Elezioni del parlamento israeliano
Primo Netanyahu secondo Eisenkot, entrambi nemici giurati del popolo palestinese
Non si fermano gli attacchi sionisti a Gaza e Cisgiordania, Libano e Siria e le minacce all'Iran
Nel suo ultimo rapporto sulla situazione umanitaria nei territori palestinesi occupati, l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha registrato 397 attacchi da parte dei coloni sionisti tra il 1° e il 26 ottobre scorsi alla popolazione palestinese; un record assoluto per un singolo mese dall'avvio di questo monitoraggio, con un numero di aggressioni nell'ultima settimana pari a 62 delle quali 38 contro i contadini palestinesi che raccoglievano le olive mentre l'esercito occupante arrestava volontari, anche italiani, e pacifisti israeliani che cercavano di difendere i contadini. Una foto pubblicata da al Jazeera l'1 novembre mostrava una "X" nera che segnava una casa palestinese a Hebron da cui i soldati occupanti avevano cacciato gli abitanti; case segnate e occupate dai soldati o distrutte, almeno 15, oltre 3 mila palestinesi sfollati dall'esercito erano parte della punizione collettiva della popolazione per rappresaglia dopo un'azione della Resistenza nel quartiere. La lista delle azioni criminali del governo genocida sionista comprende i quotidiani attacchi alla popolazione di Gaza e sono azioni che hanno contrassegnato la campagna elettorale per il rinnovo del parlamento israeliano. Campagna chiusa col voto del 27 ottobre che ha non ha assegnato la maggioranza assoluta a una delle due coalizioni sioniste in corsa i cui leader hanno peraltro una caratteristica comune: Netanyahu arrivato primo e il secondo Eisenkot sono entrambi nemici giurati del popolo palestinese.
La coalizione governativa guidata dal criminale Netanyahu ha perso la maggioranza assoluta che aveva conquistando solo 53 seggi, sui 120 della Knesset; seconda la coalizione dello sfidante Eisenkot arrivata a 48 seggi, terza quella degli arabi israeliani con 19 seggi. In attesa dei risultati definitivi certificati dalla Commissione elettorale registriamo che ci sono stati oltre 5,5 milioni di voti, pari al 77,9% degli aventi diritto; il più votato è stato il Likud del criminale Netanyahu con 1.159791 voti davanti a Yashar di Gadi Eisenkot con 907.566 voti. Nella coalizione governativa Ben-Gvir ha preso 323.800 voti e Smotrich 286.934; nella coalizione sfidante Bennett ha preso 527.064 voti, Golan 364.053 e Avigdor Liberman 335.185; delle due formazioni degli arabi israeliani la prima, Lista Comune, ha avuto 498.763 voti, la seconda, Raam, 335.391.
Le consultazioni del presidente Herzog cui spetta affidare l'incarico per la formazione del nuovo governo si sono avviate in una situazione di equilibrio tra le coalizioni sfidanti non nuova a Tel Aviv e finora abilmente sfruttata dal criminale Netanhyau per rimanere per lunghi periodi in sella al governo, la prima volta nel 1996, anche senza maggioranza assoluta come per l'ultimo mandato. Tra l'altro anche la possibilità di una lunga trattativa fra le parti o la convocazione di una nuova consultazione gli regalerebbero comunque altri mesi di vita alla guida dell'esecutivo, per continuare il genocidio e magari per riprendere la guerra all'Iran di concerto con l'alleato imperialista, l'altro criminale Trump che più volte l'ha minacciata durante la sua campagna elettorale per il voto di medio termine del 3 novembre.
D'altra parte, per due volte negli ultimi giorni della campagna elettorale, l'imperialista Trump ha sponsorizzato il sodale Netanyhu. Con il post del 26 ottobre : “al popolo d’Israele, per chi non lo avesse ancora visto, allego il sostegno che una settimana fa ho espresso al vostro Primo Ministro, Bibi Netanyahu. Come tutti sanno, nemici compresi, io e Bibi abbiamo instaurato un ottimo rapporto, ottenendo grandi vittorie insieme”, a partire dall'aggressione all'Iran col risultato che “due livelli della loro leadership, sia in ambito militare che in altri settori, sono stati eliminati”. E concludeva con “votate per Bibi Netanyahu come Primo Ministro: dobbiamo portare a termine il lavoro che abbiamo iniziato”. Grazie, “sei il migliore amico che abbiamo mai avuto alla Casa Bianca. Abbiamo un lavoro da finire insieme”, rispondeva con una telefonata il criminale sionista. A voto ultimato Trump si autoelogiava, “grazie al mio endorsement è passato da quella che sembrava una sconfitta a una possibile vittoria” e l'altro ribadiva di avere una possibilità storica “di porre fine, con il nostro amico Trump, alla minaccia di Teheran”. Per i due alleati criminali la questione palestinese non esiste più, liquidata col Board of peace a Gaza e con l'estensione dell'occupazione sionista in Cisgiordania.
