Rapporto Istat 2025 sulla povertà in Italia
5,4 milioni di poveri assoluti
Nell’Italia di Meloni, Mussolini in gonnella
Lo scorso 15 ottobre l’Istat ha pubblicato il suo rapporto sulla povertà in Italia che si riferisce al 2025, un denso documento di 12 pagine nelle quali sono sintetizzati dati preoccupanti, ma già datati, in quanto la situazione nel frattempo si è ulteriormente aggravata: infatti non si tiene conto del progressivo innalzamento dei prezzi di gas e prodotti petroliferi – che ha generato a sua volta anche un innalzamento dei prezzi dei più larghi beni di consumo – provocato a partire da marzo di quest’anno dalla criminale iniziativa militare congiunta dell’entità genocida sionista e degli Stati Uniti di Trump contro la Repubblica Islamica dell’Iran e dalle inevitabili rappresaglie di quest’ultimo Stato, e dei suoi alleati.
Dal documento risulta che lo scorso anno erano ben 5,4 milioni le persone che si trovavano in stato di povertà assoluta residenti in Italia, di cui 1 milione e 136 mila sono sotto i 18 anni, pari al 12,5% del totale, percentuale che sale al 15,2% nel Mezzogiorno.
Per povertà assoluta si intende l’assenza delle risorse minime necessarie per la sopravvivenza fisica come cibo, vestiti, abitazione e cure mediche.
Le persone in stato di povertà assoluta rappresentavano quindi nel 2025 il 9,3% dei residenti in Italia, nel meridione addirittura il 9,6%.
Complessivamente si tratta di 2,1 milioni di famiglie che non sono in grado nemmeno di comperare beni di prima necessità e servizi considerati essenziali per avere un tenore di vita minimamente accettabile. L’Istat rivela che solo il 20,7% delle famiglie in povertà assoluta ha al suo interno uno o più membri disoccupati, mentre il resto è costituito da famiglie di pensionati che percepiscono emolumenti insufficienti, di lavoratori dipendenti che, nonostante un’occupazione, non riescono a uscire da una condizione di povertà e, infine, di lavoratori autonomi i cui redditi sono bassissimi.
Gli immigrati sono quelli che, secondo l’istituto di statistica, se la passano peggio: oltre 1,5 milioni, il 29,8%, si trova in povertà assoluta con un’incidenza che arriva al 29,4% per le famiglie composte esclusivamente da immigrati.
L’Istat nel suo documento ha peraltro spiegato che le soglie di povertà assoluta cambiano a seconda della zona di residenza, del numero dei familiari e dell’età: per un adulto di 30-59 anni residente in un capoluogo provinciale piemontese la soglia di povertà è pari a 933,04 euro mensili mentre in Sicilia è di 773,25 euro mensili, in un capoluogo provinciale lombardo è pari a 1.256,37 euro, mentre in un piccolo comune della Puglia la soglia è pari a 728,87 euro.
Per povertà relativa, invece, si intende un tenore di vita contraddistinto da difficoltà economiche rispetto al tenore di vita medio di una specifica società: chi si trova in tale situazione esistenziale è escluso dalle attività e dai beni considerati normali per la maggior parte delle persone del suo contesto sociale.
Anche per ciò che riguarda la povertà relativa le cose non vanno bene: l’Istat, infatti, certifica che lo scorso anno si trovavano in povertà relativa il 10,8% delle famiglie residenti in Italia e il 14,8% delle persone residenti, che si traducono in 2,8 milioni di famiglie e in circa 8,7 milioni di individui.
Nel caso delle famiglie con figli l’incidenza di questi ultimi contribuisce moltissimo a far salire l’indice di povertà relativa, che arriva al 35,5% per una famiglia con 3 figli minori, mentre si attesta al 4,5% nel caso di famiglie di under 65 senza figli. Nel 2025, ha spiegato l’istat, la soglia di povertà relativa familiare per un nucleo composto di due persone era pari a 1.231,01 euro mensili.
Eppure nell’attuale Italia retta dal governo Meloni, Mussolini in gonnella, questi dati dell’anno scorso, che di per sé sono drammatici, fotografano una situazione sociale senz’altro migliore rispetto a quella di quest’anno, che ha visto e tuttora sta vedendo un’impennata nei prezzi dei carburanti e del gas, come anticipato nella premessa di questo articolo.
28 ottobre 2026