Spirano venti di una guerra imperialista mondiale
6.521 soldati italiani pronti a combattere
Spirano forti i venti di una guerra imperialista mondiale. Dalla tribuna dell'appuntamento annuale del Forum sulla Sicurezza di Varsavia dello scorso 12 ottobre gli interventi di diversi capi militari della Nato, compreso l'ammiraglio italiano Cavo Dragone, hanno seguito il filo bellicista del se siamo minacciati siamo “pronti a combattere” e ovviamente a vincere la guerra. L'avvertimento era diretto a Mosca anche se il presidente americano Trump aveva appena fatto la pace col compare imperialista Putin e scaricato Zelensky.
Nella Santa alleanza dei paesi imperialisti dell'Ovest, l'imperialismo italiano tutela i propri interessi con i mezzi e le disponibilità economiche che può mettere a disposizione. Così si registra che il governo della neofascista Meloni con l'ultimo decreto sul sostegno all'Ucraina varato a fine 2025 e valido per l'anno in corso non ha spedito nemmeno un pacchetto di munizioni a Kiev mentre col rifinanziamento delle missioni militari all'estero approvato dal parlamento a fine luglio scorso ha invece raddoppiato mezzi e uomini pronti a combattere.
Con il decreto firmato dal ministro Guido Crosetto, in vigore dai primi di ottobre con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il Fondo per gli assetti ad alta e altissima prontezza operativa, ossia riservato alle forze di rapido impiego, ha ricevuto una dotazione di 156 milioni di euro per attivare e armare il contingente sul piede di guerra. Che nel progetto governativo è il più che raddoppiato rispetto a quello previsto sulla carta già nel 2025 quando erano contabilizzati 2.867 soldati, 359 mezzi terrestri, 4 mezzi navali e 15 mezzi aerei che diventano 6.521 soldati, 1.024 mezzi terrestri, 5 mezzi navali e 29 mezzi aerei.
Questi reparti potranno essere impiegati nelle forze di rapido impiego della Nato o nelle equivalenti forze della Ue, ossia partecipare a una guerra con un preavviso di soli 5 giorni secondo la procedura accelerata definita nella legge sulle missioni internazionali modificata nel 2024 dal governo della neofascista Meloni.
28 ottobre 2026