Genova: “Siamo tutti antifascisti”. “Soldi alla scuola, non alla guerra”
Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
Anche a Genova, come nelle principali città di tutto il Paese, il mondo della scuola è sceso in piazza il 16 ottobre per scioperare e manifestare contro il decreto razzista, introdotto, e promosso da Giuseppe Valditara, ministro dell’istruzione e del merito del governo di Giorgia Meloni, Mussolini in gonnella, contro le spese militari e i tagli alla scuola.
Non meno di cinquecento studenti, organizzati dall’OSA, con tante bandiere della Palestina e con cori “Siamo tutti antifascisti” si sono dati appuntamento in piazza de Ferrari. Tra le mani tanti cartelli che rivendicavano e sostenevano lo slogan dell’iniziativa di lotta “Contro la guerra, il razzismo e la scuola caserma. Soldi alla scuola e non alla guerra” altri cartelli e striscioni che ribadivano che a scuola “Nessuno è straniero”. Il tempo per farsi sentire, di farsi notare (a dire il vero hanno impiegato veramente poco) e con il loro abituale entusiasmo e soprattutto con la loro determinazione a farsi ascoltare, si sono messi in movimento. Hanno quindi percorso via XX Settembre, via Fiume, via De Amicis, arrivati davanti alla sede della Confindustria hanno incendiato, come è avvenuto anche in altre parti d’Italia, un piccolo carro armato di cartone, e vicino a un bidone della spazzatura, alcuni studenti, hanno sistemato due sagome di cartone raffiguranti la premier Giorgia Meloni e il suo fido ministro Valditara messi a testa giù per bersagliarli con delle uova. Il rumoroso corteo si è ancora più ingrossato e ha proseguito salendo per via Serra, raggiunto piazza Corvetto e via Martin Piaggio, concludendo il suo percorso sotto la sede della Città metropolitana in via Grechen.
Una delegazione di studenti, dopo loro richiesta, è stata ricevuta in Città metropolitana dal consigliere delegato alla Scuola Filippo Bruzzone e alla direzione Scuole Edilizia e Patrimonio. I rappresentati degli studenti hanno esposto le loro ragioni e i seguenti temi; ritiro del decreto che impone un tetto alla presenza nelle aule scolastiche di studenti stranieri, la richiesta di convertire i fondi destinati alla guerra in investimenti per l’edilizia scolastica, la ferma opposizione alla “riforma” degli istituti tecnici e professionali, hanno contestano i costi elevati dei trasporti pubblici, e richiesto l’introduzione dell’educazione sessuale e affettiva all’interno degli istituti scolastici (verrà avviata una raccolta firme).
Ben vengano queste mobilitazioni studentesche. La lotta contro le politiche razziste, repressive, fasciste e di classe del governo, espressione del capitalismo monopolistico di Stato, non potrà che accrescere la coscienza politica della gioventù che vi contribuisce e che vi partecipa in una prospettiva che non potrà che essere rivoluzionaria.
21 ottobre 2026