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L'IDENTITA' DI INTERESSI TRA L'UNIONE SOVIETICA E TUTTA
L'UMANITA'
(28 settembre 1939)
In occasione della prossima ricorrenza del XXII anniversario della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, l'Associazione culturale cino-sovietica mi ha chiesto di scrivere un articolo. Vorrei, sulla base delle mie personali osservazioni, chiarire alcuni problemi che interessano insieme l'Unione Sovietica e la Cina. Poiché questi problemi vengono discussi dalle larghe masse popolari cinesi, e sembra che non sia stata ancora raggiunta alcuna conclusione definitiva. Può essere dunque utile cogliere questa occasione per sottoporre alcune opinioni alla riflessione di coloro che sono interessati alla guerra in Europa e alle relazioni cino-sovietiche.
Alcuni dicono: l'Unione Sovietica, avendo interesse a lasciar scoppiare una guerra mondiale, non vuole che il mondo resti in pace; e lo scoppio di questa guerra è stato precipitato dal fatto che l'Unione Sovietica, invece di concludere un patto di mutua assistenza con la Gran Bretagna e la Francia, ha concluso un patto di non aggressione con la Germania. Ritengo che questa opinione sia errata. La politica estera dell'Unione Sovietica è stata sempre una coerente politica di pace, una politica basata sugli stretti legami tra gli interessi dell'Unione Sovietica e quelli della stragrande maggioranza dell'umanità. Per edificare il socialismo nel proprio paese, l'Unione Sovietica ha sempre avuto bisogno della pace, di consolidare le sue relazioni pacifiche con tutti gli altri paesi del mondo e di prevenire una guerra antisovietica; e per assicurare la pace su scala mondiale, essa ha anche avuto bisogno di arginare l'aggressione degli Stati fascisti, di impedire le attività guerrafondaie dei paesi cosiddetti democratici e di ritardare il più possibile lo scoppio di una guerra mondiale imperialista. Per anni l'Unione Sovietica ha consacrato immensi sforzi alla causa della pace mondiale. Per esempio, essa aderì alla Società delle
Nazioni1, concluse patti di mutua assistenza con la Francia e la Cecoslovacchia2 e compì ogni sforzo per stipulare patti di sicurezza con la Gran Bretagna e con tutti i paesi che desideravano la pace. Quando la Germania e l'Italia attuarono congiuntamente l'aggressione contro la Spagna, e la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e la Francia adottarono la politica detta del "non intervento'', che di fatto lasciava campo libero all'invasione tedesca e italiana, l'Unione Sovietica si oppose a questa politica di "non intervento'' e aiutò attivamente l'esercito del governo spagnolo a resistere alla Germania e all'Italia. Quando il Giappone invase la Cina, e la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e la Francia adottarono la stessa politica di "non intervento'', l'Unione Sovietica non solo concluse un patto di non aggressione con la Cina, ma anche aiutò attivamente la Cina nella sua resistenza al Giappone. Quando la Gran Bretagna e la Francia favorirono l'aggressione hitleriana sacrificando l'Austria e la Cecoslovacchia, l'Unione Sovietica non risparmiò alcuno sforzo per svelare i retroscena della politica di Monaco e propose alla Gran Bretagna e alla Francia di porre un freno all'ulteriore estendersi dell'aggressione. Nella primavera e nell'estate di quest'anno, quando la questione polacca divenne scottante e ci si poteva attendere lo scoppio di una guerra mondiale alla minima scintilla, l'Unione Sovietica, nonostante l'insincerità di Chamberlein e di Daladier, negoziò con la Gran Bretagna e la Francia per più di quattro mesi, sforzandosi di concludere un patto anglo-franco-sovietico di mutua assistenza per impedire lo scoppio della guerra. Ma tutti questi sforzi furono ostacolati dalla politica imperialista dei governi inglese e francese, politica che consisteva nel favorire, fomentare ed estendere la guerra; così fu inferto un colpo decisivo alla causa della pace mondiale, e scoppiò infine una guerra mondiale imperialista. I governi della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e della Francia non avevano alcun sincero desiderio di impedire lo scoppio della guerra; al contrario contribuirono ad affrettare il suo scoppio. Con il loro rifiuto di addivenire a un compromesso con l'Unione Sovietica, di concludere con essa un effettivo patto di mutua assistenza, fondato sull'eguaglianza e la reciprocità, dimostrarono di volere la guerra e di non desiderare