Bolzano: Manifestazione studentesca e non solo: “Riprendiamoci il nostro futuro”
Dal corrispondente dell'Organizzazione della provincia di Bolzano del PMLI
Venerdì 30 ottobre un fiume di studenti appartenenti alla generazione Z sono scesi in piazza a Bolzano nell'ottica delle attuali ondate di protesta studentesche nazionali ed internazionali, per chiedere un deciso cambio di rotta alle politiche scolastiche e giovanili del governo ed alle istituzioni locali. Nel mirino degli studenti ci sono il carovita, gli scarsi finanziamenti alla scuola pubblica, alla ricerca ed all'università, ma anche i finanziamenti alle guerre imperialistiche, il tetto razzista del 30% agli studenti stranieri introdotto per decreto dalla ducessa Meloni e dal suo gerarca Giuseppe Valditara, il genocidio del popolo palestinese, il divieto di fare educazione sessuale nelle scuole medie e superiori subordinandola al “consenso dei genitori”.
In piazza non solo gli studenti delle scuole superiori (dal Professionale al Classico) ma anche i loro fratelli minori, nonni, professori, universitari e lavoratori. Il corteo è partito da piazza Mazzini ed è terminato a piazza Domenicani passando per Corso Libertà, ponte Talvera, via Cassa di Risparmio, e piazza Università. Durante il percorso i manifestanti vengono applauditi dalla popolazione ed altri giovanissimi seguono curiosi dalle finestre. Alla testa del corteo uno striscione e diversi cartelli per chiedere “soldi alla scuola e non alla guerra”. Hanno sfilato alcuni cartelli con le scritte: “Quando i ricchi derubano i poveri lo chiamate Business, quando i poveri reagiscono è violenza”; “Governo Meloni governo dei padroni”, “Disertiamo NO al riarmo”, “Se ci bloccate il futuro blocchiamo il presente”, “Le professionali non sono schiavi”.
Il corteo è stato organizzato dal Collettivo studentesco STC Bolzano (“Start The Change”) coadiuvato dal Centro sociale Spazio Autogestito 77. Il collettivo ha infatti dichiarato fin da subito, attraverso una premessa via Instagram, il carattere “apartitico” della manifestazione chiedendo di non portare bandiere di partito. “Non abbiamo paura di sfidare la vostra idea di scuola caserma, dell'istruzione di merito. Perché l'istruzione è un diritto che appartiene a tutti noi, non solo a chi decidete che lo meriti” è il discorso della diciottenne Mathilde Cucco, che aggiunge: “Vogliamo una scuola che ruoti intorno all'empatia, il pensiero, la libertà. E non intorno a test standardizzati dove siamo solamente numeri, dove tutto rimane com'è. Non vogliamo credere ai diversivi della politica: i tetti massimi degli studenti migranti, la remigrazione, le bugie sulla famiglia tradizionale, i tabù sul sesso. Siamo una generazione stanca, maleducata, violenta, arrabbiata. Ma siete voi che decidete che siamo tutto ciò, prima ancora che possiamo essere qualcosa. Siamo cresciuti con una fine del mondo dietro l'altra, abbiamo passato due anni in casa, poi ci sono scoppiate guerre su guerre davanti agli occhi con la fortuna di non viverle in prima persona. E mentre l'Onu annunciava il punto di non ritorno del riscaldamento globale io compivo 14 anni. Siamo una generazione stanca, arrabbiata e maleducata perché non abbiamo un futuro”. E ancora: “È così assurdo chiedere una scuola al passo coi tempi? Vorremmo che si parlasse apertamente in classe dei problemi di attualità in maniera coinvolgente. Per il governo abbiamo un'età sufficiente per essere processati, ma siamo troppo piccoli per parlare di argomenti delicati che ci riguardano. Il modello di istruzione italiana appartiene a un passato che non ci rappresenta più”.
4 novembre 2026