Nata a maggio per respingere un resort di lusso in un'area naturalistica
Rivolta sociale in Albania contro il governo Rama
Avevamo dato conto alla fine dello scorso luglio (si veda Il Bolscevico n. 29 del 30 luglio 2026, p. 26) delle proteste che già allora scuotevano da mesi l’Albania.
Tutto era iniziato gli ultimi giorni di maggio in una riserva naturale nei pressi di Valona, nel sud del Paese, dove il governo di Edi Rama voleva ridurre il perimetro di un’importante area naturalistica per farvi costruire da una cordata di imprenditori sionisti capeggiati da Jared Kushner, il genero di Donal Trump, un resort di lusso fatto di hotel, appartamenti, ville e un porticciolo turistico,
Una folla inferocita di circa duemila persone si era radunata davanti alle recinzioni dell’area protetta per protestare contro il progetto e le guardie di sicurezza privata schierati a difesa del cantiere caricavano i manifestanti trascinandoli via mentre la polizia albanese rimaneva a guardare. Da tale episodio era nata una protesta che aveva interessato massicciamente le giovani generazioni albanesi che scesero in strada inizialmente nella capitale Tirana tenendo in mano fenicotteri gonfiabili, simbolo della protesta poiché l’area naturale è abitata da tantissimi di questi esemplari, e bandiere della Palestina per evidenziare i legami delle aziende coinvolte nel progetto con Israele e per evidenziare il totale e assoluto rifiuto di qualsiasi ingerenza sionista, sfilando fin sotto la residenza del premier socialdemocratico Rama, proteste che a giugno e luglio dilagarono in tutte le principali città dell’Albania, Valona, Argirocastro, Scutari, Durazzo e Coriza, e anche all’estero i giovani albanesi scendevano in piazza a Firenze, Bologna, Milano, Roma, Genova, Padova, Bruxelles, Berlino, Londra e New York.
La protesta dei giovani albanesi non si è mai placata: a luglio delegazioni del Parlamento europeo si sono recate sul posto per verificare il rispetto dei diritti civili dei manifestanti mentre questi ultimi continuavano anche ad agosto e settembre a bloccare i punti nevralgici della capitale Tirana e delle principali località marittime per impedire le privatizzazioni selvagge delle coste e la svendita del Paese a potentati sionisti.
Infine, a cominciare dalla metà di ottobre, contemporaneamente alle grandi manifestazioni organizzate in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Belgio, i giovani albanesi hanno attuato blocchi stradali sistematici delle principali arterie urbane della capitale Tirana, e nel frattempo alle originarie motivazioni della protesta, che comunque non sono venute meno, si aggiungevano motivazioni sociali e scendevano in piazza gli studenti medi e universitari per protestare contro il costo eccessivo dell'istruzione, le condizioni fatiscenti delle strutture scolastiche e universitarie nonché la mancanza di prospettive occupazionali dopo il ciclo scolastico superiore e la laurea.
Il 13 ottobre scoppiavano a Tirana scontri che si protraevano per giorni e che mettevano la capitale a ferro e fuoco, tanto che venivano incendiati il palazzo che ospita il Ministero dell’istruzione e i locali di una banca, mentre venivano danneggiate la sede della Direzione generale degli Archivi e il palazzo del Municipio.
Le strade di Tirana hanno visto la realizzazione di barricate da parte degli studenti in modo non dissimile da quanto nelle stesse ore accadeva in Francia, con lanci di pietre e di materiale pirotecnico contro la polizia, con transenne divelte e vetri infranti.
Il 15 ottobre anche il Sindacato dei lavoratori universitari d’Albania ha portato un migliaio di persone, tra docenti e impiegati, davanti al complesso dell’Università Politecnica di Tirana a sostegno degli studenti, e le manifestazioni si estendevano il 24 ottobre anche a Durazzo, Scutari, Valona, Elbasan, Alessio e Coriza con numerosi cortei ai quali partecipavano sia studenti sia lavoratori per chiedere le dimissioni del capo del governo Edi Rama.
La polizia, che già aveva tentato con scarso successo di sedare i disordini nella capitale alla metà del mese, il 24 ottobre ha usato il pugno di ferro a Tirana - interessata da una nuova, massiccia manifestazione che ha visto al fianco studenti e lavoratori - con sistematico uso di manganelli, gas lacrimogeni e idranti, tanto che negli scontri sono rimasti feriti circa 300 manifestanti e oltre 500 sono stati arrestati.
Ma i manifestanti non demordono in quella che ormai è diventata una vera e propria protesta sociale che interessa soprattutto gli studenti e i giovani lavoratori.
La rivolta albanese, nata alla fine di maggio si è poi corroborata con le accuse di corruzione e di una politica repressiva e antipopolare rivolte al governo di Edi Rama, con la richiesta di dimissioni del suo governo, con le proteste dei giovani contro l'aumento delle tasse universitarie e a causa della mancanza di prospettive lavorative per saldarsi, infine, con la protesta dei lavoratori, soprattutto giovani, che molto spesso sono costretti a emigrare.
La rivolta durante i mesi trascorsi si è quindi arricchita di contenuti e ha assunto forme ben più dure e coscienti da parte di più strati della società, assumendo sempre di più un chiaro carattere sociale.
28 ottobre 2026