la pace. Tutti sanno che nel mondo di oggi respingere l'Unione Sovietica significa respingere la pace. Anche Lloyd George, questo tipico rappresentante della borghesia inglese, è cosciente di questo3. Fu in tali circostanze e a quel momento che, avendo la Germania dichiarato di essere disposta a porre fine alle sue attività antisovietiche, a rinunciare al "patto anticomintern'' e a riconoscere l'inviolabilità delle frontiere sovietiche, fu firmato il patto di non aggressione sovietico-tedesco. Il piano della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e della Francia era di spingere la Germania ad attaccare l'Unione Sovietica, mentre essi "se ne sarebbero stati in cima al monte a guardar le tigri combattere'', e sarebbero entrati in scena a regolare la situazione quando l'Unione Sovietica e la Germania si fossero logorate a vicenda. Questo complotto venne sventato dal patto di non aggressione sovietico-tedesco. Alcuni dei nostri concittadini, trascurando un tale complotto e gli intrighi degli imperialisti anglo-francesi per favorire, fomentare e affrettare lo scoppio della guerra mondiale, si sono in effetti lasciati ingannare dalla propaganda melata di questi intriganti. Costoro non avevano la minima intenzione di impedire l'aggressione contro la Spagna, la Cina, l'Austria e la Cecoslovacchia, ma al contrario favorirono l'aggressione e fomentarono la guerra; mettendo gli altri al posto dell'airone e dell'ostrica e loro stessi al posto del pescatore, essi definivano eufemisticamente il loro atteggiamento come "non intervento'', mentre era in realtà l'atteggiamento di chi "se ne sta in cima al monte a guardar le tigri combattere''. Quanta gente nel mondo si è lasciata ingannare dalle parole melate di Chamberlain e dei suoi simili, e non è riuscita a scoprire le intenzioni criminali che si nascondevano dietro i loro sorrisi o a capire che il patto di non aggressione sovietico-tedesco fu concluso solo quando Chamberlain e Daladier ebbero deciso di respingere l'Unione Sovietica e di lanciarsi in una guerra imperialista. è ora che questa gente apra gli occhi. Il fatto che l'Unione Sovietica abbia difeso fino all'ultimo minuto la pace mondiale dimostra l'identità dei suoi interessi con quelli della stragrande maggioranza dell'umanità. Questa è la prima questione di cui intendevo parlare.
Alcuni dicono: ora che è scoppiata la seconda guerra mondiale imperialista, l'Unione Sovietica si schiererà probabilmente dalla parte di uno dei belligeranti; in altre parole, l'Esercito rosso sovietico sarebbe sul punto di unirsi al fronte imperialista tedesco. Ritengo che tale opinione sia errata. La guerra che è scoppiata da poco è, sia per ciò che riguarda la Gran Bretagna e la Francia, che per ciò che riguarda la Germania, una guerra ingiusta, di rapina, imperialista. I partiti comunisti e tutti i popoli del mondo devono sollevarsi per combattere contro questa guerra; devono mettere a nudo il carattere imperialista delle due parti belligeranti, ossia mostrare che questa guerra, lungi dal giovare ai popoli del mondo, arreca loro danno; e devono denunciare le azioni criminali dei partiti socialdemocratici che appoggiano la guerra imperialista e tradiscono gli interessi del proletariato. L'Unione Sovietica è un paese socialista, un paese in cui è al potere il Partito comunista, e il suo atteggiamento verso la guerra necessariamente si esprime in due posizioni assai chiare: 1. Fermo rifiuto di partecipare a qualunque guerra ingiusta, di rapina e imperialista, e mantenimento di una stretta neutralità verso entrambe le parti belligeranti. Perciò l'Esercito rosso sovietico non entrerà mai, contro i propri principi, in uno dei due fronti imperialisti. 2. Appoggio attivo alle guerre giuste, non di rapina, ma di liberazione. Ad esempio, tredici anni fa l'Unione Sovietica ha aiutato il popolo cinese nella Spedizione del nord; un anno fa ha aiutato il popolo spagnolo nella sua guerra di resistenza contro la Germania e l'Italia; negli ultimi due anni ha aiutato il popolo cinese nella sua Guerra di resistenza contro il Giappone; negli ultimi mesi ha appoggiato il popolo mongolo nella sua resistenza contro il Giappone; e certamente l'Unione Sovietica sosterrà tutte le guerre di liberazione del popolo o di liberazione nazionale di altri paesi o altre nazioni, che potranno scoppiare in futuro, come anche le guerre che contribuiscono a difendere la pace. Questo è ciò che la storia dell'Unione Sovietica ha provato in questi