Autocritica di Deng Xiaoping1 (sul periodo di lavoro a Pechino)

Dopo il mio arrivo a Pechino nel 1952, e specialmente nei dieci anni successivi alla mia elezione a segretario generale del CC all'VIII Congresso2, la mia mente si è progressivamente svuotata di contenuti proletari, riempiendosi sempre più di contenuti borghesi. Da un cambiamento quantitativo sono passato ad un cambiamento qualitativo e questo sviluppo mi ha portato ad applicare una linea reazionaria borghese e ad aggiungermi al gruppo dei principali dirigenti del Partito che hanno intrapreso la via capitalista.
Nel periodo di preparazione dell'VIII Congresso, fui incaricato della revisione dello Statuto. Nel corso di questo lavoro di revisione, fu cancellata dallo Statuto la clausola, inserita dal VII Congresso, che indicava nel pensiero di Mao Zedong il pensiero guida del Partito. Pur non avendola proposta, fui io ad approvare la distorsione di questa importante questione di principio. Questo mio crimine ha arrecato un enorme danno al Partito, al popolo ed alla costruzione del socialismo. All'VIII Congresso, tenni il rapporto sulla revisione dello Statuto a nome del CC e commisi l'errore di valutare il XX Congresso del PCUS come un grande avvenimento, nonché l'errore di sollevare la questione della lotta contro il culto della personalità. Questo rapporto fu il prodotto del lavoro di una decina di persone e questi punti nel merito non furono redatti da me e mi pare di ricordare che ci si fosse basati su un articolo sull'esperienza storica della dittatura del proletariato3, ciononostante io, in qualità di incaricato del lavoro di redazione della bozza, non posso non essere considerato il principale responsabile. Questo fu un errore dovuto alla rinuncia dei principi.
Analizzando la lista dei candidati al CC sottoposta all'VIII Congresso e se fosse il caso di proporre certi individui che si erano resi rei di comportamenti da rinnegati in passato e che, nell'attività a lungo termine, avevano continuato a darne prova, io ero allora dell'idea che per alcuni si potessero adottare misure speciali che gli permettessero di candidarsi al Comitato Centrale. Subito dopo, An Ziwen4 ed altri presentarono un documento estremamente errato che violava completamente i principi organizzativi del Partito, consentiva a certi individui di strisciare nell'apparato dirigente del Partito a tutti i livelli e spalancava loro le porte. Essendo il principale responsabile del lavoro di preparazione dell'VIII Congresso, fui io ad approvare questo documento, perciò è su di me che dovrebbe ricadere tale grave responsabilità. Ricordo che, dopo la resa dei giapponesi, io e Bo Yibo5 violammo i principi organizzativi del Partito e permettemmo al traditore Liu Daifeng6 di entrare nel Partito, benché occorresse l'approvazione delle istanze superiori. Anche questo, ripensandoci, è un errore politico che ha le medesime caratteristiche delle questioni succitate. Si è trattata di una violazione diretta del chiaro principio esposto dal Presidente nel dicembre 1940 in Sulla politica: "Ai rinnegati (...) se essi si correggeranno e si schiereranno di nuovo con la rivoluzione, noi dobbiamo accoglierli, senza però riammetterli nel Partito".
I crimini più fondamentali e più gravi commessi nei dieci anni in cui sono stato segretario generale, sono non aver messo le politiche proletarie al primo posto, non aver piantato i semi del pensiero di Mao Zedong e, in generale, non aver compreso la grande importanza del pensiero di Mao Zedong per la rivoluzione cinese e mondiale. Non ho intrapreso né uno studio coscienzioso né un lavoro coscienzioso di propaganda e non ho mai parlato di come approfondire la propaganda del pensiero di Mao Zedong.
Quando, nel 1958, fu realizzata la collettivizzazione dell'agricoltura, io ne fui davvero felice, ma la mia posizione di classe cominciava ad affievolirsi. Così, nel periodo successivo, adottai sempre una posizione piuttosto di destra sulle questioni riguardanti la lotta di classe, e lo stesso avvenne in merito alle questioni della lotta fra le due linee e fra le due vie, così come della lotta all'interno del Partito (la lotta di classe che si riflette nel Partito).
Nel 1961 presi parte all'elaborazione dei settanta punti della bozza di regolamento dell'amministrazione industriale. Questo documento non metteva in chiaro il ruolo dirigente della politica, cioè il ruolo dirigente del pensiero di Mao Zedong, e conteneva un gran numero di errori per i quali devo essere ritenuto il principale responsabile.
