Una provocazione simile era già accaduta al Liceo Edoardo Amaldi
La polizia impedisce l’occupazione del Liceo Giordano Bruno di Roma e porta in commissariato gli studenti che vogliono occupare
Irruzioni nelle scuole come durante l’esecuzione delle leggi razziali nel 1938
Attorno alle ore 14 dello scorso 26 ottobre la polizia di Stato ha fatto massicciamente irruzione nei locali del Liceo Giordano Bruno di Roma in Via delle Isole Curzolane, dove era in corso un tentativo di occupazione della stessa scuola da parte degli studenti.
“Le forze dell’ordine sono intervenute all’interno del Giordano Bruno di Roma, a seguito della chiamata della dirigenza scolastica
– denuncia in un comunicato su Facebook la Rete degli studenti medi del Lazio - portando via e scortando in commissariato gli studenti e le studentesse che stavano portando avanti la protesta e l'occupazione dell'istituto”.
In effetti una trentina di appartenenti alla polizia di Stato hanno fatto irruzione nell’istituto bloccando da fuori tutte le uscite, sia quella principale sia quella secondaria, riportando con la forza i giovani che tentavano di uscire dalla scuola dagli ingressi o scavalcando la recinzione.
Alla fine i poliziotti hanno radunato 25 ragazzi, tutti quelli che si trovavano dentro i locali compresi quelli che avevano tentato di uscire, in una stanza della scuola sotto gli occhi del personale scolastico, chiedendo loro i documenti e facendo loro una serie di domande.
Quantunque tutti i ragazzi avessero mostrato i documenti e risposto alle domande, un ufficiale di polizia giudiziaria ordinava che venissero portati tutti al commissariato Fidene Serpentara, ma alla fine ne sono stati portati soltanto sette perché numerosi genitori, altri studenti che non si trovavano nell’istituto e anche persone che vivono nel quartiere - nel frattempo avvertiti di quanto stava accadendo - sono giunti a decine presso l’istituto e hanno formato un blocco stradale impedendo sistematicamente alle auto della polizia di avvicinarsi alla scuola per portare via i rimanenti ragazzi.
I sette ragazzi fermati, tutti minorenni, sono stati portati al commissariato a bordo di tre volanti e durante il tragitto sono stati loro sottratti i telefoni: al commissariato un ufficiale di polizia giudiziaria li ha interrogati separatamente per circa mezz’ora ciascuno, facendo loro domande sulle idee politiche professate da loro e dai loro compagni di scuola, chiedendo se fossero collegati a partiti o movimenti, domandando chi avesse organizzato l'iniziativa.
Ovviamente tali atti sono stati compiuti senza alcun controllo da parte di un avvocato e senza che le stesse famiglie sapessero, per molte ore, dove si trovassero i minorenni, che comunque in serata sono stati tutti rilasciati.
Ora tutti gli studenti identificati, sia quelli portati in commissariato sia gli altri, rischiano sospensioni e sanzioni disciplinari, ma con i decreti sicurezza fascistissimi non si escludono addirittura sanzioni penali.
Il tentativo di occupazione del Liceo Giordano Bruno, peraltro, si inserisce in una serie di mobilitazioni che attraversano le scuole romane, perché nelle stesse ore dei fatti accaduti al Giordano Bruno i collettivi studenteschi occupavano, tra le altre, tre delle più importanti scuole pubbliche della capitale, ossia il Liceo Ginnasio Torquato Tasso, il Liceo Scientifico Plinio Seniore e il Liceo Ginnasio Terenzio Mamiani. Non mancano precedenti di intimidazioni poliziesche a danni degli studenti, perché alcune settimane prima, ed esattamente il 1° ottobre, una trentina di appartenenti alla polizia di Stato era entrata al Liceo Scientifico Linguistico Classico Edoardo Amaldi bloccando gli ingressi e controllando il perimetro dello stabile e controllando che nessuno studente si allontanasse al fine di effettuare controlli e perquisizioni con metal detector sugli studenti durante l’orario di lezione. Gli agenti di polizia giudiziaria, coordinati da due ufficiali, in quell’occasione avevano passato al setaccio zaini, studenti e il perimetro dell’istituto senza trovare alcuna arma né rinvenire violazioni di legge. Gli studenti del Liceo Amaldi, pur non occupando l’istituto, si stavano mobilitando per i cortei e manifestazioni.
La polizia meloniana non ha la forza numerica per impedire tutte le occupazioni delle scuole e di sgomberare tutti gli istituti, e allora colpisce due istituti scolastici per tentare di impedire l’occupazione di altri cento, porta sette minorenni in commissariato nella vana speranza che altre centinaia di giovani siano intimoriti e si astengano, per timore di rappresaglie giudiziarie o poliziesche, dalla partecipazione a presidi, mobilitazioni, cortei e occupazioni.
La polizia di Stato entrando nelle scuole oggi agisce esattamente come il corpo degli agenti di pubblica sicurezza agì ignominiosamente nel 1938, quando i suoi appartenenti entrarono in massa negli istituti scolastici allo scopo di identificare eventuali studenti ebrei sfuggiti alla selezione razziale precedente l’apertura dell’anno scolastico. E oggi Mussolini in gonnella Meloni emula l’originale di novant’anni fa.
In un comunicato su Facebook la Rete degli Studenti Medi Lazio ha denunciato con la massima determinazione tale atto poliziesco di stampo fascista di gravità inaudita di fronte a una mobilitazione studentesca: “l'episodio
- si legge nella nota - si inserisce in un clima di crescente criminalizzazione del dissenso giovanile e delle forme di protesta all'interno delle scuole. Invece di aprire un canale di dialogo, le istituzioni scolastiche e gli organi di pubblica sicurezza hanno scelto la via della forza, trasformando un luogo di formazione e crescita democratica in un teatro di intervento poliziesco”.
Dal canto suo la Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL Roma e Lazio ha condannato fermamente la repressione poliziesca nei due istituti romani, affermando in una sua nota ufficiale: “come FLC CGIL siamo convinti che l’esercizio della partecipazione democratica, anche attraverso forme di protesta, rappresenti un elemento fondamentale della crescita civile e politica delle giovani generazioni. Le istituzioni scolastiche hanno il compito di educare alla cittadinanza e al pensiero critico, non di scoraggiare il dissenso. Esprimiamo la nostra solidarietà alle studentesse e agli studenti del Giordano Bruno e dell’Amaldi e alle loro famiglie, chiedendo che venga fatta piena chiarezza su quanto accaduto. Chiediamo inoltre che si interrompa ogni tentativo di criminalizzare le mobilitazioni studentesche e che venga garantito il diritto delle ragazze e dei ragazzi a manifestare liberamente e pacificamente le proprie idee”.
Dal canto loro, il Partito marxista-leninista italiano e Il Bolscevico
esprimono piena ed incondizionata solidarietà agli studenti dei due istituti colpiti dalle provocazioni poliziesche, alle loro famiglie e a tutti gli studenti in lotta. Le studentesse e gli studenti, i giovani e giovanissimi, punta di lancia delle masse sfruttate e oppresse, devono proseguire la loro lotta per il proprio futuro e contro il governo neofascista Meloni.
4 novembre 2026