ventidue anni e che la storia futura continuerà a provare. Alcuni considerano il commercio dell'Unione Sovietica con la Germania, che avviene in base all'accordo commerciale sovietico-tedesco, come un atto di partecipazione alla guerra a fianco della Germania. Anche questa opinione è errata, perché confonde il commercio con la partecipazione alla guerra. Il commercio non deve essere confuso né con la partecipazione alla guerra, né con la concessione di aiuti. Durante la guerra di Spagna, ad esempio, l'Unione Sovietica commerciava con la Germania e l'Italia, eppure nessuno al mondo diceva che essa sosteneva questi due paesi nella loro aggressione contro la Spagna, si diceva invece che l'Unione Sovietica sosteneva la Spagna nella sua resistenza contro l'aggressione della Germania e dell'Italia, perché essa aiutava effettivamente la Spagna. Un altro esempio: nel corso dell'attuale guerra cino-giapponese, l'Unione Sovietica commercia con il Giappone, ma anche in questo caso nessuno al mondo afferma che essa aiuta il Giappone nella sua aggressione contro la Cina, al contrario si dice che l'Unione Sovietica aiuta la Cina a resistere all'aggressione giapponese, perché effettivamente l'Unione Sovietica aiuta la Cina. In questo momento, l'Unione Sovietica mantiene rapporti commerciali con ambedue le parti impegnate nella guerra mondiale, ma questo fatto non può essere considerato come un aiuto dato a una delle parti belligeranti, e ancora meno come una partecipazione alla guerra. Soltanto se il carattere della guerra cambierà, se la guerra combattuta da uno o più paesi, subiti certi mutamenti necessari, diverrà vantaggiosa per l'Unione Sovietica e i popoli di tutto il mondo, soltanto allora sarà possibile che l'Unione Sovietica dia il suo aiuto o partecipi alla guerra; in caso contrario, sarà impossibile. Quanto alla differenziazione che l'Unione Sovietica è costretta ad operare sia per ciò che riguarda il volume che le condizioni del commercio con i diversi paesi belligeranti, essa è dovuta all'atteggiamento, amichevole od ostile, di questi paesi verso l'Unione Sovietica; essa dipende dunque dall'atteggiamento dei paesi belligeranti e non dall'Unione Sovietica. Nondimeno, anche se un paese o più paesi adottano un atteggiamento antisovietico, l'Unione Sovietica non romperà i suoi rapporti commerciali con essi fino a quando essi stessi, come la Germania prima del 23 agosto, desiderino mantenere relazioni diplomatiche e concludere trattati commerciali con l'Unione Sovietica e non le dichiarino guerra. Questi rapporti commerciali non costituiscono affatto un aiuto, né a maggior ragione, una partecipazione alla guerra; questo deve essere chiaramente compreso. Ecco la seconda questione di cui intendevo parlare.
Molti nel nostro paese sono sconcertati dall'entrata delle truppe sovietiche in Polonia4. La questione polacca deve essere affrontata da diversi punti di vista, dal punto di vista della Germania, della Gran Bretagna e della Francia, del governo polacco, del popolo polacco e dell'Unione Sovietica. La Germania ha cominciato la guerra per spogliare il popolo polacco e per spezzare uno dei fianchi del fronte imperialista anglo-francese. Questa guerra, per la sua natura, è una guerra imperialista; noi non possiamo simpatizzare con essa, ma dobbiamo opporci ad essa. Quanto alla Gran Bretagna e alla Francia, esse consideravano la Polonia come un oggetto di saccheggio per il loro capitale finanziario, hanno usato la Polonia per sventare su scala mondiale il tentativo intrapreso dall'imperialismo tedesco di giungere a una nuova spartizione della preda, e hanno fatto della Polonia uno dei fianchi del loro fronte imperialista. La loro guerra è perciò una guerra imperialista, e il loro preteso aiuto alla Polonia non aveva altro scopo che quello di contendere alla Germania il dominio della Polonia; è una guerra perciò con cui noi non possiamo simpatizzare e alla quale dobbiamo opporci. Quanto al governo polacco, si trattava di un governo fascista, un governo reazionario della classe dei proprietari fondiari e della borghesia polacche, che sfruttava senza pietà gli operai e i contadini e opprimeva i democratici polacchi; a parte questo, era un governo dei sciovinisti della Grande Polonia, che esercitava la sua crudele oppressione su numerose minoranze nazionali non polacche - ucraini, bielorussi, ebrei, tedeschi, lituani, ecc., ammontanti complessivamente a più di dieci milioni di abitanti; era esso stesso un governo