Nel 1962, mentre soffiava il vento dell'agricoltura privata, approvai per l'Anhui il "sistema di responsabilità familiare", volto alla distruzione dell'economia collettiva socialista, avvallando di fatto la pratica criminale dell'agricoltura privata, e commisi svariati altri errori come pronunciare la frase: "Non importa che il gatto sia bianco o nero, l'importante è che acchiappi i topi". In quegli anni si verificò anche l'errore di "alta produzione, alte requisizioni statali" e ogni anno presi parte alla programmazione delle requisizioni statali. Inoltre feci ritirare certi progetti di costruzione che non andavano ritirati. In qualità di segretario generale, sono io a detenere le maggiori responsabilità per questi errori.
All'inizio del movimento di educazione socialista nel 1963, dato che il Presidente aveva personalmente formulato i dieci punti, nei quali la lotta di classe e la lotta fra le due vie erano indicate con assoluta chiarezza come i legami chiave, e in cui si elaborava una serie di teorie, linee guida, politiche e metodi completi e corretti, non c'era assolutamente alcun bisogno di redigere altri dieci punti, che furono del tutto sbagliati. Io presi parte alla realizzazione dei dieci punti alternativi a Hangzhou7, quindi devo essere ritenuto massimamente responsabile degli errori di questo documento.
Nei dieci anni in cui ho presieduto il lavoro della Segreteria, i problemi non venivano risolti né sollevati sistematicamente e non si presentavano rapporti né si chiedevano istruzioni al presidente Mao: questo è un metodo organizzativo inammissibile ed è un tipico errore da regno indipendente. All'inizio del 1965, il grande dirigente il presidente Mao mi criticò per avere costituito un regno indipendente, ma allora mi consolavo dicendomi che non ero alla ricerca di potere, e questo è un errore estremamente grave. Di recente sono arrivato a capire che un regno indipendente non può esistere senza un contenuto politico e ideologico e che non è soltanto un problema metodologico. Un regno indipendente non può che essere un quartier generale borghese. I problemi emersi con certi membri della Segreteria come Peng Zhen, Huang Kecheng, Luo Ruiqing, Lu Dingyi e Yang Shangkun8, sono collegati ai miei errori di non aver dato la massima importanza alle politiche proletarie e non aver dato la massima importanza al pensiero di Mao Zedong, il cui esito è stato che anche io sono degenerato fino a cadere fra le fila dei revisionisti. Nella Segreteria, ho riposto eccessiva fiducia in Peng Zhen e gli ho assegnato troppe mansioni e non sono riuscito nemmeno a gestire tempestivamente né coscienziosamente la questione delle microspie di Yang Shangkun. Sono io che detengo la massima responsabilità politica per tutti questi fatti. Nel corso della lotta contro Luo Ruiqing, ho commesso il medesimo intollerabile errore.
Tutti questi fatti dimostrano che, in ogni importante congiuntura storica e nel corso della lotta di classe, della lotta fra le due vie e della lotta fra le due linee, io non sono stato dalla parte del proletariato, bensì da quella della borghesia; non dalla parte della linea proletaria rivoluzionaria del presidente Mao e della via socialista, ma da quella della linea borghese e della via capitalista.
All'inizio della Grande Rivoluzione culturale, io e Liu Shaoqi fummo per la linea borghese reazionaria di ricorrere alla repressione delle masse rivoluzionarie e della sinistra rivoluzionaria e strangolare i movimenti di massa e la Grande Rivoluzione culturale. Solo dopo la pubblicazione del manifesto murale a grandi caratteri del presidente Mao, Fuoco sul quartier generale, cominciai ad avvertire la gravità dei miei problemi. Le masse rivoluzionarie hanno smascherato gli errori e i crimini da me commessi negli anni sotto ogni aspetto e solo allora, a poco a poco, sono riuscito a svegliarmi. Sinceramente e incondizionatamente accetto le critiche e le denunce che mi sono state rivolte dal Partito e dalle masse rivoluzionarie. Al pensiero che i miei errori e crimini hanno arrecato danno alla rivoluzione, provo vergogna e rammarico. Sono del tutto d'accordo sul fatto che persone come me sono maestri negativi e che bisogna proseguire e approfondire la critica nei miei confronti per mondare il veleno e l'influenza negativa che ho sparso negli anni. Secondo me, la Grande Rivoluzione culturale mi ha salvato prima che sprofondassi ancor più nell'abisso.
