Per nulla intimoriti della repressione di Meloni, Mussolini in gonnella, e
del gerarca Piantedosi
Di nuovo in piazza indomiti giovani e giovanissimi, punta di lancia delle masse sfruttate e oppresse, in lotta per il proprio futuro
63 fermi, 150 perquisizioni, 302 identificati preventivamente come ai tempi della dittatura fascista di Mussolini. Durante le manifestazioni 4292 identificati, 371 fermi, 110 sono minori, 9 arresti. Manganellate meloniane a Torino, Bologna, Firenze, Roma e Napoli. Siher, accusato di essere il capo del Movimento 17 Ottobre, arrestato per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo.
Lottare contro il capitalismo, per il socialismo. Buttar giù il governo neofascista Meloni
Nonostante il nuovo giro di vite neofascista imposto il 22 ottobre dalla premier Meloni, Mussolini in gonnella, e dal gerarca Piantedosi con l'approvazione in Consiglio dei ministri dell'ottavo decreto sicurezza in 4 anni che introduce nuove fascistissime norme restrittive per lo svolgimento di cortei e manifestazioni, nuove fattispecie di reato e aumenti di pena, estende il fermo preventivo e l'arresto in flagranza differita ai minorenni, e addirittura mobilita l'esercito per blindare le città e reprimere il dissenso; migliaia di studentesse e studenti, ragazze e ragazzi, giovani e giovanissimi delle periferie urbane, insieme a masse di operai, lavoratori, insegnanti, precari, disoccupati e pensionati sono tornati in piazza il 24 ottobre per solidarizzare con le centinaia di manifestanti, in gran parte minorenni, arrestati, feriti e brutalmente repressi a suon di manganellate, lacrimogeni e idranti durante i cortei del 16-17-18 ottobre, e per continuare la protesta contro il governo, la guerra, il riarmo, il carovita, il caro affitti, i salari e le pensioni da fame, i decreti razzisti e le controriforme scolastiche di Valditara, i tagli all'edilizia scolastica, al personale e all'istruzione pubblica, per il diritto allo studio e la sacrosanta rivendicazione di un futuro migliore.
In molte città del Centro e Sud Italia la protesta dei giovani e degli studenti si è saldata con il blocco degli autotrasportatori, agricoltori e pescatori protagonisti nelle settimane scorse della coraggiosa lotta contro il caro caro carburanti.
Un'onda di protesta che nemmeno i 63 fermi, le 150 perquisizioni e i 302 “terroristi” identificati preventivamente e provocatoriamente dalla polizia e dalla Digos su ordine del gerarca fascioleghista Piantedosi è riuscita ad arginare.
Gli agenti sono intervenuti in diciotto città fra cui Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Firenze, Genova, Lodi, Napoli, Pescara, Padova, Cremona, Verbania, Aosta, Monza, Varese e Verona.
Nella retata preventiva imbastita dal Viminale a partire dall'alba del 23 ottobre col chiaro intento di impedire lo svolgimento delle manifestazioni promosse dal Movimento, è finito anche il creatore e amministratore della pagina social del Movimento 17 ottobre, Youssef Siher - al quale esprimiamo la solidarietà del PMLI e de “Il Bolscevico” -, trentenne italiano di seconda generazione di origini marocchine e residente in provincia di Brescia, fermato dalla Digos a Milano nella tarda mattinata del 24 ottobre, a poche ore dall'inizio dei cortei, e arrestato con l'accusa di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo. Reati gravissimi, da aperta dittatura neofascista, imputati a un presunto “delinquente-terrorista” colpevole di aver annunciato su alcune piattaforme social manifestazioni di protesta in 8 città: Milano, Piazza Duomo; Bologna, Piazza Nettuno; Torino, Piazza Castello; Roma, Circo Massimo; Firenze, Piazza Santa Maria Novella; Padova, Piazza Mazzini; Bari, Piazza Umberto I; Genova, Piazza De Ferrari. Reati che contemplano pene fino 15 anni di carcere e che ci auguriamo che i giudici non avallino perché creerebbero un pericolosissimo precedente in base al quale d'ora in avanti potrebbe portare in galera chiunque diffonda o rilanci sui social un volantino o un appello che invita a partecipare a un corteo o a una manifestazione di protesta.
Altro che “difesa delle libertà democratiche”. La linea della "fermezza e legalità" imposta a colpi di decreti legge dal Consiglio dei ministri presieduto da Mussolini in gonnella Meloni e la cosiddetta “strategia preventiva” richiamano alla memoria le leggi fascistissime del 1925-1927 varate dal gran consiglio fascista di Mussolini per smantellare lo Stato liberale e istituire il Tribunale speciale per la difesa dello Stato e l'“Opera Vigilanza Repressione Antifascismo” (OVRA) per reprimere il dissenso politico, arrestare, torturare, punire e schedare gli oppositori del regime per salvaguardare la sicurezza del duce e dello Stato fascista.