imperialista. In questa guerra, il governo reazionario polacco di buon grado spinse il popolo polacco a diventare carne da cannone per il capitale finanziario britannico e francese, e accettò di buon grado di diventare un settore del fronte reazionario del capitale finanziario internazionale. Per venti anni il governo polacco si oppose costantemente all'Unione Sovietica, e durante le trattative anglo-franco-sovietiche rifiutò categoricamente l'aiuto delle truppe sovietiche. Per di più era un governo assolutamente incompetente; il suo grosso esercito che contava oltre 1.500.000 uomini crollò al primo urto, e in sole due settimane tale governo portò alla rovina il proprio paese, abbandonando il popolo sotto il tallone dell'imperialismo tedesco. Questi sono i crimini mostruosi del governo polacco, e noi avremmo torto se simpatizzassimo con un siffatto governo. Quanto al popolo polacco, esso è la vittima; deve sollevarsi per lottare contro l'oppressione fascista tedesca, contro la classe dei proprietari fondiari e la borghesia reazionari del paese e creare uno Stato polacco democratico, indipendente e libero. Senza dubbio è al popolo polacco che deve andare tutta la nostra simpatia. Per quanto riguarda l'Unione Sovietica, essa ha intrapreso una serie di azioni completamente giuste. L'Unione Sovietica aveva di fronte due problemi. Il primo problema era: se bisognava abbandonare tutta la Polonia sotto il dominio dell'imperialismo tedesco oppure aiutare le minoranze nazionali della Polonia orientale a ottenere la liberazione. La strada scelta dall'Unione Sovietica fu la seconda. I vasti territori popolati da bielorussi e ucraini erano stati strappati dall'imperialismo tedesco al giovane Stato sovietico nel 1918, quando fu firmato il trattato di Brest-Litovsk, e più tardi con il trattato di Versailles, furono posti di forza sotto il dominio del governo reazionario polacco. Oggi l'Unione Sovietica non ha fatto altro che riconquistare i territori perduti e liberare dall'oppressione i bielorussi e gli ucraini, evitando loro l'oppressione tedesca. I dispacci degli ultimi giorni ci dicono con quanto entusiasmo queste minoranze nazionali accolgano l'Esercito rosso, offrendo ai soldati cibi e bevande, e come esse considerino l'Esercito rosso il loro salvatore, mentre non si ha una sola notizia di questo genere dalla Polonia occidentale occupata dalle truppe tedesche, o dalle zone nella Germania dell'ovest occupate dalle truppe francesi. Ciò dimostra che la guerra condotta dall'Unione Sovietica è una guerra giusta, non di rapina, ma di liberazione, una guerra che aiuta le nazioni piccole e deboli a conquistare l'emancipazione e che aiuta i popoli a ottenere la liberazione. La guerra condotta dalla Germania o dalla Gran Bretagna e dalla Francia è invece una guerra ingiusta, di rapina, imperialista, una guerra fatta per opprimere le altre nazioni e gli altri popoli. Oltre a questo, l'Unione Sovietica doveva affrontare un altro problema, cioè il tentativo di Chamberlain di continuare la sua vecchia politica antisovietica. La politica di Chamberlain consisteva: primo, nel bloccare energicamente la Germania lungo la frontiera occidentale ed esercitare una pressione su di essa da ovest; secondo, nel tentare di allearsi con gli Stati Uniti e nel comprare l'Italia, il Giappone e i paesi dell'Europa settentrionale per isolare la Germania; terzo nel corrompere la Germania offrendo ad essa la Polonia e perfino l'Ungheria e la Romania. In poche parole, Chamberlain è ricorso a minacce e lusinghe di ogni genere per spingere la Germania a rinunciare al patto di non aggressione sovietico-tedesco e a rivolgere le armi contro l'Unione Sovietica. Questi intrighi non soltanto fanno parte del passato e continuano ancora oggi, ma si ripeteranno in avvenire. L'entrata del potente esercito sovietico nella Polonia orientale aveva lo scopo di riconquistare all'Unione Sovietica i territori perduti e di liberare le piccole e deboli nazionalità in quelle zone, e nello stesso tempo costituiva un passo concreto per arginare l'espansione a oriente delle forze d'aggressione tedesche e per sventare gli intrighi di Chamberlain. A giudicare dalle notizie degli ultimi giorni, questa linea politica dell'Unione Sovietica è stata pienamente coronata da successo. Questa è una concreta manifestazione dell'identità di interessi tra l'Unione Sovietica e il popolo oppresso sotto il reazionario regime polacco. Questa è la terza questione di cui intendevo parlare.
