Sciopero generale della Toscana indetto dalla Cgil
In piazza a Massa contro i fascistissimi “Pacchetti sicurezza”
In 15mila manifestano in solidarietà agli attivisti chiamati a giudizio per le mobilitazioni contro il genocidio palestinese e contro i decreti repressivi del governo. Diffusi gli Appelli di Scuderi alle operaie e operai, e alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia
Attiva partecipazione del PMLI
Dal corrispondente del PMLI per la Toscana
Piazza degli Aranci, la più importante di Massa, alla fine non è riuscita a contenere tutti i manifestanti. In 15mila, provenienti da tutta la Toscana, hanno risposto all'appello della Cgil che ha indetto per il 14 ottobre lo sciopero generale regionale contro i decreti “sicurezza” del governo e per esprimere solidarietà a chi è stato indagato per aver partecipato alle grandi mobilitazioni dell'autunno scorso, che al grido di “Blocchiamo tutto” mostrarono un rinnovato attivismo, voglia di lottare e di cambiare da parte dei giovani, dei lavoratori e delle masse popolari.
È stata scelta questa data e la città apuana perché qui c'è stato uno dei più gravi attacchi al movimento di sostegno alla Resistenza palestinese e contro il genocidio sionista. Una repressione attuata tramite i tribunali e grazie alle misure liberticide dei vari “pacchetti sicurezza” che ha colpito tutta l'Italia, e che a Massa, nonostante non sia certo una grande città, ha portato al rinvio a giudizio di ben 50 manifestanti che il 3 ottobre 2025, giorno del grande sciopero unitario successivo all'aggressione israeliana alla Global Sumud Flotilla, occuparono per breve tempo i binari della stazione cittadina.
Proprio in vista dell'udienza del 14 ottobre (poi rimandata a marzo 2027) due giorni prima erano cominciate le proteste, con un presidio davanti al tribunale della città, organizzato dalla Cgil di Massa Carrara. Il 13 ottobre la mobilitazione è proseguita in Piazza Aranci, che ha ospitato il concerto gratuito “One Love Again”, con un collettivo di artisti riuniti nel segno della solidarietà alla popolazione palestinese e ai manifestanti denunciati. Il 14 ottobre anche il sindacato Usb ha indetto uno sciopero provinciale, con presidio davanti al tribunale.
Infine lo sciopero generale regionale indetto dalla Cgil con migliaia di manifestanti arrivate da tutte le province della Toscana. Le varie categorie erano presenti al completo: dai metalmeccanici della Fiom, i più numerosi, alle lavoratrici e lavoratori della Funzione Pubblica e del settore del commercio (Filcams), la Flai, i chimici della Filctem, i pensionati dello Spi. Ha aderito la Filt Cgil, e l'astensione dei lavoratori dei trasporti ha portato a ritardi e a soppressioni di numerosi treni e autobus. A sostegno dello sciopero anche Avs, Rifondazione, Pcl, Carc. Al corteo ha partecipato una folta rappresentanza di studenti delle scuole superiori con i loro striscioni. Ma anche negli altri spezzoni la presenza dei giovani si è fatta sentire.
Era presente una Delegazione del PMLI, formata da compagne e compagni della provincia di Firenze. Oltre alle bandiere rosse del Partito, è stato portato, nel corteo e in piazza, un bel cartello dove si leggeva: “Sicurezza fascistissima, affossiamola con la lotta di piazza” e l'invito a buttare giù il governo Meloni, che ha attirato l'attenzione di molti che sono venuti a fotografarlo. Il cartello e le bandiere del PMLI, posizionati non lontano dal palco, sono apparsi in molte foto e video poi pubblicati su Internet e anche al Tg di ToscanaTv
, mentre è scattata la censura da parte del Tg3
regionale e di Rtv38
.