I due temi erano invece presenti nella campagna elettorale di Gadi Eisenkot, l’ex capo di stato maggiore che durante l'aggressione al Libano del 2006 ideò la cosiddetta "dottrina Dahiya", dal nome di un quartiere di Beirut, che prevedeva l'impiego di una forza distruttiva soprattutto contro le abitazioni civili nelle zone abitate dalla popolazione che appoggia Hezbollah, un crimine di guerra; quella tattica criminale usata da tre anni per radere al suolo Gaza e portare avanti il genocidio palestinese.
Oggi Eisenkot ha promesso di porre fine al “dominio” di Hamas a Gaza entro 18 mesi, sia attraverso l'attuazione del piano Trump sia tramite "operazioni creative" per distruggere l'ala militare del movimento. Altre parole d'ordine sono state: “sono a favore degli insediamenti (in Cisgiordania) e contro uno Stato palestinese”, “agiremo per rafforzare gli insediamenti ebraici nel rispetto della legge e in conformità con gli interessi nazionali di Israele”. Ha elogiato il criminale e torturatore Ben Gvir accreditandogli il merito di aver fatto “cose positive” nelle carceri. Si è tra le altre vantato quando era a capo dell'esercito di aver dato il via libera ai soldati di presidio ai reticolati di Gaza a sparare contro chiunque si avvicinava. Per vincere le elezioni ha imbarcato nella sua coalizione financo la componente della destra sionista di Avigdor Liberman che ha attaccato da destra il criminale Netanyahu accusandolo di non essere più fedele ai principi sionisti dei capofila storici “Herzl, Trumpeldor e Jabotinsky”.
Registriamo infine il commento del presidente palestinese Abu Mazen, in carica dal 2005 grazie al fatto che ha continuamente rimandato le elezioni, l'ultima volta poche settimane fa per spostare quelle previste a fine novembre al novembre del 2027. Nell'intervista riportata da La Stampa
del 31 ottobre ha tra le altre affermato che “desideriamo ribadire che siamo pronti a confrontarci con qualsiasi governo scelto dal popolo israeliano che rispetti il diritto internazionale e riconosca il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, alla libertà e all’indipendenza, lavorando insieme a noi per garantire sicurezza e pace ai due Stati e a tutti i Paesi e i popoli della regione”. Un governo che non esiste neanche oggi nella presunta “unica democrazia” del Medioriente, l'entità sionista, un governo genocida responsabile dei 74.609 morti e 175.872 palestinesi feriti a Gaza in poco più di tre anni secondo i dati forniti il 2 novembre dal ministero della Salute di Gaza.
Intanto i caccia sionisti restano attivi con 18 raid negli ultimi 4 giorni di ottobre nel vicino Libano, nel sud del paese e anche oltre il fiume Litani, il confine posticcio stabilito arbitrariamente dal criminale Netanyahu per indicare la zona che intende comunque controllare direttamente anche in barba all'accordo sul cessate il fuoco stipulato col governo fantoccio di Beirut sotto la regia dell'alleato Trump. Stessa situazione in Siria dove Trump vanta buoni rapporti con i nuovi dirigenti di Damasco ma copre le agressioni sioniste; le ultime le dennuciava l'agenzia di stampa siriana Sana, un bombardamento dell'artiglieria nei pressi del villaggio di Saida al-Jolan il 28 ottobre assieme alle continue incursioni dei soldati con posti di blocco, perquisizioni e detenzioni di civili, nonché lo sgombero di terreni agricoli, l'estirpazione di ulivi, la chiusura di strade e limitazioni alla libertà di movimento di abitanti e agricoltori nelle zone siriane di Quneitra e Daraa, secondo il collaudato schema dell'estensione dell'occupazione in Cisgiordania.
4 novembre 2026