Non a caso gran parte dei manifestanti fermati preventivamente sono accusati di “istigazione alla disobbedienza alle leggi di ordine pubblico” e “all’odio tra le classi sociali”.
Una “strategia repressiva” ben collaudata dal picconatore della prima repubblica nonché ex capo di Gladio e dello Stato, Francesco Cossiga, il quale negli anni Settanta dalla poltrona del Viminale invocava leggi “speciali contro il terrorismo”, infiltrava i cortei per provocare scontri fra i manifestanti e disordini nelle piazze, incalzava l'opposizione a condannare e isolare i violenti alfine di “suscitare la reazione favorevole dell'opinione pubblica” alla feroce repressione poliziesca e giudiziaria scatenata a “difesa dello Stato democratico e delle istituzioni”.
Oggi come allora Meloni e Piantedosi usano gli stessi metodi e gli stessi mezzi per criminalizzare la protesta, fomentare i provocatori nelle piazze, alimentare un clima di paura e di terrore fra la popolazione, intimidire e “consigliare” in special modo i più giovani a “non partecipare ai cortei violenti” e fa largo uso del manganello, idranti, lacrimogeni e manette anche contro i minorenni pur di “garantire l'ordine, la legalità e la sicurezza” del regime capitalista e neofascista.
Non a caso nei giorni scorsi, a ridosso delle manifestazioni che si sono svolte nel fine settimana appena trascorso e in vista di quelle annunciate nelle prossime settimane, Meloni e Piantedosi hanno mobilitato centinaia di agenti della Digos travestiti da “maranza”, squadracce di neofascisti di Gioventù Nazionale, Azione Universitaria e Casapound chiamati in corteo a Roma al grido di “Sblocchiamo tutto” per “difendere le nostre città”, bande di ultras e gruppi di Hub for defenders (la rete di “osservatori” dei comportamenti delle forze dell’ordine) sguinzagliati in tutte le città sedi di manifestazioni per “favorire legge e ordine”. Milano in particolare è stata completamente militarizzata da un contingente di oltre mille agenti di polizia, carabinieri e Guardia di Finanza in assetto antisommossa e blindata da un distaccamento di ben 500 parà del 186° Reggimento Folgore (utilizzati in squadre miste per assicurare loro funzioni di pubblica sicurezza in base all'ultimo decreto sicurezza) schierati in forze e pronti a intervenire non per garantire la sicurezza dei manifestanti ma per proteggere le vetrine del lusso e tutelare i lauti profitti dei bottegai d'oro del centro storico mediante l'impiego di dispositivi mobili, controlli digitali e perfino “droni pronti a entrare in azione secondo i piani disposti dalla questura per prevenire eventuali blitz”. Impressionante l'azione preventiva per evitare la lotta di piazza: 2.885 identificati, 167 fermati, tra cui 56 minorenni, 41 denunciati e 3 arrestati.
Per nulla intimoriti da questa vera e propria caccia al manifestante scatenata dal governo neofascista Meloni che evidentemente punta a cancellare gli articoli della Costituzione come la libertà di riunirsi e manifestare, la libertà di dissenso, persino la libertà personale, a Torino migliaia di manifestanti hanno preso parte alla mobilitazione contro il riarmo e il carovita. Al corteo principale, partito da Piazza Castello, si sono uniti i liceali e universitari che si erano dati appuntamento a Piazza Arbarello e Palazzo Nuovo. Un lungo e combattivo serpentone ha percorso per oltre 6 ore le vie intorno al centro storico e i quartieri popolari di Aurora e Barriera di Milano scandendo slogano contro il governo e dando alle fiamme una gigantografia della premier Meloni. Un ingente schieramento di celerini, carabinieri e Guardia di Finanza ha più volte sbarrato la strada ai manifestanti impedendogli di raggiungere il centro storico. Sul ponte di Corso Giulio Cesare e ancora di più tra Corso Principe Oddone, Piazza Baldissera e Corso Vigevano il corteo è stato bloccato, circondato, selvaggiamente aggredito a suon di manganellate, fitto lancio i lacrimogeni e idranti e costretto a sciogliersi. Sequestrato anche il furgone con l’impianto audio che apriva il corteo. Il bilancio è pesantissimo: decine i feriti, 302 identificati e 6 denunciati.