La situazione generale che si è venuta a creare dopo la firma del patto di non aggressione sovietico-tedesco costituisce un duro colpo per il Giappone e un aiuto per la Cina; essa ha rafforzato la posizione delle forze di resistenza cinesi e ha inferto un colpo ai capitolazionisti. Ed è assolutamente giusto che il popolo cinese accolga con favore questo patto. Tuttavia, dopo la firma dell'armistizio di Nomonhan5, le agenzie di stampa inglesi e americane si sono date da fare per diffondere la notizia della prossima firma di un patto di non aggressione nippo-sovietico, e ciò ha suscitato una certa apprensione nel popolo cinese, in quanto c'è stato qualcuno che ha pensato che l'Unione Sovietica avrebbe cessato di aiutare la Cina. Ritengo che questo giudizio sia sbagliato. L'armistizio di Nomonhan ha lo stesso carattere del precedente armistizio di Changkufeng6; cioè, essendo stati messi in ginocchio, i militaristi giapponesi hanno riconosciuto l'inviolabilità della frontiera sovietica e mongola. Questi accordi d'armistizio permetteranno all'Unione Sovietica di aumentare anziché diminuire il suo aiuto alla Cina. Quanto a un patto di non aggressione nippo-sovietico, l'Unione Sovietica lo ha proposto per molti anni, ma il Giappone lo ha sempre respinto. Attualmente, all'interno delle classi dominanti giapponesi vi è un gruppo che vuole concludere con l'Unione Sovietica un patto di questo genere, tuttavia l'accettazione o meno di un tale patto da parte dell'Unione Sovietica dipende da un principio fondamentale: se questo patto risponde agli interessi dell'Unione Sovietica e della stragrande maggioranza dell'umanità, ossia in termini concreti, se non entra in conflitto con gli interessi della guerra di liberazione nazionale cinese. Giudicando dal rapporto di Stalin al XVIII Congresso del Partito comunista dell'Unione Sovietica, presentato il 10 marzo di quest'anno, e dal discorso di Molotov al Soviet supremo dell'URSS, pronunciato il 30 maggio dello stesso anno, io credo che l'Unione Sovietica non si allontanerà da questo principio fondamentale. Anche se un tale patto dovesse venire concluso, certamente l'Unione Sovietica non accetterebbe nulla che possa limitare la sua azione per ciò che concerne il suo aiuto alla Cina. Gli interessi dell'Unione Sovietica non si troveranno mai in conflitto con gli interessi della liberazione nazionale cinese, ma si identificheranno sempre con essi. Penso che a questo riguardo non esista il minimo dubbio. Coloro che sono animati da pregiudizi antisovietici sfruttano la conclusione dell'armistizio di Nomonhan e le voci a proposito di un patto di non aggressione nippo-sovietico, per fomentare disordini e seminare la discordia fra le nostre due grandi nazioni, la Cina e l'Unione Sovietica. è quello che fanno gli intriganti inglesi, americani e francesi e i capitolazionisti cinesi; ciò costituisce un grave pericolo, e noi dobbiamo smascherare completamente i loro sporchi complotti. _ ovvio che la politica estera della Cina deve essere una politica di resistenza al Giappone. Questa politica significa che dobbiamo contare soprattutto sulle nostre forze, pur non trascurando alcuna possibilità di assicurarci l'aiuto straniero. Ora che la guerra mondiale imperialista è scoppiata, l'aiuto straniero proviene principalmente da tre fronti: 1. dall'Unione Sovietica socialista; 2. dai popoli di tutti i paesi capitalistici del mondo; 3. dalle nazioni oppresse delle colonie e semicolonie di tutto il mondo. Queste sono le sole fonti di aiuto su cui possiamo contare. Qualunque altro aiuto straniero, anche se possibile, può essere considerato solo come supplementare e temporaneo. Naturalmente, dobbiamo sforzarci di ottenere anche questo aiuto supplementare e temporaneo, ma non dobbiamo mai contare troppo su di esso, né considerarlo sicuro. Verso le parti belligeranti della guerra imperialista, la Cina deve conservare una stretta neutralità e non deve associarsi né all'una né all'altra. L'opinione che la Cina debba entrare nel fronte imperialista anglo-francese, è l'opinione dei capitolazionisti; è un'opinione che danneggia la resistenza al Giappone e la causa dell'indipendenza e della liberazione della nazione cinese, e che deve essere pertanto categoricamente respinta. Questa è la quarta questione di cui intendevo parlare.
