A Genova molte scuole in fermento
Alle occupazioni si è aggiunto l'Istituto tecnico Gastaldi-Abba

Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
Fare un elenco delle scuole di Genova attualmente occupate dagli studenti, e tenerlo aggiornato, risulta impegnativo, persino complicato. Ogni giorno subentrano novità, ogni giorno gli studenti, organizzati dall’OSA e da Cambiare Rotta, inventano qualcosa di nuovo. Se alcune occupazioni, come il liceo Gobetti, il liceo Lanfranconi e l’istituto Calvino, iniziate la settimana scorsa, si sono concluse, altre stanno proseguendo, altre, ancora, sono nella fase iniziale; liceo Klee-Barabino, istituto tecnico Gastaldi-Abba, istituto Casaregis, Galilei, istituto Marsano, il Majorana-Giorgi, il Nautico San Giorgio. Le occupazioni prolificano proprio perché i contenuti delle rivendicazioni studentesche toccano i temi, e le vite, dei giovani, dei meno giovani, di chi in un prossimo futuro si affacceranno nel mondo del lavoro, di quelle che quel mondo già lo conosce e lo vive sulla propria pelle, attraverso lo sfruttamento, il precariato, la lotta contro i licenziamenti, l’incertezza del futuro.
L’ultima occupazione, in ordine di tempo al 22 ottobre, è toccata all’istituto tecnico Gastaldi di Sanpierdarena. Gli studenti, con il collettivo Osa e Cambiare Rotta, hanno preso possesso delle aule e sui social hanno diffuso un comunicato in cui vengono spiegati i motivi della protesta. “Siamo gli studenti che pagano il prezzo dei tagli all’istruzione, che vanno a scuola con tetti e finestre che crollano. Siamo quelli che subiscono la riforma 4+2 dei tecnici, che ci ha tagliato le ore di didattica e aziendalizzato le nostre scuole (controriforma che accentua la divisione di classe all’interno del sistema educativo, riducendo l’istruzione pubblica a un centro di addestramento e di riproduzione della forza lavoro a basso costo, ndc ). Siamo quelli che vivono ogni giorno, pagano il prezzo del riarmo e della guerra, tutto, dalla benzina, al cibo, a prezzi sempre più cari”.
Dalle loro assemblee è emerso un malessere diffuso e, a ben ragione, descritto insostenibile. Ecco perché, ma anche stimolati dall’onda di ciò che sta arrivando dalla Francia, gli studenti hanno deciso, con le loro occupazioni, di darsi un obiettivo, di unirsi perché “è arrivata l’ora di bloccare tutto il Paese”. Allo sciopero generale del 30 ottobre saranno in piazza, assieme agli operai, ai portuali, a tutti i lavoratori, con l’intento, dichiarato, di “scuotere” il governo neofascista di Mussolini in gonnella, Giorgia Meloni, con la parola d’ordine “Soldi alla scuola, non alla guerra”.
Questa fiammata di ribellione studentesca ci voleva, per “scuotere”, come dicono loro, il governo, ma soprattutto per scuotere chi si accontenta delle illusioni concesse dalla sterile opposizione parlamentare. Occorre, tuttavia, che questa fiammata di ribellione si trasformi in coscienza di classe. Ma affinché questo avvenga è necessario che gli studenti, i giovani che lottano, si colleghino e si uniscano a una organizzazione politica strutturata e sorretta da una linea politica che sia rivoluzionaria, marxista-leninista come il PMLI. Senza una teoria rivoluzionaria, senza una direzione marxista-leninista, e uno stretto legame con il movimento operaio, queste occupazioni rischiano infine di diventare una parentesi ribelle destinata a spegnersi con il ritorno della “normalità”.
 

28 ottobre 2026