15mila manifestanti in piazza
Combattivo corteo contro i CPR a Castel Volturno
Protagonisti principali i migranti, i giovani e gli studenti

Redazione di Napoli
Un fiume di circa 15mila manifestanti ha caratterizzato sabato 24 ottobre il combattivo corteo contro la costruzione e istituzione di un nuovo CPR a Castel Volturno, in provincia di Caserta.
I CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) sono definiti come strutture di detenzione amministrativa in Italia dove vengono trattenuti i migranti privi di un valido permesso di soggiorno, in attesa che sia eseguito un provvedimento di espulsione o respingimento. Circa 50 milioni di euro dovrebbe costare l’operazione voluta fortemente dal governo di Mussolini in gonnella, Meloni, per avviare quanto prima questi luoghi di privazione della libertà personale disposti per illeciti amministrativi che, con la “scusa” di verificare l'identità della persona, organizzano di fatto la famigerata “remigrazione”, ossia il rimpatrio forzato verso il Paese d'origine, qualora non sia possibile l'esecuzione immediata dell'espulsione.
Fin dall’inizio la comunità di Castel Volturno si è opposta duramente e fermamente ai CPR condannando la legislazione neofascista che li istituiva, coinvolgendo anche le autorità ecclesiastiche di Caserta e provincia, nonché le organizzazioni umanitarie e anticamorra come Libera, che hanno partecipato in massa e organizzati all’evento.
La manifestazione, promossa principalmente dai movimenti per i migranti del luogo racchiusi nella sigla “Movimento Migranti Rifugiati” di Napoli e Caserta, ha visto la partecipazione di CGIL, CISL, UIL, COBAS, di partiti politici quali Potere al Popolo, AVS e piccoli spezzoni dei giovani del PD e del M5S, di Centri sociali come l’Insurgencia di Via Mezzocannone e Je So Pazz di Napoli e l’ex Canapificio di Caserta, i disoccupati organizzati “Banchi Nuovi”, Sol Cobas nonché decine di collettivi studenteschi e universitari di Napoli e di tutto l’hinterland partenopeo, insieme a diversi manifestanti e moltissime realtà provenienti da tutta Italia. I partecipanti, che hanno mosso dal centro Caritas Fernandes verso il palazzo comunale sito lungo il litorale domizio, hanno attraversato le arterie principali di Castel Volturno, con l’applauso delle masse popolari che al loro passaggio si affacciavano con approvazione oppure si univano alla dimostrazione.
Un corteo colorato, pieno di bandiere palestinesi, ma anche di cartelli e dazebao composti dai migranti, soprattutto africani e asiatici tutti tesi a contestare uniti e compatti l’istituzione del centro di detenzione per i migranti, considerato un vero e proprio “lager di Stato”, ma puntando il dito contro le politiche razziste e fasciste dell’esecutivo neofascista Meloni, chiedendone la caduta e riportando parole d’ordine quali “Documenti per tutti”, “No al CPR, né qui né altrove” e “Aprite i mari, lasciateci passare”. Alcuni operatori sanitari (medici ed infermieri) hanno dichiarato al microfono: “No ai Cpr né qui né altrove perché sono luoghi di tortura, patogeni e non idonei alla vita. Come mediche e medici riteniamo irricevibile la richiesta di dichiarare qualunque persona idonea a questi luoghi”.
Oltre ai migranti ha colpito l’onda combattiva dei giovani, soprattutto studentesse e studenti medi e universitari, che hanno letteralmente caratterizzato il corteo con slogan contro Meloni, musiche antifasciste dei 99 Posse, cartelli che replicavano il No ai centri di permanenza. Sono arrivati in delegazione dalla Puglia alla Toscana, da Caserta a Napoli. Il colorato e combattivo corteo vedeva una significativa partecipazione della componente cattolica con i preti in prima fila assieme alle ragazze e i ragazzi scout.
Presenza elettoralistica per il governatore regionale, il riformista Roberto Fico, accompagnato da uno stuolo di parlamentari del M5S e del segretario regionale del PD e deputato, Piero De Luca, nonché per l’ex pm De Magistris, pronto a ricandidarsi alle prossime elezioni comunali partenopee. Presente anche il sindaco dimissionario di destra di Castel Volturno, Pasquale Marrandino, travolto dalle inchieste giudiziarie. Non mancavano alcuni vecchi rottami ex PRC, come Tommaso Sodano.
Non possiamo che rallegrarci di questa partecipazione di massa, ribadendo però la necessità, affinché sia effettiva e non si areni sulle rivendicazioni immediate, che muova e prema verso un ampio fronte unito di piazza che possa far cadere il governo neofascista Meloni prima che riesca a concludere “naturalmente” la sua nefasta legislatura.

28 ottobre 2026