Le questioni che abbiamo esaminato sono oggetto di ampie discussioni fra i nostri concittadini. Che i nostri concittadini si interessino allo studio dei problemi internazionali, alle relazioni tra la guerra mondiale imperialista e la Guerra di resistenza della Cina contro il Giappone e ai rapporti tra l'Unione Sovietica e la Cina è un'ottima cosa, perché il loro scopo è la vittoria della Cina nella sua resistenza al Giappone. Ho espresso qui alcune delle mie vedute fondamentali a proposito di tali questioni, e spero che i lettori vorranno farmi conoscere la loro opinione.
Note 1) La Società delle Nazioni era un'organizzazione creata dopo la Prima guerra mondiale dalla Gran Bretagna, la Francia, il Giappone e altre potenze imperialiste, per accordarsi su una nuova spartizione del mondo e per risolvere temporaneamente le contraddizioni esistenti fra di loro. Nel 1931 l'imperialismo giapponese occupò il nord-est della Cina e nel 1933 si ritirò dalla Società delle Nazioni per poter meglio estendere la sua aggressione. In quello stesso anno il partito fascista s'impadronì del potere in Germania; per poter preparare più liberamente una guerra d'aggressione, anche la Germania si ritirò dalla Società delle Nazioni. Nel 1934, mentre la minaccia di una guerra d'aggressione fascista aumentava giorno per giorno, l'Unione Sovietica entrò nella Società delle Nazioni, trasformandola così da uno strumento d'intesa delle potenze imperialiste per la spartizione del mondo in uno strumento che avrebbe potuto essere utile alla causa della pace mondiale. Nel 1935, dopo l'invasione dell'Abissinia, anche l'Italia si ritirò dalla Società delle Nazioni.
2) Il patto di mutua assistenza tra l'Unione Sovietica e la Francia e quello tra l'Unione Sovietica e la Cecoslovacchia furono conclusi nel 1935.
3) Lloyd George, uno dei capi del Partito liberale, partito della borghesia inglese. Durante le trattative anglo-franco-sovietiche egli dichiarò in Parlamento: "Respingere le proposte dell'Unione Sovietica significa respingere la pace''.
4) Il 1| settembre 1939, le truppe tedesche invasero la Polonia e occuparono la maggior parte del suo territorio. Il 17 settembre, il governo reazionario polacco si rifugiò all'estero. Lo stesso giorno l'Unione Sovietica inviò le sue truppe nella Polonia orientale per riconquistare i propri territori perduti, liberare le nazionalità oppresse ucraine e bielorusse e prevenire l'avanzata verso oriente delle truppe fasciste tedesche.
5) Nel maggio del 1939 le truppe giapponesi e quelle del governo fantoccio del "Manchukuo'' avevano attaccato le truppe sovietiche e quelle della Repubblica Popolare di Mongolia a Nomonhan, al confine tra il "Manchukuo'' e la Mongolia, e avevano subito una dura sconfitta a causa dell'eroica autodifesa delle truppe sovietiche e mongole. Il Giappone e il "Manchukuo'' avevano allora chiesto di concludere un armistizio. L'armistizio di Nomonhan fu concluso a Mosca nel settembre. Esso prevedeva fra l'altro: 1. l'immediata cessazione del fuoco fra le due parti; 2. la formazione di una commissione composta da quattro rappresentanti, due per parte, per definire la frontiera tra il "Manchukuo'' e la Repubblica Popolare di Mongolia nella zona dove si era svolto il conflitto.
6) Alla fine del luglio e al principio dell'agosto 1938, le truppe giapponesi commisero atti di provocazione contro le truppe sovietiche nella zona di Changkufeng, al confine tra la Cina, l'Unione Sovietica e la Corea. I giapponesi furono però sconfitti dal vigoroso contrattacco delle truppe sovietiche e furono costretti a chiedere la pace. L'armistizio di Changkufeng, concluso a Mosca l'11 agosto, prevedeva la cessazione immediata del fuoco e la formazione di una commissione mista, composta da due rappresentanti dell'Unione Sovietica e da due rappresentanti del Giappone e del "Manchukuo'', incaricata di compiere
delle indagini e di stabilire la linea di confine definitiva. |