Più di 800 mila manifestanti in Francia sfidano divieti e repressione
Contro il carovita e lo sfascio della scuola. Continua la mobilitazione studentesca. Sciopero generale il 5 novembre
Più di 800 mila manifestanti hanno dato vita il 24 ottobre a combattive manifestazioni in tutta la Francia per il secondo atto, dopo quello del sabato precedente, delle proteste sindacali contro il carovita e l'ennesimo degli studenti che proseguono la lotta a sostegno delle loro richieste già da un mese contro lo sfascio della scuola pubblica.
Un risultato comunque positivo a fronte del pugno di ferro invocato dal presidente Macron e attuato dal primo ministro Sebastien Lecornu che schierava 70 mila agenti a presidio delle città dove in motli casi i cortei, convocati dalla CGT per evitare il divieto di manifestare e tutelare i dimostranti, hanno dovuto seguire i percorsi periferici decisi dal prefetto. Così nelle due principali città, Parigi e Marsiglia, mentre a Lione in oltre 10 mila si sono ritrovati in piazza nonostante il divieto di manifestare.
Presidente e governo hanno provato in tutti i modi a smontare la protesta fino alla vigilia delle manifesazioni. Il 23 ottobre i rappresentanti degli studenti liceali uscivano dall’Eliseo dove erano stati convocati per un incontro col presidente Emmanuel Macron dichiarando totale insoddisfazione per le riposte alle loro richieste a partire dall'eliminazione del discriminatorio meccanismo di accesso all'università Parcoursup fino agli interventi per eliminare classi sovraffollate e la carenza di insegnanti con assunzioni stabili, sanare gli edifici scolastici deteriorati; “grandi promesse, parole vuote", dichiaravano commentando che "la mobilitazione costante è l'unico modo per ottenere un progresso concreto". E confermavano le iniziative di lotta.
Stesso risultato dal contemporaneo incontro della delegazione sindacale, invitata a un confronto dal premier Sebastien Lecornu, che usciva dall'incontro annunciando che "nessuna rivendicazione è stata presa in considerazione" e confermava le manifestazioni convocate per il 24 ottobre.
A Macron che aveva confermato il pugno di ferro del governo annunciando il divieto di manifestazioni convocate da parte di “persone che non hanno alcuna legittimità per farlo” tantopiù ora che secondo lui “non è il momento” di manifestare, rispondeva la segretaria della Cgt Sophie Binet: “Macron ha sostenuto che ’era meglio non manifestare e noi eravamo più di 800 mila per rispondergli. Quando il potere invoca il silenzio, il popolo fa sentire la propria collera”. E auspicava un passo avanti nella mobilitazione intanto con la massima partecipazione allo sciopero generale del 5 novembre, da preparare con “assemblee ovunque, in tutti i luoghi di lavoro, per estendere lo sciopero anche nei giorni successivi". Intanto il coordinamento dei Gilet gialli e convocava per il 31 ottobre una nuova mobilitazione da tenere con presidi davanti all’Assemblea Nazionale a Parigi e alle sedi dei comuni nel resto del paese.
28 ottobre 2026