Nobel per la pace alla giurista Navanethem Pillay. Ha denunciato il genocidio a Gaza
Ira di Trump e Netanyahu. Lode di Hamas

Quest’anno il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato alla giurista sudafricana di origine indiana Navanethem Pillay, figura di spicco del diritto internazionale che ha dedicato la vita a combattere discriminazioni strutturali e segregazioni razziali, denunciando fortemente, tra l’altro, il genocidio israeliano a Gaza.
Nel commentare la decisione, il Comitato norvegese per il Premio Nobel ha affermato che la dottoressa Pillay, “con eccezionale coraggio e integrità, ha aperto la strada a un ordine giuridico globale più completo”, ha svolto “un ruolo determinante nel garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e il genocidio vengano perseguiti” e attraverso i principi del diritto internazionale “ha chiamato a rispondere delle proprie azioni gli Stati e i leader, e ha portato speranza alle vittime”.
Navanethem Pillay ha ricoperto il ruolo di avvocato difensore, di giudice presso l'Alta Corte del Sudafrica; è stata giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda e della Corte penale internazionale, ha ricoperto l’incarico di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha presieduto la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati e attualmente è giudice presso la Corte internazionale di giustizia nel procedimento che vede il Myanmar è accusato di genocidio nei confronti della popolazione Rohingya.
Nata nel 1941 in un sobborgo povero di Durban da una famiglia indiana, i suoi nonni erano arrivati in Sudafrica per lavorare come braccianti nelle piantagioni di canna da zucchero sudafricane. Laureatasi in giurisprudenza grazie al sostegno economico della comunità indiana locale, negli anni dell’università la giurista ha sperimentato sulla propria pelle il regime dell’apartheid, la segregazione razziale istituzionalizzata operata dal governo fascista e razzista sudafricano nel secondo dopoguerra. Per un periodo ha praticato la professione di avvocato, e in tale ruolo ha difeso numerosi attivisti che combattevano contro l’apartheid, tra cui Nelson Mandela, denunciando i metodi brutali degli interrogatori, l'uso delle torture e le condizioni disumane di detenzione imposte dal regime sudafricano alle minoranze razziali.
Da presidente della Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati la giurista sudafricana ha firmato un rapporto che ha concluso in modo inequivocabile che le forze armate e il regime sionista hanno commesso un genocidio contro i palestinesi della Striscia di Gaza tra il 7 ottobre 2023 e il 31 luglio 2025. La Commissione ha dimostrato l'esistenza di una lucida e programmata intenzione, da parte dell’entità sionista, di sterminare la popolazione palestinese di Gaza e non solo, osservando che centinaia di palestinesi sono stati colpiti, e molti di essi uccisi, mentre si trovavano in fila per il cibo presso i punti di distribuzione gestiti dai mercenari della Gaza Humanitarian Foundation, sostenuta dallo stesso regime sionista e Stati Uniti.
Scrivendo al New York Times a commento della sentenza, la Pillay ha sottolineato l'obbligo legale e morale, per tutti gli Stati, di prevenire il genocidio: “tale obbligo - ha affermato - richiede un'azione: fermare il trasferimento di armi e il supporto militare utilizzati in atti genocidi, garantire un'assistenza umanitaria senza ostacoli, fermare gli sfollamenti di massa e le distruzioni e utilizzare tutti i mezzi diplomatici e legali disponibili per fermare le uccisioni. Non fare nulla non è neutralità, è complicità”.
L’assegnazione del Premio Nobel alla giurista sudafricana ha scatenato violentissime contestazioni da parte del caporione dell’entità sionista Benjamin Netanyahu e del principale protettore dell’entità sionista, il presidente statunitense Donald Trump.
Il ministro degli Esteri dell’entità sionista ha affermato, riferendosi al ministro della Propaganda del regime nazista, che “Goebbels applaude dall'inferno" , sostenendo che le relazioni dell'ONU, compresa quella sottoscritta da Navanethem Pillay, sarebbero illegali.
Trump dal canto suo ha espresso totale indignazione definendo la scelta del Comitato di Oslo "vergognosa" . Colui che ha nell’ultimo anno violato le più elementari regole del diritto internazionale – si ricordino le iniziative criminali che ha compiuto contro il Venezuela e l’Iran, senza dimenticare ciò che sta facendo per affamare Cuba - ha poi sfrontatamente affermato che lui stesso avrebbe dovuto ricevere più premi Nobel per la Pace per quelle che, a suo dire, sarebbero le sue presunte passate mediazioni internazionali.
Marco Rubio, segretario di Stato USA, ha definito la Corte Penale Internazionale un "tribunale canaglia" e ha annunciato nuove e dure sanzioni economiche e restrizioni contro i membri di tale istituzione e degli organi giudiziari dell'ONU correlati.
L’assegnazione del premio ha spaccato anche lo stesso mondo ebraico, una parte del quale sostiene Israele mentre un’altra parte si oppone fermamente a tale entità e ai suoi crimini, genocidio compreso: se il presidente del Congresso Mondiale Ebraico ha definito “oltraggiosa” l’assegnazione del prestigioso premio, l’insigne rabbino ortodosso Davide Feldman di New York, che da sempre è impegnato contro lo Stato di Israele per la creazione di un unico Stato di Palestina dove possano convivere ebrei non sionisti e arabi, ha salutato l’assegnazione del Premio Nobel alla giurista sudafricana considerandolo un atto di giustizia.
Hamas, dal canto suo, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale di sostegno e plauso nei confronti del premio assegnato a Navanethem Pillay, plaudendo al lavoro svolto dalla giurista a capo della Commissione d'inchiesta indipendente dell'ONU sui Territori Palestinesi Occupati, e non si contano nel mondo le organizzazioni, i partiti politici, le associazioni, i capi di Stato e di governo che hanno applaudito alla decisione di assegnazione del premio alla giurista sudafricana, e il Partito Marxista Leninista Italiano si aggiunge a tale plauso.
L’Unione Europea, forse temendo di scontentare l’entità sionista genocida, da una parte ha condannato le minacce alle istituzioni giudiziarie da parte del governo statunitense ma dall’altra è rimasta tiepida sull’assegnazione del premio, ma non ci si poteva aspettare altro da parte di chi, mentre il genocidio era in pieno svolgimento, non ha mosso un dito per impedirlo, come del resto hanno fatto tutti i governi europei e anche il governo Meloni persino quando milioni di giovani scendevano in piazza in tutte le città del mondo per condannare il massacro: “non fare nulla – ha autorevolmente affermato la giurista sudafricana - non è neutralità, è complicità”.
La dottoressa Pillay ha reagito ai vergognosi attacchi sionisti e statunitensi affermando di aver "semplicemente detto la verità" sulla base del diritto internazionale e ha dedicato il premio a tutte le vittime e i sopravvissuti dei crimini internazionali, compresi ovviamente i palestinesi.

4 novembre 2026