Contro il caro carburante e l'aumento dei costi di produzione
Strade bloccate in tutto il Centro-Sud
Migliaia di agricoltori, autotrasportatori, olivicoltori e pescatori in sciopero chiedono interventi urgenti al governo

Centro-Sud paralizzato con decine di strade e aeroporti bloccati, camion e trattori fermi lungo le carreggiate e nei campi, distributori a secco, gravi difficoltà nella consegna di farmaci e materiale sanitario, scaffali dei supermercati quasi vuoti e interi raccolti di frutta e verdura e derrate alimentari che rischiano di marcire sui campi e nei magazzini: questa è la drammatica situazione con la proclamazione dello sciopero contro il caro carburante e l'aumento dei costi di produzione indetto dal 16 al 20 ottobre dagli autotrasportatori, agricoltori e pescatori in Calabria e Sicilia.
La protesta iniziata il 26 settembre dagli autotrasportatori e agricoltori con il blocco dello strategico snodo stradale di Passovecchio alla periferia Nord di Crotone lungo la SS 106 Ionica si è già estesa alle regioni limitrofe.
Con cartelli e striscioni che rilanciano gli slogan “Fino alla fine”, “Uniti si vince” attaccati alle motrici dei camion e sui cofani dei trattori, altre decine di blocchi e mobilitazioni sono in corso in Puglia, con cortei di manifestanti che hanno invaso e rallentato il traffico lungo le principali arterie fra cui la SS 379 in direzione Bari, gli snodi attorno a Brindisi e le tangenziali nell'area di Andria e Foggia; in Campania con presidi e rallentamenti in prossimità dei caselli autostradali di Nola, Caianello e Caserta Sud che hanno un forte impatto sulla logistica; in Molise dove la protesta è arrivata fino al centro di Campobasso presidiato da decine di mezzi pesanti e trattori.
Solo in Calabria si contano ben ventidue i presidi con centinaia di camionisti, agricoltori e pescatori che con le lacrime agli occhi per la sorte dei loro raccolti e dei loro prodotti invocano da quasi un mese l'intervento del governo e delle istituzioni e non ricevendo risposte hanno deciso di intensificare la protesta bloccando i tir lungo gli snodi logistici di Vibo Marina, San Lucido, alle uscite autostradali di Falerna, Pizzo, Sibari, Vazzano, fino alle aree industriali e portuali di Gioia Tauro, Crotone, Rossano e agli aeroporti di Lamezia e Isola Capo Rizzuto.
In Sicilia la mobilitazione coinvolge anche le marinerie, con i pescherecci fermi a Lampedusa, Mazara del Vallo e Sciacca. A Palermo i manifestanti hanno bloccato l’ingresso del molo Santa Lucia, a Gela sulla statale 117 bis verso Catania si sono registrate code e rallentamenti. Un breve blocco stradale all’altezza del Castelluccio è stato rimosso dopo l’arrivo delle forze dell’ordine.
Decine di camion hanno raggiunto anche il presidio degli agricoltori.
Una risposta ferma e determinata al ministro neofascista Francesco Lollobrigida che poche ore prima aveva minacciato i manifestanti avvertendo che: “bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato”.
Mentre il ministro fascioleghista dei Trasporti Salvini ha aspettato l'inizio dello sciopero per rispondere ai manifestanti con l'annuncio di un provocatorio incontro “urgente” a Roma fissato per il 27 ottobre pur sapendo benissimo che il governo non è disposto a stanziare un centesimo per far fronte alle richieste dei manifestanti.
Una convocazione giunta “fuori tempo massimo” hanno denunciato le associazioni di categoria Unatras, Assotir, Conftrasporto che rappresentano circa 100 mila imprese perché “Noi ci troviamo sull’orlo del collasso e senza risposte siamo pronti al fermo nazionale”.
Intanto dalla provincia di Foggia gli agricoltori, olivicoltori, pescatori e autotrasportatori che da giorni presidiano i principali snodi stradali fra cui il casello di Poggio Imperiali sulla A14 avvertono: “Stiamo pensando di andare a Roma per farci sentire da chi governa davvero le nostre vite. Non ce la facciamo più. Vorrei invitare i politici a vedere i problemi che abbiamo e come viviamo. Le aziende agricole sono al collasso”.
E a chi si ferma nei presidi per esprimere solidarietà, i manifestanti spiegano le ragioni della protesta: “non ce la facciamo più a sostenere costi così alti per riempire i serbatoi degli autotreni e dei trattori”. “Il pieno di un tir è di circa 600 litri, il doppio se ha due serbatoi. E con il gasolio a 1,8-1,9 euro al litro la situazione diventa insostenibile”. “Lo scorso maggio – ricorda Paolo Uggè, presidente Unatras - il governo ci aveva promesso 440 milioni che non sono mai arrivati, le aziende non hanno più liquidità per andare avanti”.
Salvatore Bella, coordinatore del Comitato trasporto siciliano aggiunge: “In due anni c’è stato un rincaro del trasporto via nave di 700 euro, il prezzo è praticamente raddoppiato. Non possiamo più mettere in moto i mezzi e resteremo fermi, senza creare disagi a nessuno fin quando non avremo risposte. Da un mese cerchiamo di avere un dialogo con Salvini ma ci ha ignorati”.
Domenico Mammone della Federazione autotrasporti e logistica, aggiunge: “Ormai non abbiamo più margini di guadagno. Dov’è lo Stato? Se la premier Meloni non si decide a fare qualcosa, proseguiremo a oltranza”.
“Per un viaggio verso il Nord servono 2.500 euro di gasolio, più i costi di trasferta e le spese: non riusciamo a recuperare con gli incassi. Venisse il ministro Salvini a lavorare con noi”, denuncia un altro autotrasportatore.

21 ottobre 2026