Sono membro del Partito da più di quarant'anni, ma siccome non sono riuscito a trasformare la mia concezione borghese del mondo, sono divenuto uno dei massimi dirigenti del Partito che hanno intrapreso la via capitalista. La mole di fatti esposti dalle masse rivoluzionarie mi consentono di tornare a guardarmi allo specchio e vedere le mie vere fattezze. Da tempo ho tradito la fiducia e le aspettative che il Partito ed il presidente Mao avevano riposto in me. Guardo al mio passato con profonda tristezza. Spero che, negli anni che mi restano, riuscirò a ricominciare daccapo, ad essere una persona perbene, a usare diligentemente il pensiero di Mao Zedong per trasformare la mia concezione borghese del mondo. Non ci vuole molto per trattare gente come me. Prometto che non rivedrò mai il verdetto emesso su di me, perché non voglio finire per diventare un dirigente che ha irriducibilmente intrapreso la via capitalista. La mia suprema speranza è di poter restare nel Partito e chiedo che mi sia assegnato un lavoretto per poter cominciare a fare ammenda per i miei errori. Saluto calorosamente l'immensa vittoria della Grande Rivoluzione culturale proletaria.

NOTE
1. Il titolo originale è "Periodo del lavoro a Pechino", l'ultimo capitolo della autobiografia redatta da Deng Xiaoping fra luglio e agosto 1968, diretta al CC del PCC e a Mao. I precedenti capitoli portano i seguenti titoli: "Periodo del lavoro nel VII Corpo d'armata dell'Esercito Rosso"; "I tre anni circa nella zona sovietica centrale"; "Periodo del lavoro sui monti Taihang".
Fra il 1949 e il 1952, Deng non lavorò a Pechino ma svolse le funzioni di primo segretario del Dipartimento per la Cina sud-occidentale del PCC, in parte ancora da liberare. Fu chiamato a Pechino come viceprimo ministro nell'agosto del 1952.
2. L'VIII Congresso nazionale del PCC si tenne dal 15 al 27 settembre 1956, pochi mesi dopo il colpo di Stato revisionista di Krusciov al XX Congresso del PCUS, svoltosi in febbraio. Liu Shaoqi tenne il rapporto politico nel quale sostenne che la lotta di classe in Cina si era ormai estinta e che la contraddizione principale era quella fra il regime socialista avanzato e le forze produttive arretrate. Deng presentò il rapporto sulla revisione dello Statuto, nel quale vennero cancellati i riferimenti al pensiero di Mao.
3. Probabilmente Deng si riferisce all'articolo Sull'esperienza storica della dittatura del proletariato, pubblicato il 5 aprile 1956 dal Quotidiano del popolo e attribuito da alcuni a Mao, sicuramente redatto sotto la sua direzione. Fu il primo attacco del PCC alla nuova dirigenza revisionista sovietica, anche se, nella speranza di poter recuperare il vertice del PCUS al marxismo-leninismo, non lo criticava ancora apertamente e non denunciava esplicitamente il XX Congresso.
4. An Ziwen (1909-1980) fu ministro delle Risorse umane dal 1950 al 1954, vicedirettore del Dipartimento centrale di Organizzazione del PCC dal 1954 al 1956 (suo superiore era proprio Deng) e direttore dal 1956 al 1966. Costituì un "regno indipendente" nel settore organizzativo del PCC favorendo elementi revisionisti e di dubbia affidabilità. Nel gennaio del 1967 le "masse rivoluzionarie del Dipartimento di Organizzazione del CC del PCC" esposero i "dieci grandi capi d'accusa contro il revisionista controrivoluzionario An Ziwen", che fu destituito.
5. Bo Yibo (1908-2007) dopo la resistenza antigiapponese fu vice di Deng per un certo periodo. Nella Repubblica popolare fu membro supplente dell'Ufficio politico del CC del PCC e viceprimo ministro del Consiglio di Stato. Destituito nel 1967, fu tra i principali precursori delle riforme capitaliste di Deng.
6. Liu Daifeng (1913-1990) fu riammesso nel PCC nel 1945 garantito da Deng Xiaoping e Bo Yibo dopo essere stato espulso nel 1935 per avere trafugato e diffuso documenti interni.
7. I dieci punti elaborati da Mao erano contenuti nella Risoluzione del CC del PCC su alcuni problemi nell'attuale lavoro nelle campagne, adottata dalla conferenza di lavoro del CC del PCC tenutasi a Hangzhou nel maggio 1963, che diede inizio al Movimento di educazione socialista. Nel settembre dello stesso anno un'altra conferenza del CC presieduta da Liu Shaoqi adottò i "nuovi dieci punti", cioè Norme su alcune politiche concrete nel corso del Movimento di educazione socialista nelle campagne, per impedire l'attacco ai dirigenti del Partito avviatisi sulla via capitalista.

17 luglio 2013