I marxisti-leninisti, in particolare al concentramento in Piazza Garibaldi, hanno diffuso in breve tempo alcune centinaia di volantini che riportavano l'Appello alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia e l'Appello alle operaie e operai, entrambi scritti dal Segretario generale e Maestro del PMLI Giovanni Scuderi, ovunque ben accetti. Una presenza, quella del nostro Partito, che non è passata inosservata, perché caratterizzata dall'attivismo dei suoi membri e dalle parole d'ordine chiare, risolute e inequivocabili, espresse attraverso il proprio materiale di propaganda.
Il corteo ha attraversato il centro con alla testa lo striscione “La protesta non è reato”, seguito dallo sventolio di una marea di bandiere rosse della Cgil e da quelle della Palestina, con slogan contro il governo di Mussolini in gonnella Meloni e al canto di Bella Ciao, per concludersi in Piazza Aranci dov'era allestito il palco e si sono svolti gli interventi.
Tra i più significativi quelli di due giovani donne. Il primo di Aurora, in rappresentanza degli studenti: ha rivendicato una scuola democratica e inclusiva e un sistema economico che non sia basato sullo sfruttamento. Molto applaudita la coraggiosa e combattiva operaia dell'azienda dolciaria Biancoforno (Fornacette, Pisa). Una fabbrica con 200 dipendenti dove le lavoratrici e i lavoratori sono in lotta contro le continue minacce del padrone e per far valere i più elementari diritti sindacali. Nonostante lei stessa sia stata sospesa per “grave insubordinazione” (solo per aver difeso una collega) ha richiamato la piazza alla lotta, nelle fabbriche e nelle piazze.
Più fiacchi e con poco mordente gli altri interventi. Tra i primi quello di Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale dell'Anpi. Tra i continui e stucchevoli richiami a Sandro Pertini e alla Costituzione, ha avuto almeno il coraggio di ricordare che in Italia ci sono state una serie di misure che presero di mira la libertà di dissentire, furono volute 100 anni fa da Mussolini, e furono chiamate “Leggi fascistissime”. Noi marxisti-leninisti lo abbiamo detto fin dal primo pacchetto sicurezza, non a caso abbiamo usato subito questo aggettivo, come riportato sul nostro cartello alla manifestazione, per definire i provvedimenti del governo Meloni.
Numerosi gli interventi dei dirigenti della Cgil, tra cui quello del segretario regionale Rossano Rossi. Tra i temi toccati, particolare attenzione è stata riservata all'impoverimento generale dei lavoratori, che con l'impennata dell'inflazione e i salari fermi al palo, non riescono più ad andare avanti. Al riguardo ha citato un dato: “qui, in Toscana, lo stipendio medio di un dipendente a tempo indeterminato è di 1.350 euro”. Una situazione che negli ultimi anni si è aggravata, ma di cui la Cgil non è immune da responsabilità, perché ha avallato la “politica dei sacrifici” e dei bassi salari e ha firmato, e continua a firmare, contratti indecenti. Un po' di autocritica, caro Rossi, sarebbe auspicabile.
Il segretario provinciale Cgil di Massa Carrara ha sottolineato invece come l'incriminazione dei manifestanti, oltre ad essere inaccettabile sul piano politico, lo è anche su quello giuridico. In pratica sono accusati di aver interrotto il traffico ferroviario per meno di un'ora, oltretutto nell'ambito di uno sciopero generale che aveva già fermato molti treni. Gli altri interventi di funzionari hanno denunciato la stretta liberticida dei pacchetti sicurezza e assicurato che continuerà la mobilitazione per difendere gli indagati, e addirittura invocato (ma dovrebbe essere normale) la lotta di classe. Quello che contano sono i fatti, ma questi purtroppo sembrano dire che la Cgil va in tutt'altra direzione.
Infine, una nota su Landini. Il segretario generale Cgil non si è presentato in piazza come annunciato dai manifesti. Evidentemente è stato trattenuto da motivi di forza maggiore. Andavano però almeno avvertiti i manifestanti, che nella stragrande maggioranza ne erano all'oscuro.
21 ottobre 2026