, Geffray è intervenuto al telegiornale di TF1 promettendo che “nelle prossime ore e nei prossimi giorni saranno assunti 3mila docenti” destinati agli istituti con maggiori problemi di organico. Due offerte formulate col chiaro intento di placare le proteste, peraltro giunte fuori tempo massimo e immediatamente rispedite al mittente dall'Union étudiante e da tutte le altre organizzazioni studentesche francesi, che invece per tutta risposta hanno indetto una nuova manifestazione nazionale, il “quinto atto” di protesta, che andrà in scena il 13 ottobre, con il pieno appoggio delle principali organizzazioni sindacali della scuola (Cgt, Sud, Snes-Fsu) per ribadire che: “Finché non verranno accolte tutte le nostre rivendicazioni con uno stanziamento di almeno 10 miliardi di euro non smetteremo di scendere in piazza”.
Quello che sta succedendo “è storico, studenti, liceali, lavoratori, disoccupati, tutti uniti per far cadere questo governo disgraziato”, ha aggiunto Ryad Rani, presidente dell’Union syndicale lycéenne.
Mentre il trotzkista Jean-Luc Mélenchon, leader della “sinistra” borghese, presente al corteo di protesta degli studenti a Parigi travestito da “pompiere” ha esaltato “il movimento giovanile più potente che si sia visto negli ultimi 50 anni” ma da buon opportunista ha subito dopo invitato i manifestanti a “essere prudenti” e a non protestare troppo nelle piazze perché “Noi siamo per la lotta non violenta”.
Segno evidente che, come abbiamo evidenziato sul numero scorso, la rivolta degli studenti francesi rischia davvero di estendersi tutto il movimento studentesco europeo dal momento che la protesta è già sconfinata a Bruxelles dove il 9 ottobre migliaia di studenti si sono uniti al corteo di oltre 50 mila manifestanti organizzato dai sindacati contro le politiche di austerità del governo di centrodestra per protestare contro il degrado degli istituti scolastici e della qualità dell'insegnamento. Immediata e violenta anche in questo caso è stata la repressione poliziesca e giudiziaria da parte del governo belga con decine di studenti feriti negli scontri e una ventina di arresti, tra cui alcuni minori.
Al contrario di Mélenchon, noi auspichiamo che anche in Italia gli studenti prendano esempio dai loro coetanei francesi e scendano compatti e uniti in piazza per buttare giù Mussolini in gonnella Meloni e il suo gerarca Valditara a cominciare dallo sciopero studentesco generale “No Meloni day” indetto da OSA, Opposizione Studentesca di Alternativa per il 16 ottobre e dallo sciopero nazionale organizzato dall’Unione degli Studenti il 20 novembre.
14 ottobre 2026