A Roma oltre 10mila manifestanti, in gran parte giovani e studenti, hanno preso parte al corteo contro la guerra partita da Piazza Della Repubblica. Dopo aver percorso Via Cavour e i Fori Imperiali, ai manifestanti viene impedito da uno sbarramento di poliziotti di scendere verso il Circo Massimo dove si svolge la mostra di mezzi militari allestita dal ministero della Difesa. Al grido di “Tout le monde déteste la police” e “Siamo tutti antifascisti” il corteo è costretto a tornare indietro sui Fori Imperiali per imboccare Via Labicana, Piazza Vittorio, Stazione Termini, Piazza della Repubblica (da dove era partito nel pomeriggio), Via Vittorio Emanuele Orlando e Largo Santa Susanna dove il corteo è stato sciolto a suon di manganellate e lancio di idranti per impedirgli di portare la protesta fin sotto i palazzi del potere. Anche qui il bilancio è pesante: diversi manifestanti feriti, oltre 200 identificati, 63 fermati e condotti questura e 11 denunciati.
A Bologna il corteo di alcune migliaia di manifestanti contro il carovita partito da Piazza Del Nettuno è stato più volte caricato dalla polizia. Gli scontri più violenti sono avvenuti nei pressi della stazione centrale, tra Via Marconi e Via Riva Reno con manganellate, lacrimogeni e idranti. Diversi i manifestanti feriti, 1 persona denunciata, 9 condotte in questura, fra cui 2 minorenni e 2 stranieri, 11 i manifestanti identificati.
A Firenze il partecipato e combattivo corteo chiamato dagli studenti medi e universitari e partito da Piazza Santa Maria Novella si ingrossato lungo il percorso verso Piazza Santo Spirito. Alcune migliaia i manifestanti che hanno cercato di raggiungere le vie del lusso in Via Tornabuoni ma sono state bloccate e selvaggiamente picchiate nella zona di Ponte Santa Trinita dalla polizia che ha fatto largo uso di lacrimogeni per disperdere chi voleva sfondare il cordone di sicurezza. Un manifestante è stato denunciato, 14 condotte in questura, fra cui di cui un minorenne, mentre altre 14 sono state identificate (per questa e altre manifestazioni rimandiamo alle correspondenze locali).
Importanti manifestazioni e partecipati cortei si sono svolti a Milano, due cortei si sono fusi in un unico serpentone di circa 10mila manifestanti che sono sfilati nella zona del Politecnico.
A Napoli la piazza contro il carovita si è unita con la protesta degli autotrasportatori e agricoltori sotto lo slogan: “Tutto aumenta tranne i nostri stipendi”. E anche qui la polizia meloniana ha manganellato selvaggiamente i manifestanti davanti al Comune. Piazze piene anche a Lucca, Perugia, Bari, Genova dove i manifestanti promettono: “Ci saremo ogni sabato, fino a quando il governo non andrà via”.
Pesantissimo il bilancio complessivo della repressione neofascista che conta centinaia di manifestanti feriti, 9 arresti, 87 denunciati, 371 fermati, tra cui 110 minori e 69 immigrati, e oltre 4292 identificati in tutta Italia.
Le decine di migliaia di studentesse e studenti, ragazze e ragazzi, giovani e giovanissimi che in questi giorni stanno occupando scuole e facoltà universitarie e sono scesi spontaneamente in piazza per rivendicare un futuro migliore, costituiscono oggettivamente la punta di lancia delle masse sfruttate e oppresse di tutto il Paese.
Auspichiamo che la loro protesta si saldi al più presto con le lotte della classe operaia e dei lavoratori e si apra una grande discussione sul futuro dell'Italia per elaborare assieme un progetto per una nuova società.
Lottare contro il riarmo, il carovita, il caro affitti, i salari e le pensioni da fame, la repressione neofascista, i decreti razzisti e le controriforme scolastiche di Valditara, i tagli alla sanità, all'istruzione pubblica, al diritto allo studio, all'edilizia scolastica e al personale docente e ausiliari è giusto, è urgente, è necessario, ma non può bastare!
Bisogna alzare il livello della lotta fino a buttare giù il prima possibile dalla piazza il governo neofascista Meloni.
Ma allo stesso tempo bisogna studiare e fare tesoro delle esperienze del passato per non farsi abbindolare dalle sirene riformiste e elettoraliste già spiegate a tutto volume dai falsi comunisti e dagli imbroglioni politici che sono già a lavoro per imbrigliare il Movimento nelle pastoie del parlamentarismo borghese.
Soprattutto bisogna mettere al centro delle proprie rivendicazioni la questione strategica della conquista del potere politico da parte del proletariato, la lotta di classe per abbattere il capitalismo e l'instaurazione del socialismo: l'unico sistema di potere e di governo in grado di garantire un futuro migliore alle giovani generazioni e a tutti gli sfruttati e gli oppressi assetati di pace, lavoro, uguaglianza, prosperità, sviluppo, istruzione, salute e benessere.
28 ottobre 2026